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Curiosità Salute

SPICCIOLI DI PSICOLOGIA

AF – DF

Prima dell’avvento di Freud, il bisogno di smaltire i rimpianti e placare i rancori era affidato al confessionale. Qui non mi soffermo sulle conseguenze derivanti dal rivelare le proprie negligenze alle norme scritte o sottintese del contesto civile, ma sulla geniale intuizione che consumare il fiato per condividere speranze ed afflizioni sia un fondamento della salute psicofisica.

Volete una dimostrazione? Tappate il tubo di scarico della vostra auto.

Scienze esatte

Vituperata plasmata monitorata, la psicoanalisi è ormai incensata come una branca delle scienze esatte. Lo è, come le altre, fino alla prova contraria. Sappiamo tutti che gli studi sulle leggi naturali sono soggetti ad una scia di ricerche e sperimentazioni che possono destabilizzare l’autarchia dei principi in voga.

Tutto è in moto, carimiei, anche le convinzioni umane.

L’era della comunicazione

Gli strumenti tecnologici si sono affratellati alla psicologia nell’esaudire il nostro bisogno di partecipazione.

Il nemico ci ascolta, si diceva una volta. Oggi, un enorme orecchio attraversa montagne ed oceani per origliare pensieri ed idee messe in circolo con una modica cifra mensile e senza chiedere le novene del rosario.

Sta qui il bello ed il difficile, nel vagliare le possibilità proposte al pensiero individuale, libero da cesoie e indici e censure.

Poco male se desumere gusti e tendenze correnti serve ad elaborare consumi e strategie, finché si rimane su binari leciti. Dovremo pur vivere, in qualche modo.

Il migliore dei mondi possibili

Mi chiedo se Voltaire avrebbe considerato il nostro mondo il migliore possibile.

I racconti di chi ha vissuto nei primi cinquant’anni del ‘900 dimostrano che si può fare a meno di molte cose che oggi ritieniamo indispensabili, sebbene nessuno rinunci volentieri ai propri gingilli, malgrado l’inquinante controvalore.

E quante smanie per restare calmini qualche mese, pur con tutto l’arsenalecomunicativo che abbiamo in dotazione!

“Date al popolo le brioches.”, pare che abbia detto una regina in anticipo sui tempi.

“Dopo di noi, altro che Diluvio!”, avrebbe risposto, più o meno, l’amante del marito.

Non è dato sapere se i due aneddoti corrispondano a verità, però esprimono il nostro tempo in maniera egregia.

‘L’una gente sen’va, l’altra sen viene…’ direbbe Dante.

State accorti

Qual’è la soluzione ad un vivere partecipativo, accorto, ma non rinunciatario? Andare con funambolesche acrobazie dove porta il vento, o restare zitti e buci nel proprio cantuccio, con una blanda visione imposta da tradizioni e traduzioni accomodate, da cui uscire chianne chianne e solo per causa di forza maggiore?

Qualcuno disse: ”I pazzi hanno il cuore in bocca mentre i saggi hanno la bocca nel cuore.” Detto così, non sembra un linciaggio alla confidenza?

Era più spiccio mio padre quando chiedeva: ‘Apri bocca per dar aria all’ugola?’ perché avevo perso il senso originario di un discorso. Non mi accorgevo dell’imprudenza di buttare tutte le mie carte sul tavolo. È una libertà che solo la famiglia può concedere; quella di orgine, intendo, ché nella successiva accordare i suoni è più complicato.

Stando così le cose, si prende l’abitudine di consumare in silenzio considerazioni e riflessioni. Che poi, riflessi di cosa? Bella domanda! Qualcuno dovrà trovarla una risposta, prima o poi.

Sunti di psicologia parecchio spicciola

È proprio vero che si vive per imparare. E non basta una vita, con tutto quello che c’è da sapere! No che non basta per frugare nella catena di sogni mossi, di fatti rimossi, isterie ipnosi lapsus transfert processi e complessi vari. Non mi addentro oltre, altrimenti chissà dove si va a parare.

Che polpettone, la nostra psiche! Sarà a causa del miscuglio di ingredienti bene o male dosati, e dei conseguenti procedimenti di lavorazione e di scarto se non perdo l’abitudine di uscire dal discorso seminato?

A questo punto devo fare una confessione. Pochi giorni fa, leggendo le supposte, nel senso di supponenti, analisi psicologiche dei personaggi descritti nei cartoni animati di Walt Disney, ho appreso che le mie ‘bizzarrie’, argomento di conversazione tra le innumerevoli zie della mia infanzia, hanno nomi e cognomicosì roboanti che incutono soggezione solo a tentare di ripeterli.

E non sghignazzate. Ciascuno si muove a tutt’agio nelle proprie acque, dico io.

A proposito di bizzarrie

Detto questo, voi che avreste fatto? Io sono andata a scartabellare ed ho scoperto che la mia psiche è un’insalata mista di patologie appese ai bordi.Nel senso cheun piede poggia nella stabilità mentale, sempre che esista, l’altro penzola sopra un serpentaio di cosiddette sindromi.

Eccovi una sfilza di quelle che prima dell’era freudiana si chiamavano, ubbie, manie, fobie pallini… Bizzarrie, appunto. Sentite come svolazzano lievi, leggere, queste parole che sgomitano con boncore sulle umane imperfezioni? Sembrano emanazioni delle farfalleche anticamente indicavano quei 22 grammi (l’aggiunta del peso è recente) di spirito o anima che se ne uscivano dal corpo fisico per tornare alla stazione di provenienza, chissadove.

Ma sugli Dei, singoli, multipli o ufo torneremo in seguito.

Elenco delle mie anomalie

Io spulcio le mie, voi controllate le vostre. Non crediate di esserne immuni. Nessuno lo è. Gli eredi di Freud sostengono che siamo tutti nevrotici, quindi anche loro. La differenza sta nel fatto che chi dispone di mezzi cognitivi sull’inconscio (?!) sa dove parare, mentre gli altri, poverinoi!

Però, se abbiamo tutti una psiche malandata, significa che dovunque ci voltiamo c’è imperfezione.

E menomale, ché mi sentivo sola.

Via all’elenco

In famiglia e in amicizia vi sono persone che della psicologia fanno mestiere. È dunque cosa savia, per salvare i rapporti ed ovviare ai reclami, che io difenda le mie turbolenze con un contraddittorio.

Mi avvalgo di un diritto appellandomi al secondo comma dell’art 111 della nostra Costituzione. Andate, andate a leggerlo.

Sindrome di Diogene

Si riferisce a coloro che tendono ad accumulare gli oggetti. Parrebbe un sacrilegio gettarli via. Questa tipologia colpisce, di solito, gli anziani.

-Per forza! Maggiore il tempo vissuto, maggiori saranno i ricordi preservati. E poi, un sacrilegio, che esagerazione! Forse un pizzico di scaramanzia. Rasserena ritrovare il proprio mondo privato ogni mattina, oppure tornando da fuori. Pensateci. Le persone vanno e vengono, malgrado l’affetto scambiato insieme alle reciproche affinità. Le familiari carabattole restano, fanno vita in comune con noi, quasi come animali domestici. E mantengono la memoria di un momento particolare o di chi li ha donati. È così difficile da capire?

I libri, poi, fanno una compagnia più costante di tanti passanti ‘per caso’. Non so se mi conviene dirlo. Massì che lo dico. Io ci chiacchiero con i loro autori. Discuto sulle scelte e le idee di quelli che amo e ci litigo pure, qualche volta. Chissà se è una patologia psichica dialogare con le cose immote, in specie se pretendiamo che rispondano. A voi non capita?

Sindrome di Stoccolma

Configura l’atteggiamento della vittima che sviluppa un legame con la persona di cui sente prigioniera.

-Evvia! Questa è la banalissima storia di molte banalissime convivenze.

Prendiamo ‘La Bella e la Bestia.’ Una giovane donna cerca il padre e trova un tizio che pretende di sostituirlo. Qui, almeno, la fiaba cambia registro. Intanto, lui non si presenta come il solito schiribilloso principino azzurro. È travestito da assurdo bestione, genere minotauro (qui la si potrebbe tirare per le lunghe), ed è su di lui che il bacio funziona, tanto per cambiare.

Nella realtà capita che i principi baciati diventino rospi e le principesse ranocchie. Chi non è d’accordo, alzi la mano quando è solo.

Agorafobia

Descrive il timore ossessivo degli spazi aperti. Nella fiaba Frozen, la protagonista perde i genitori e per questo motivo si chiude in se stessa.

-Perché voi, nei suoi panni, andreste in piazza a ballare la tarantella?

Ed ora vediamo di capirci sull’imbarazzante, sfrontato esibizionismo degli spazi aperti. Il mare e le montagne sono i bellissimi, superbi, astri della Terra. Dall’alto e dal largo della loro titanica mole soggiogano l’umanità, imponendo rispetto e ammirazione. Evvia, quella è roba da istrioni. Non è un rapporto alla pari.

Volete mettere la filata conseguente di pensieri scorrazzanti tra colline, giardini, orti, laghi, fiumi? Sono bassini, alla nostra portata, Mi ci sento a casa, io, forse perché rammentano i luoghi dove sono nata, anche se di passaggio.

Sinestesia

Porta a dissociare gli stimoli dai reciproci sensi. I suoni sono veduti, i colori ascoltati e cosi via.

-A me capita una versione meno poetica. Qualche volta, guardando i canali ‘mangiarecci’, sento lo stuzzicante aroma del piatto esposto in bellavista. Si tratti di un arrosto o del fritto di mare, vi assicuro che non proviene dalla mia cucina, dove queste gioie del palato sono precluse. Non sono vegetariana, però mangio raramente la carne di manzo ed i cibi fritti non sono graditi al mio stomaco, purtroppo.

Vogliamo dire che la mia sinestesia è un miraggio della pancia?

Prosopagnosia

Consiste nell’incapacità di riconoscere i volti delle persone.

-Intanto, che sindrome si deve avere per trovare un nome simile?

Approfitto dell’argomento per rivolgermi alla casta femminile. Che ne pensate di quel principe azzurro che vi cerca in ogni dove però non ricorda il vostro volto e per chiedervi di vivere con lui finché divorzio non vi separi, si appella alla misura del piede? Lui, sì, che aveva dei problemucci. E meno male che era un principe, sennò chi lo pigliava?

La mia sindromeè in forma più leggera di quella del principe sbadato. I parenti li ho sempre riconosciuti; pure gli amici e qualche estraneo, alla lunga. Il guaio è che un volto devo vederlo innumerevoli volte perché si imprima nella memoria, ma più il tempo passa senza incontrarsi, più il riconoscimento sbiadisce. Certo è che nel lavoro e nei rapporti sociali qualche grattacapo l’ho avuto.

Un ricordo.Quando eravamo giovincelle, mia cugina ed io, non salutavamo nessuno camminando per strada, e così ci chiamavano le principesse, le superbe. Il fatto è che c’erano dei fattori imprescindibili, oltre alla timidezza: io avevo la prosocosasuddetta, anche se non lo sapevo, e lei non portava gli occhiali, sebbene fosse miope ed era difficile salvarla dai pali stradali.

Ecco fatto

L’elenco, almeno quello che si riferisce alle patologie dei personaggi disneyani finisce qui.

Anche se tengo a ricordare che non è stato Disney ad inventare Cenerentola, Biancaneve, Pinocchio e compagnia bella, ma Perrault, i fratelli Grimm, Collodi, riconosco che quella ricerca mi è servita a prendere coscienza delle mie anomalie. Che poi sono a pizzichi e bocconi. Uno zinzino di questo, due di quello. Almeno credo. Delle altre niente so. Potrei aggiungere che qualche volta sono distratta, altre smemorata, e poco altro.

Tutto qui, sennò mi avrebbero già ricoverata.

Sì, sì, aspettate a ridere dopo aver fatto il vostro elenco, ché sicuramente ne avrete d’avanzo anche voi da raccontare.

Forza, fatevi coraggio. Perchéarrovellarsi per una ‘psicastenia’ o qualche ‘ossessione compulsiva’, se perfino i Soloni autorizzati a grattare dentro la nostra psiche ammettono di non esserne immuni. Pensate alle fissazioni di Freud…

A ciascuno il suo

Grazie alla psicologia, frutto di antichissimi alberi greci, abbiamo imparato a giustificare molti umanissimi difetti, inclusi i famosi sette vizi capitali. Verissimo, però non sono sempre facili la comprensione e la misericordia, davanti alla mostra dei privati minotauri che ci portiamo appresso.

La mia esperienza personale mi porta a detestare dueforme caratteriali in cui mi sono imbattuta: l’aggressività e la malignità. La prima, figlia dell’ira, può essere causata da qualche disavventura precedente; anche la seconda, acido figlio di invidia e gelosia, avrà delle scusanti; tuttavia, consiglio di scansare i portatori di queste tare, tanto non c’è rimedio.

Parodiando una lezione umanitaria improbabile da gestire, si potrebbe sostenere che per amare e rispettare gli altri, così come sono fatti, dovremmo imparare ad amare e rispettare se stessi.

Secondo me, il modo migliore è quello di evitare, una volta per tutte, le persone che della molestia fanno mestiere.

In difesa delle psiche offese

Malgrado questi inciampi, voglio proseguire la difesa delle psiche offese mettendo in campo alcune diversità così ben descritte da alcuni amatissimi scrittori.

Ricordate ‘I Nostri Antenati’ di Calvino?

Chi può negare di essere stato, almeno una volta nella vita, invisibile quanto il cavaliere Agilulfo, dimezzato tra bene e male, come il visconte Medardo, o rampando alla ricerca di se stesso, alla maniera di Cosimo di Rondò?

E quanti di noi sono consapevoli di vivere in un mondo simile a quello che Eco ha cucito addosso al suo ‘Baudolino,’ spudorato eroe nell’arte di arrangiare la vita?

Bando a queste digressioni, per ora. Ci tornerò, prima o poi.

Con un poco di zucchero…

Prima di chiudere voglio ringraziare Walt Disney per aver fatto sorridere e ridere generazioni di bambini. I colori e le musiche dei suoi film hanno acceso la nostra infanzia fin dal dopoguerra, quando la vita pareva una landa spenta.

Grazie a lui, ho compreso che l’attitudine a cucciarmi dentro di me proveniva dalla mancanza d’interesse per un mondo che non somigliava a quello, aperto e possibilista, che la sua fantasia ha risvegliato.

Orsina

Tratto dal romanzo ‘Vaghe stelle d’Orsina’, per concessione dell’autrice.

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Curiosità Viaggi e Tempo libero

COSA VOLEVI FARE DA GRANDE?

I sogni abbandonati

Per capire quanto siamo cambiati, dovremmo rammentare cosa ci è stato accordato o negato dei nostri desideri infantili, scavalcati dai bisogni indispensabili agli infiniti anni dei doveri (o almeno lo sembravano, infiniti…).

Perché non dare una controllatina a ciò che avremmo voluto fare od essere o diventare (non è la stessa cosa), da grandi? A cominciare dal principio, ossia, da cosa sognano i bambini di oggi.

E partiamo dal principio

Leonardo, 8 anni: vorrebbe fare l’ingegnere aerodimanico, ‘ma potrei fare anche l’attore’. Un ragazzino di 13 sogna di diventare youtuber, un altro l’influencer (?), ma c’è chi si ‘contenterebbe’ di fare l’imprenditore. Resta da vedere cosa sarà di questi sogni ancora in costruzione.

Ed ora vediamo cosa desideravano quelli che camminano da varie postazioni sulla strada degli ‘anta’.

Interviste

Uno dei miei figli sognava di fare il calciatore, così dice. Io ricordo la sua affermazione di voler diventare un giornalaio, per leggere tutti i giornalini che gli piacevano. L’altro sognava di diventare una rockstar. Una sorella voleva un marito e sei, dico sei, figli. (Ha raggiunto la quantità auspicata con due figlie e quattro nipoti). Qualcuno avrebbe voluto fare il netturbino, pardon, l’operatore ecologico, quando se ne stavano belli ritti ai lati del camion. C’è chi voleva fare la ginnasta, il tipografo, la critica gastronomica (mica male!). E restaurare opere d’arte, disegnare tessuti, viaggiare (e si emoziona ancora nel sentire qualche parola straniera).

Un’amica mi ha confidato che voleva fare la principessa, ma nell’attesa di un azzurro consorte avrebbe fatto l’esploratrice, anticipando Indiana Jones.

Si sa che quel tipo di azzurro può cangiare in un verdastro simil ranocchio. E così sull’altra sponda, laddove una bianca nuvola potrebbe scatenare fulmini e saette.

Malgrado il mio pessimismo, ammetto di conoscere unioni che stanno sfidando il mezzo secolo ed alcune che lo hanno perfino superato.

Chissà gliequilibrismi e la buona volontà…

La strada maestra

Comunque, nessuno degli adulti intervistati ha realizzato le proprie aspirazioni infantili, banali o azzardate che fossero. Non è detto che sia stato uno svantaggio.

Nessuno dimentica quanta ansia, e fatica è stata consumata nell’adeguarsi alla vita, così come si presentava, per assecondare ciò che chiedeva, offriva, ordinava. E forse è su quei primi desideri inappagati che poggia l’identità che ha facilitato i presupposti futuri.

Io non avevo aspettative. Mi adattavo alle esigenze del presente con incosciente, maldestra disponibilità. Sicuramente non volevo viaggiare e non mi volevo sposare. Ecco, diciamo che i miei desideri andavano per sottrazione, forse perché ho sempre avuto la sensazione di avanzare in un ‘cardo’, scorrevole talvolta, altre parecchio faticoso, e che il ‘decumano’ fosse lì a riempire uno spazio. Insomma, solo per figura.

Quale arbitrio?

Per questo ed altri fondati motivi rifiuto di credere nel libero arbitrio.

Lo so che questa affermazione è sempre accolta con sospetta ambiguità. Tuttavia, a chi non è capitato di sentirsi indirizzare verso mete che parevano ignote, ma che, a ripensarci, sembravano precostruite, belle e pronte e già in attesa della nostra capitolazione?

Ci sarebbe da chiedersi quanto fosse conveniente la fabula di appiccarci addosso le colpe o le glorie del nostro destino, considerando che ‘Non si muove foglia che Dio non voglia.’

E del resto, se ciascuno fosse libero di sé, sai che trambusto di eventi causerebbero dei sassolini caduti con libero corso dentro i ricorsi umani?

Non siete d’accordo?

Ecco qualche dimostrazione.

Non si sceglie dove, quando e da chi si nasce.

Non si scelgono nome e cognome.

Non si sceglie il colore degli occhi, dei capelli, la corporatura, il temperamento. Così come non si scelgono nei figli, se e quando verranno.

Non si sceglie di chi innamorarsi e non dipende da noi l’esserne corrisposti; neppure che da entrambe le parti ci sia la libertà di amarsi.

Non si sceglie dove e quando ammalarsi. Quando e perché morire.

Devo continuare?

Direte voi: però possiamo scegliere le reazioni a ciò che accade. In parte è vero, anche se i nostri comportamenti dipendono da molti fattori, come l’ambiente sociale, l’educazione familiare, le caratteristiche insite nel temperamento, innate o conseguenti a fattori precedenti.

Su questo argomento si impuntano molte resistenze. La giustificazione più corrente è che senza libertà di scelta saremmo delle marionette, dei robot.

Prendo i miei vantaggi e confermo il disaccordo.

Quasi…

Un umanista vantato nei secoli tentò di equilibrare le posizioni con il suo’Discorso sulla dignità dell’uomo’,

‘… Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassie ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. ….nell’uomo nascente il padre ripose semi d’ogni specie e germi d’ogni vita….’

È nell’orazione di Pico della Mirandola questo passo che dà il visto a parecchie supposizioni sulla morte precoce del suo autore. Quel ‘quasi’ posto in difesa del libero arbitrio e che ne contesta l’assolutismo, è stato molestato ed evirato nelle antiche versioni, secondo l’umana abitudine di eliminare ciò che non conviene. Leggetene qualcuna e vi accorgerete quante volte è stato manomesso.

Se così fosse

Non so che cosa ne pensate voi. Io sento il rimbombo di quel plasmare, scolpire… Questo ambiguo scenario porta a figurare la nostra partecipazione alla vita come se fossimo nati per essere gliartisti di noi stessi nel’universo privato che ospitiamo, e spettatori privilegiati dell’universo che ci ospita. Non è dell’artista raffigurare il mondo e le sue cose per assecondare una visione interiore?

Che sia questo il modo giusto di affrontare il destino? Recitare al meglio la parte che ci è toccata, mettendo alla prova le armi ed i bagagli che ci portiamo appresso: i ‘semi d’ogni specie, i germi d’ogni vita, per sviluppare le nostre tendenze fisiche emotive mentali spirituali…

Se davvero nasciamo germinati da semi ignoti, starebbe a noi suggere le rose fecondate dagli eventi preordinati, per fruttare azioni e reazioni e farne miele da condivisione. Perché sta lì la nostra misura.

Ma guarda!

Siamo alle solite! Volevo parlare delle aspirazioni giovanili, dove portano e come cambiano, e mi ritrovo a spendere logorroichedissertazioni sul libero arbitrio.

Ed ora, come lo ritrovo l’argomento dei desideri perduti?

Vero che sarebbe da chiedersi quale pianta abbia fruttato le nostre prime voglie: un melo? Un fico? O l’albero sapiente che ci ha costretto ad atterrare in questo bellissimo pianeta a spasso nei cieli?

Un dono meraviglioso, troppo perfetto per degli imperfetti come noi. Abbiamo fatto di tutto per guadagnarcelo e forse abbiamo esagerato.

In effetti, era destinato ai poveri di spirito.

Per essere bisogna sognare

Nessuno di noi può esimersi dal sognare, durante il sonno; e forse è salutare farlo anche da svegli.

Millenni abbiamo abitato ed infinite identità ci abitano, in qualche oscuro modo, mai sazi di ciò che siamo, facciamo, abbiamo. Chissà le voglie, i bisogni che abbiamo calpestato per assecondarele pretese di questo mondo e la vita che offre. Come tanti David davanti al titanico Golia, ci siamo inoltrati in territori inesplorati, frugando la vita alla ricerca di noi stessi, ed abbiamo valicato infide paludi, pedaggi da pagare per corrispondere alle convenzioni prestabilite.

Per esserci bisogna partecipare

D’altronde, la vita perderebbe il suo senso se non potessimo sfogare gli impulsi che agitano il sangue, sciogliendo i nodi che ci tormentano nella rassicurante mostra delle emozioni altrui. Non è un caso se molti congegni moderni inducono la misura attraverso la comunicazione.

Che stia nel condividere il gradino più alto dell’evoluzione?

Avevano ragione gli antichi saggi greci e pure il nostro Giordano Bruno: ‘ Niente di nuovo sotto il sole.’

Ecco perché insisto e chiudo riportando il castigo divino che Milton prevedeva per noi, nel suo ‘Paradiso Perduto:

‘Dicono alcuni che ai suoi angeli ordinasse di inclinare di venti gradi e più i poli della terra rispetto all’asse del Sole; essi a fatica spinsero in obliquo il globo che nel centro sta; dicono altri che al Sole fu ingiunto di volgere le redini lungi dalla via dell’equinozio … altrimenti primavera perpetua avrebbe riso con i suoi fiori sulla terra.’ Ma, secondo voi, ‘primavera perpetua’ era intesa come eterna giovinezza?

Orsina

Tratto dal romanzo ‘Vaghe stelle d’Orsina’, per concessione dell’autrice.

Orsina

Tratto dal romanzo ‘Vaghe stelle d’Orsina’, per concessione dell’autrice.

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Assistenza agli anziani Curiosità

IN DIFESA DELL’ETÀ INVISIBILE

Aria, vegliardi! Fate posto!

Quando noi eravamo giovani, quelli che entravano nell’età invisibile erano rispettati. Avevano lavorato tutta la vita, così dicevano, ed il riposo se lo erano guadagnato. Doveva invecchiare la nostra generazione perché fossero, fossimo, considerati un peso e un costo.

Anche la nuova pestilenza ci ha dato dentro e c’è il sospetto che se la siano inventata per fare pulizia e sgombrare il campo dalla gente di ‘una certà età’. Eccheccavolo!

Potenza delle frasi fatte

Il potere dissacrante dei modi di dire! ‘Tu che hai una certa età…’ Ai tuoi tempi…’ Per non parlare di eufemismi come ‘babbioni’parola nota al Lasca ed al Carducci per indicare grulli e citrulli; o ‘carampane’ da Ca’ Rampani, il rione veneziano che anticamente ospitava le prostitute.

Come conosco l’origine di ‘carampana’? A qualcosa servirà la zattera di Internet!

La parola alla difesa

E così corre il ricorso alla difesa. Tuttavia, dobbiamo essere imparziali e un tantino clementi nel giudicare lecontumelie a nostro danno. A me conviene sicuramente. Non so cosa ne pensate voi, ma io non posso privare la controparte di ragioni. Due sono i validissimi motivi: il primo, personale, è che figli e nipoti potrebbero togliermi il saluto; l’altro, più generale, è che siamo stati giovani anche noi, sebbene i giovani non ci credono.

Cerchiamo di capirli quando ci rispondono con sassate di parole. Tesi asvicolare dalla strada che la generazione precedente imponeva, vuole, chiederà (il verbo corrisponde al mutare dei modi e dei tempi), saranno dispiaciuti a posteriori per aver trasformato i timori in accuse che hanno preso la via di sfogo. Proprio come accadeva a noi.

Presto si accorgeranno che la giovinezza si fugge tuttavia, ed è bene saperlo subito quanto sia passeggera.

Chi ha inventato l’acqua calda?

Va considerato il fatto certo, anzi certissimo, che non l’hanno inventata loro l’acqua calda. Cosa si credono? Neppure noi si scherzava nell’insolentire gli avipiù prossimi. Vadano, vadano i giovinastria controllare! Termini come bacucchi, cariatidi, mummie o matusa (da Matusalemme, ovvio), rientravano nel modello convenuto per denigrare i nostri vecchiarelli.

Non si contano le frasi di questo genere: ‘Il mio dirimpettaio ha fatto due guerre.’ – Sarà stanco morto. – ‘Più morto che stanco, ma nessuno glielo ha detto.’ ‘Il fornaio era partigiano e stava per essere fucilato. – Per questo è un po’ rimbambito? – ‘Macché! È morto ieri e non se n’è accorto. ‘Omammmamia, chi poteva immaginare che quella ‘vecchietta dell’aceto’ fosse una bellona,ai suoi tempi!’ – Ai tempi di Cleopatra? –

La risposta preferita

Le tiritere continuavano: Tizio è stato… Caio ha vinto… Sempronio ha visto…

E noi: ‘Ma che bravi sono stati!’ Così veniva parodiata una delle pubblicità di ‘Carosello’, quella di Calimero, il pulcino nero: ‘Or che bravo sono stato posso fare anche il bucato.’

E ridevamo pure. Che screanzati! Potevi ascoltare senza infierire, ma quel passato ancora prossimo era risolto con sarcasmo perché è difficile praticare la misericordia quando non siamo stati misurati. Ottenevano un blando interesse i grigi corridoi di un vissuto che ospitava nugoli di esperienze e azzardi e vittorie e delusioni. Raramente le memorie che potevano trasmettere oltrepassavano il vaglio delle emozioni. Le folate di osanna o di sdegno erano riservate alle cronache di attualità para politica o magari scandalistica di gente schiribillosa, istrionica, ma anche eroica, pronta a deridere o provocare il malcostume di turno.

E diciamolo, via, che per i giovani di qualunque epoca e costume i vecchi nascono vecchi e amen.

Torna in mente la favola-ammonimento sul piatto sbrecciato da riservare al vecchio di casa. Un’antica lezione sul non fare ciò che non vuoi sia fatto a te.

Ci siamo intesi? Oggi a noi, domani a voi.

Animo figlioli!

Tranquilli, dalli e dalli arriverete a Canossa, dove imparerete che le feste di riconciliazione durano assai poco. Lasciamo a voi il compito di credere che dietro ‘l’angolo’ di questa palla ci sia un mondo nuovo, migliore. Scoprirete a vostre spese che stuzzicare i concetti costituiti in cambio di utopici ideali non impedisce la legge di compensazione, ché se una parte migliora, ce n’è sempre un’altra a rischio.

E vi va bene che vi sia toccato l’oggi. Le generazioni precedenti, e alcune ancora, avevano le loro guerre per smaltire le energie da tenere a freno. Eppoi c’era il servizio militare che insegnava ad obbedire ai superioriViene il sospetto che il detto antico’Se vuoi la pace prepara la guerra’,avesse il sottinteso di togliersi di torno, non il vecchiarellume, ma le belle, fresche, energie in esubero.

Meditate pivelli!

Guerre mondiali Guerriglie domestiche

Il problema sta nelle dissonanze tra i bisogni delle diverse caste, che di caste, infine, si tratta. Se è un problema tenere a bada le ragioni dell’irruenza giovanile da parte di coloro che si trovano nell’età adulta, attaccati con braccia e gambe al daffare in corsa, come vi possono riuscire dei vecchiarelli tanto inutili e rompiballe da essere maltrattati perfino dal virus in circolazione?

Ogni nuova leva se la vuole inventare la vita, consumando l’eccesso di energie sul piede di guerra, anche se con l’altro auspicano la pace. E ce ne vogliono di confronti, avanti di raggiungere la consolante certezza che gli esemplari della nostra specie, di qualunque luogo ed epoca, hanno affrontato gli stessi sentimenti e capitomboli prima di adeguarsi a ciò che altri fanno e disfano.

Ma chi? Noi?!

O com’è che ora ci viene rinfacciato di tutto, dall’ostinazione nel resistere, in barba al sovraffollamento ed al costo delle pensioni, fino alla de-cadenza del pianeta.Ma è proprio vero che lo abbiamo fatto noi un simile disastro? Noi che sognavamo i Garibaldi, gli Zorro, i Robin Hood, i Che? Noi che non abbiamo voluto guerre, se non imposte da altri, noi che abbiamo modernizzato il costume per costruire un mondo migliore…

Nessuno più di noi, ragazzi del dopoguerra, sa quanto fosse difficile accettare l’autorità di chi ritenevamo colpevole di aver contribuito, volente o nolente, ad eventi irrimediabili. Il destino non sarà stato nelle mani dei nostri genitori, presi uno ad uno, ma il risultato finale lo avevamo sotto gli occhi.

Chi poteva immaginare che anche noi saremmo stati accusati di eventi decisamente irrimediabili? E menomale che adesso si scoprono gli altarini. Pare che le prime avvisaglie sul pericolo planetario risalgano ai primi del 1960, quando noi eravamo solo dei fanciullini. Rifatevela con quelli che oggi avrebbero, più o meno, 100 anni.

Sono incorreggibile

Santi numi! Alle solite ho divagato dal tema che mi ero prefissata: come goderci gli anni invisibili. Non è forse vero che sempre si ricomincia dal principio? Anche le nostre cellule cambiano continuamente, e senza il soccorso della chirurgia estetica. Misteri delle ingiustizie umane: com’è che loro si rinnovano e noi s’invecchia?

Bando a piagnistei e patetismi. Occupiamoci delle nostre faccende che è meglio, ora che siamo in crisi d’astinenza dal vivere, dopo i consensi ed i nonsensi degli infiniti anni dei doveri. O almeno lo sembravano, infiniti.

Arresi davanti ad un presente che sembra privo di scopo, non sappiamo quante pagine bianche restano nel nostro diario, ma sono convinta, convintissima che non vadano scarabocchiate solo con pratiche uggiose e foto ricordo. È inutile star lì a rimestare nell’attesa delle ricorrenti imprese del minotauro personale.Qualcos’altro dovrà pur venir fuori dai nostri polverosi cilindri, per incitare la nuova, giovane vita da vecchi, dopo le fatiche della vecchia vita da giovani.

Convenuto sui bisogni primari, il trittico Salute Famiglia Casa, si vada qui ad illustrare altri settori molto utili nella terza e quarta età. Mi riferisco ad amici, passatempi, giochi, svaghi… Primari anche questi, perché tengono alto il morale.

Sennò, cosa ne vogliamo fare delle residue energie? Segatura?

Ecco perché insisto

Abbiamo tempo e coraggio per partecipare al grande biribissaio, finché possiamo ed a modo nostro, senza evitare i bordi. Ci siamo abituati a stare cavalcioni nei confini. Su molte prospettive ci siamo distesi e molti orizzonti ci hanno sorretto. Ne abbiamo visti di mutamenti, abbiamo già sofferto di illusioni. Oggi possiamo contentarci della consapevolezza. Che sensazione di riposo dell’anima, respirare il mondo e le sue cose senza attese o pretese.

A noi si addicono le nuance di mezzi toni da quando i nostri angoli si sono fatti curvi, ma se qualche pennellata barocca ci piace, ci somiglia, nonrinunciamo a riaffacciarsi alla vita con le follie compensatorie e la voglia di strafare che ci siamo negati. Diamo una sferzata allo spirito sonnolento e pigiamo il vigore sui sensi sciupacchiati, tanto per spendere il tempo residuo a diventare ciò che eravamonati peressere.O almeno, a chiederci se siamo come avremmo voluto essere, anche se comporterebbe una conoscenza più approfondita del sorprendente, incompreso apparato mentale che ci portiamo appresso.

Si dice che il cervello sia l’intestino della mente e che abbia svariate diramazionisu cui baloccarsi. Chissà cosa potrebbe uscire da quei labirinti se ci mettessimo il foraggio della curiosità! E quella non è roba che puzza…

Ocean cleanus

In chiusura vorrei condividere la meraviglia per l’Ocean cleanus, l’enorme macchinario che elimina dai mari il vecchiume abbandonato…..

Ohinoi! Mi è proprio scappata!

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Assistenza agli anziani Salute

Esercitazioni pratiche per stimolare le funzioni cognitive

Alcune funzioni cognitive si trasformano in un normale processo di invecchiamento.

Tra queste, troviamo la velocità di elaborazione, la memoria a breve termine e la capacità di risolvere problemi astratti.

I cambiamenti nel funzionamento cognitivo fanno parte di questo processo; d’altra parte,

ci sono persone che sviluppano un lieve deficit cognitivo ed altre che, sfortunatamente, sviluppano la sindrome della demenza.

Uno studio recente conclude che qualunque sia la situazione, è stato dimostrato che tenersi informati procura un evidente vantaggio, associato alla stimolazione cognitiva, rallentandone il declino.

Molte volte i familiari, i caregivers e gli stessi anziani si chiedono quali esercizi siano adatti a mantenere agile ed attivo il proprio cervello.

È necessario che il nostro cervello si dedichi ad attività varie e stimolanti, dove occorre una memoria rapida, attenzione, linguaggio, calcolo, capacità di percezione visiva.

Ad esempio, alcuni eseguono sudoku, rebus, cruciverba, puzzles; altri leggono, si iscrivono a corsi di arte artigiana, si interessano alla vita sociale.

Qualunque attività che richieda applicazione e concentrazione porta benefici al benessere personale ed alla qualità della comunicazione e dell’interazione sociale.

Il nostro tempo di dormire

Ti svegli stanco? Conosciamo tutti quella sensazione: passare la giornata intontiti, irritabili e pigri.

Potrebbero esserci giorni in cui non dormiamo abbastanza, ma in realtà quante ore di sonno abbiamo bisogno? Possiamo recuperare le ore accumulate di sonno? Dovremmo dormire sempre allo stesso tempo, indipendentemente da quanti anni abbiamo? Nell’articolo di oggi risolveremo queste domande.

Di quante ore di sonno abbiamo bisogno a seconda della nostra età?

Abbiamo sempre sentito che per avere una vita sana è necessario dormire per circa otto ore al giorno, qualcosa che non possiamo sempre soddisfare, sia a causa del lavoro, della mancanza di tempo, delle bevande contenenti caffeina, ecc.

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L’importanza dell’intelligenza emotiva negli anziani

Durante la nostra vita, ognuno di noi ha vissuto momenti di notevole tensione, per motivi diversi: lavoro, studio, relazioni umane ecc. Come affrontare questi momenti?

Probabilmente ci sono situazioni in cui è più facile rimanere calmi e risolverere i problemi in modo assertivo; in altri, pensiamo che “l’unica soluzione sia l’aggressività”.

Essere in grado di scegliere come reagire nelle varie situazioni è ciò che è noto come intelligenza emotiva.

Cos’è l’intelligenza emotiva?

Secondo Martín (2018):

“È la capacità di accettare e gestire consapevolmente le emozioni, tenendo conto dell’importanza delle decisioni che prendiamo e dei passi che facciamo nel corso della vita, anche se non ne siamo consapevoli”.

L’intelligenza emotiva è un processo che coinvolge tutta la nostra vita. Quindi è possibile svilupparlo da adolescenti come da adulti. Una delle caratteristiche dell’età avanzata è che deve affrontare dei mutamenti biologici, psicologici, sociali. Il modo di vivere dell’anziano varia. Finita l’era del lavoro è iniziata quella del pensionamento, dove può utilizzare il tempo libero dedicandosi a nuove attività che prima non conosceva.

Ciò può creare tensione, poiché i cambiamenti provocano paura e disagio in alcune persone. Questa situazione potrebbe causare delle reazione in famiglia e tra gli amici.

Come debbono comportarsi i familiari in questa situazione?

La prima cosa da fare è cercare di entrare in empatia con il proprio parente, cercando di comprendere le problematiche che sta attraversando. Questo atteggiamento è importante per comunicare in modo assertivo e rassicurante il nostro pensiero.

La seconda cosa è quello di mostrare il nostro sostegno, far presente ciò che sentiamo e pensiamo in una determinata situazione.

La terza è far comprendere alla persona in difficoltà che si possono trovare delle alternative.

Ci saranno momenti in cui vi sentirete stanchi o disturbati, magari anche a causa di altri fattori, e non sarete in grado di dare una risposta assertiva, In questi casi è bene prendersi del tempo per respirare e riflettere quindi parlare con calma, ricordando che ci sono vari modi per dire le cose.

È sempre consigliabile utilizzare i punti di forza, presentandoli come aspetti di miglioramento, piuttosto che mostarsi aggressivi o nervosi, menzionando i problemi e le preoccupazioni che vi assillano.

Ad esempio, è meglio dire: “Anche io ho voglia di parlare con te. Lo faremo molto presto.” oppure: “Non ho tempo per parlare con te.”?

L’intelligenza emotiva è un’arte che, fortunatamente, possiamo sviluppare per tutta la vita.

È solo questione di farne un’abitudine e di usarla come pratica costante. Controllare pensieri ed emozioni può portare molti benefici, come acquisire maggiore tranquillità nel relazionarsi con gli altri, risolvere i problemi in modo positivo, capire i motivi del comportamento altrui nei propri confronti.

Ricordate che essere in grado di riflettere sulle nostre reazioni quando capitano dei problemi può impedirci di averne altri.

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20 idee da fare con le persone anziane senza uscire di casa

Ci troviamo ancora in una situazione di disagio a causa del pericolo di contagio del coronavirus.

Il settore della popolazione con il più alto rischio di mortalità è sicuramente rappresentato dagli anziani. Per questo motivo dovrebbero evitare di uscire dal proprio domicilio.

Quando devono fare acquisti o recarsi in farmacia sarebbe opportuno che fossero sempre accompagnati da un familiare o da una badante.

Tuttavia, una persona anziana costretta a vivere in isolamento non deve abbandonarsi alla noia ed alla pigrizia. Per invecchiare lentamente e nel modo migliore occorre mantenere sane abitudini quotidiane. Si possono trovare molte attività fisiche e mentali adatte a sfruttare il tempo da passare reclusi. Migliorare la salute e la qualità della vita promuove l’indipendenza e sviluppa l’autostima.

Di seguito troverete un elenco di attività interessanti da svolgere insieme con la persona anziana di cui vi occupate per aiutarla a rimanere attiva e in salute pur restando a casa.

Elenco di attività:

1. Cucinare

Passare il tempo a studiare ricette per cucinarle in compagnia aiuta a mettere in sequenza, pianificare e realizzare qualcosa di utile e gustoso che può dare soddisfazione.

2. Lettura

La lettura di un romanzo o del giornale offre un ottimo intrattenimento. Immergersi in una storia o nei fatti di cronaca quotidiana distrae dai propri problemi e migliora la capacità di concentrazione.

3. Rilassamento

Le pratiche di rilassamento sono benefiche per tutti e maggiormente per quei pazienti che soffrono di stress legato a disturbi fisici ed alla difficoltà di riposare. L’aria fresca e la luce del sole sono un toccasana per il corpo umano. Se la casa della persona anziana di cui vi state occupando è dotata di uno spazio esterno, conviene approfittarne. Gli esercizi di respirazione e meditazione eseguiti all’aperto possono migliorare il metabolismo e la frequenza cardiaca.

4. Esercizio fisico

Eseguire giornalmente alcuni esercizi fisici è essenziale nell’età avanzata. Una corretta e costante attività fisica riduce il rischio di malattie cardiache, diminuisce il grasso corporeo, controlla il colesterolo, migliora l’equilibrio e il sistema immunitario.

Per questo motivo, consigliamo la geronto-ginnastica, un metodo studiato specificatamente per allontanare il declino del corpo in età avanzata.

5. Yoga, tai chi, pilates

Strettamente legate al punto precedente, queste discipline sono molto utili per mantenere in forma un fisico in età avanzata e prevenire eventuali infortuni. Tuttavia, le persone anziane con problemi alle ossa o alle articolazioni dovrebbero consultare un medico prima di iniziare una di queste pratiche, in modo da eseguire soltanto gli esercizi raccomandabili per la propria condizione fisica.

6. Pulire e riordinare la propria casa

Eseguire la pulizie di casa può essere un’occupazione utile perché garantisce del movimento e migliora il comfort quotidiano. Vivere in un contesto disordinato può danneggiare la concentrazione e l’umore di individui particolarmente ansiosi. Queste persone ricavano soddisfazione e tranquillità dal lavoro svolto per rendere la propria abitazione pulita ed ordinata. Inoltre avranno maggior facilità nel ritrovare gli oggetti di cui possono aver bisogno.

7. Adattare l’appartamento

L’appartamento di una persona anziana deve essere accessibile ai suoi spostamenti.

È fondamentale controllare i gradini, gli spigoli e le sporgenze dei mobili, i cavi elettrici sciolti e tutto ciò che potrebbe procurare pericolosi incidenti domestici.

Per rendere un’abitazione adatta ai movimenti di una persona anziana occorre studiare il modo migliore di posizionare i mobili per evitare che intralcinoil passaggio. Nelle abitazioni su più pani converrebbe prevedere la possibilità di installare un montascaleper scongiurare un eventuale infortunio, semplificare l’accesso alle stanze ed eliminare la fatica di salire e scendere i gradini.

8. Musicoterapia

Ascoltare la musica preferita è un’ottima terapia, molto efficace nel migliorare l’umore e provocare benefici emotivi.

9. Un centro di bellezza casalingo.

Ecco un’attività perfetta per allentare la tensione. Per coccolarsi può essere sufficiente un lungo bagno, con una temperatura corretta, accompagnato da sali da bagno e candele ed aromi o incensi che profumino lo spazio. Potete anche applicare dei massaggi. Quelli al viso serviranno a diminuire i danni provocati dallo stress; quelli al corpo per sciogliere la muscolatura dolorante.

10. Dipingere

Disegnare è un esercizio che facilita la concentrazione delle persone anziane, stimolando la loro parte creativa e quella logica.

11. Terapia della risata

È una terapia molto efficace con grandi effetti psicologici e fisici che sviluppano la nostra immaginazione e sbloccano le tensioni.

12. Nuovi hobby

Misurarsi con qualche passatempo è un’attività che può aumentare la memoria e la creatività del vostro paziente, migliorandone l’umore e l’autostima. Una persona sarà dotata per lo studio di uno strumento musicale, un’altra ricaverà maggior soddisfazione nell’applicarsi al giardinaggio. Osare nuove sfide porterà comunque un grande giovamento L’importante è scegliere la disciplina adatta a mantenere attive le capacità cognitive e motorie della persona di cui vi occupate.

13. Il bagagliaio dei ricordi

Usare dei trattamenti per migliorare la memoria è essenziale, soprattutto nell’età avanzata. Mantenere attive le capacità mnemoniche aiuta a preservare i ricordi, e quindi l’identità, nelle persone anziane, oltre a procurare molti benefici dal lato emotivo.

In relazione a questo punto, sarebbe molto interessante approfondire esercizi che potenzino le sue reminiscenze.

14. Giochi di memoria

Questi esercizi servono ad attivare la mente e quindi a ridurre il declino cognitivo nell’età avanzata. Esistono molti passatempi, puzzles e giochi di memoria per adulti. Si tratta di scegliere quelli le cui difficoltà possone essere affrontate dal proprio paziente.

15. Nuove tecnologie

Molte persone anziane hanno voglia di misurarsi con le nuove tecnologie.

Sarebbe opportuno incoraggiarli ad apprendere il funzionamento degli attuali strumenti di comunicazione, perché sappiano che vi sono molti modi per rimanere in contatto con amici, familiari e, più in generale, con il mondo esterno.

Aiutare un anziano ad aprirsi alla partecipazione sociale può mitigarne la solitudine. Si può scegliere tra una vasta gamma di possibilità per mantenere attive più a lungo le sue prestazionimentali e psicologiche.

16. Artigianato

Le persone anziane dovrebbero dedicarsi a qualche attività artigianale che rafforzi la loro memoria e stimoli la concentrazione. Oltre ad aiutarli a passare il tempo, dedicarsi a modellare l’argilla o combinare dei collages, ritagliando riviste e altri materiali per realizzare delle composizioni, li farà sentire attivi e quindi più energetici.

17. Danzare

È stato dimostrato che la danza porta molti benefici alle persone anziane, non solo perché ne migliora le condizioni fisiche, ma anche per abituarli ad esercitarsi nei movimenti idonee alla deambulazione.

18. Scrittura

Scrivere migliora l’attenzione di una persona anziana, favorisce le sue capacità fisiche e cognitive mantenendo attiva la mente ed al livello cognitivo ne stimola il pensiero critico. Può essere interessante e terapeutico applicarsi in un diario dove riversare le piccole vicende quotidiane o per riportare alla memoria episodi della vita passata.

19. Giochi da tavolo

Come per i giochi di memoria, anche i giochi da tavolo sono ottimi passatempi per attivare la mente. Carte da gioco, scacchi, dama scarabeo puzzles, bingo, domino e molti altri giochi da tavolo possono aiutare la concentrazione nell’età avanzata.

20. Mantenere rapporti umani

È importante che una persona anziana mantenga relazioni interpersonali. Restare in contatto con amici e familiari, attraverso qualunque forma di comunicazione, come telefonare, scambiare foto o chiacchierare su skype, può aiutarli a non sentirsi isolati.

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Assistenza agli anziani Salute

20 consigli utili per prendersi cura degli anziani

L’aumento dell’aspettativa di vita significa che un numero sempre maggiore di esseri umani sta raggiungendo un’età avanzatata. Di conseguenza, abbiamo la necessità di un maggior numero di persone che dovranno occuparsi di loro.

Riportiamo di seguito consigli utili che familiari e figure professionali potranno prendere in considerazione nel caso in cui dovessero lavorare come badanti per anziani che non possono avere cura di se stessi, a causa di una malattia o dell’età molto avanzata.

Suggerimenti per chi lavora come caregiver

Coloro che decidono di lavorare come badante per anziani devono eseguire il loro lavoro nel modo più semplice ed efficace, senza che ciò comporti un eccesso di usura fisica quotidiana.

Prima di dedicarvi a questa attività, coloro che si accingono a lavorare per la cura degli anziani dovrebbero seguire alcuni suggerimenti, necessari per aumentare l’efficacia del loro lavoro.

Vediamo insieme alcune raccomandazioni di base che aiuteranno ad intraprenderenella maniera migliore il lavoro di caregiver.

1. Formazione

È necessario disporre di una formazione adeguata per lavorare come badanti per anziani. Chi sta iniziando ad esercitare questa attività dovrebbe disporre di alcune competenze professionali. In questo caso sono avvantaggiati infermieri, tecnici geriatrici, psicologi o, comunque, l’essere dotati di esperienze precedenti nella cura di una persona anziana.

2. Conoscere la storia medica

Un fattore fondamentale per coloro che si accingono a svolgere il lavoro di badante per anziani è la perfetta conoscenza dei disturbi della persona di cui si devono occupare. È essenziale avere sempre a disposizione le medicine necessarie alla sua salute e gli orari e le dosi per la loro somministrazione giornaliera.

3. Forza mentale

Il lavoro di caregiver presso una persona anziana richiede una grande stabilità psicologica per non lasciarsi coinvolgere da ciò che si può essere costretti a vedere o sentire.

Prendersi cura di un anziano, specialmente di un parente, significa essere preparati a gestire le situazioni emotive a cui può capitare di dover assistere.

4. Forza fisica

Chi lavora come badante di una persone anziana deve possedere una buona condizione fisica. La salute è la chiave necessario per affrontare le fatiche di chi si prende cura attivamente del benessere di un’altra persona. Ecco perché è necessario occuparsi del perfetto stato della propria salute.

5. Un corretto riposo

Riposare correttamente è utile al benessere psicofisico. Per questo motivo, un badante dovrebbe dormire 7 – 8 ore ogni notte. Mantenersi in forma aiuta a svolgere il compito di badante nel miglior modo possibile.

6. L’importanza degli orari

Lavorare come badante non deve interferire nella sfera personale. È importante rispettare il tempo necessario al cibo, seguendo una dieta equilibrata, e quello da dedicare al riposo ed alla cura personale per mantenere la migliore condizione piscofisica.

7. Programmare gli orari

Pianificare le attività da svolgere è essenziale in ogni professione, ma lo è in special modo per chi si prende cura di una persona anziana. Ecco perché sarà utile prestabilire un piano di assistenza per distribuire correttamente il tempo e gli sforzi da impiegare in ciascuna delle operazioni da eseguire. Riservare il tempo necessario ai pasti ed al riposo vi aiuterà ad assistere nel miglior modo l’anziano di cui vi state prendendo cura.

8. Tempo per se stessi

Lavorare come badante per le persone anziane è un’attività molto faticosa e può ledere la salute psicofisica. È necessario, finito l’orario di lavoro, trovare il tempo da dedicare a se stessi per tornare alla propra occupazione più rilassati ed energici.

9. Chiedere aiuto

Capita di non essere in grado di assolvere da soli ad alcune attività necessarie al lavoro che state svolgendo. Quando ne siete consapevoli dovrete chiedere il sostegno dei parenti della persona anziana, oppure dei colleghi, se esercitate le vostre mansioni in una clinica geriatrica. Chiedere aiuto tempestivamente è essenziale per adempiere correttamente al proprio lavoro.

10. Attività

Quando è possibile, cercate di mantenere occupata la persona anziana di cui vi occupate. Svolgere insieme alcune attività aiuterà il vostro paziente a trascorrere le giornate in modo piacevole e divertente. Nel caso di alcune malattie, come l’Alzheimer, sarà utile ricorrere ad alcuni esercizi che possono promuovere la memoria della persona di cui vi state occupando.

11. Non tutto è lavoro

Lavorare come badante per una persona anziana occupa sicuramente la vostra attenzione per molte ore della giornata. Per recuperare il vostro equilibrio, sarebbe utile usare il tempo libero facendo attività che vi consentano di staccare l’attenzione dall’impegno lavorativo.

12. Non abbandonare la vita sociale

Per lo stesso motivo, sarebbe necessario non abbandonare le abitudini di vita sociale. Mantenere i contatti con gli amici e la famiglia vi faranno dimenticare i problemi legati al lavoro.

13. Limitazioni

Per occuparvi efficacemente dei vostri pazienti dovete essere consapevoli dei vostri limiti.

La cosa migliore è non provare ad eseguire compiti a cui non siete stati preparati, poiché potreste danneggiare in qualche modo la salute della persona che vi è stata affidata.

14. Esprimere le proprie emozioni

Sebbene lavorare come badante per gli anziani presupponga un carattere calmo e deciso, non dovreste dimenticare quanto sia salutare esprimere le proprie emozioni. Sarebbe conveniente trovare il modo migliore per sfogarle, quando si rendesse necessario alla vostra stabilità psicofisica, purché ciò non costituisca un problema per il vostro paziente.

15. Assertività

Non abbiate paura di comunicare pensieri e sensazioni alle persone di cui vi state occupando, purché vi esprimiate in maniera adeguata e gentile.

Potrete rivolgere una critica costruttiva ai colleghi, oppure alla famiglia del paziente, se può risolversi con un beneficio al benessere vostro ed a quello del paziente.

16. Contare fino a 10

Può capitare, mentre svolgete il vostro compito presso un anziano, di sentirvi risentiti o offesi per vari motivi. Tuttavia, prima di reagire, ricorrete al vecchio, utile sistema di contare fino a 10, e magari anche fino a 20, per darvi il tempo di far sbollire il risentimento, in modo che non influisca in alcun modo sulla persona di cui vi occupate.

17. Problemi personali

Una delle cose da tenere in considerazione, come badante di una persona anziana, è la necessità di mettere da parte le preoccupazioni personali durante il turno lavorativo. Di qualunque genere siano, dovrete lasciarli fuori dalla porta per essere in grado di prestare tutta l’attenzione necessaria al paziente. Per questo motivo, è indispensabile che risolviate le vostre difficoltà al di fuori dell’orario di lavoro.

18. Comprensione e pazienza

Comprensione e pazienza sono qualità indispensabili per chiunque si prenda cura di una persona anziana. Potreste trovare pazienti soggetti a malattie degenerative, tendenti alla depressione o all’aggressività.

Dovrete essere sempre pronti ad usare tutta la fermezza e la pazienza necessarie ad affrontare qualsiasi tipo di situazione causata da una costituzione malata, fisicamente o psichicamente.

19. Gestire le risorse

Si possono usare vari tipi di risorse per gestire nel modo migliore la malattia della persona anziana di cui abbiamo cura.

Il badante provvisto di una formazione medica o infermieristica gestisce maggiori risorse per salvaguardare la salute del suo paziente. Le conoscenze di cui dispone lo possono aiutare nell’applicazione di cure svolte solitamente dai professsionisti.

20. Osservare la routine

Conoscere le consuetudini della persona di cui vi occupate può essere utile a comprenderne i bisogni, anticipando azioni e reazioni. Il semplice gesto di avvicinare un giornale o un libro nel momento delegato alla lettura quotidiana, quello di accendere il televisore quando viene trasmesso uno dei suoi programmi preferiti sono gentilezze che faranno star meglio la persona i cui vi occupate.

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Nutrizionista

Mangiando S’impara per anziani

Il bicchiere mezzo pieno

Una premessa. Io faccio parte della confraternita del bicchiere mezzo pieno. Se un pezzettino di mondo mi casca addosso tendo di smussarne gli angoli, smorzare il fastidio e leccarmi i graffi, se ci arrivo.

L’inverno del mio scontento

Capita a tutti un periodo grigio e dunque anche a me. Il mio, fortunatamente, era

illuminato da due amorosi pargoli.

Quando cominciarono ad andare all’asilo, e poi alle elementari, le giornate parevano un labirinto senza uscita.

Conoscevo la storia di Robinson Crusoe, ma la spinta decisiva me la diede la lettura di Walden.

Fu cosi che, da casalinga per causa di forza maggiore, m’inventai un’esistenza alla maniera del Thoreau. Però scelsi una romantica palafitta in un’isola disabitata. Ovviamente i pargoli stavano con me.

Erano gli anni 76/77. Chissà quanti, prima e dopo di me hanno rifugiato il loro malvivere in oasi pacifiche simili alla mia?

La sapeva lunga chi congegnò quelle burlesche, inadeguate, ‘Isole del tesoro!!!

Partiamo dall’ape e dal fiore

Nel senso alimentare, ovvio.

I primi tempi del nostro soggiorno furono piuttosto primitivi.

L’alimentazione si basava sul misero orticello che avevo organizzato: agli, cipolle, pomodori, zucchine e radicchi, oltre ai malcapitati pesciolini che s’avventuravano sulla spiaggia. E dieci libri da leggere e rileggere a sfinimento.

L’affiliazione di qualche pappagallo non fu sufficente Ricorsi ad un compromesso con la civiltà.

Ogni mese dovevano arrivare, mittente non specificato, dieci tipi di alimenti e 5 libri.

Già che c’ero chiesi delle scatolette di fiammeri e l’adozione di un cane, un gatto, qualche gallina.

Elenco dei cibi

Dei libri selezionati scriverò in altra occasione.

Ecco l’elenco dei cibi, confortati dai prodotti dell’orto, da uova di galline che feci morire di vecchiaia, dall’acqua di un ruscello e da qualche pesce suicida:

-farina, olio, formaggio grana, latte, patate, riso, fagioli, limoni, zucchero cacao

Tanta roba! Una pacchia.

I miei figli non hanno mai saputo, almeno finora, di aver abitato con me in quel lontano rifugio. Traslocai in un luogo permeato di sogni più ravvicinati, ma ancora ci penso e rido mentre trufolo in cucina.

Torniamo all’oggi

il mio pranzo ideale è composto da qualche aperisfizio, un primo, dolcetto a chiusura.

Per le feste luculliane oso eccezionali piatti unici, come gli ossibuchi col risotto del Veronelli, la paella che ho visto realizzare sulla Costa Brava, il cus cus da esposizione e chi più ne ha più ne metta.

Gli aperisfizi

Pierre Buffet, cuoco di Francesco, viaggiava con un mobile che si apriva al momento di servire le vivande al re, creando quell’esposizione di cibi pronti che conosciamo.

Da lui nacque anche l’abitudine di chiamare buffet la credenza della sale da pranzo

Gli stuzzichini

Solitamente trattasi di 3-fettine-3 di pane splamate col pesto, e non solo di basilico; oppure con dei pezzettini di pomodoro ben conditi o magari dei crackers con frazioni di grana o pecorino, un pomodorino secco, tre olive. Più raro, ma vi capita una cucchiata rasa di paté di fegatini.

Per non abbondare con gli adorati trogoletti mi affido agli indimenticati duelli intestinali, con conseguenti, panciute, pacificazioni.

Sua maesta il Primo

E qui regnano indisturbati la pasta, il riso, la polenta (quella precotta).

A proposito di polenta. Non l’avevo inserita nella dieta isolana perché non esisteva ancora quella precolta. L’avrei messa al posto di… Non lo so di cosa ed è inutile star lì a pensarci.

Provate a riempirla con dei formaggi, anche quelli in stallo nel frigorifero, e poi versate il bollente composto in una ciotola. Aspettate un minutino o due prima di rovesciare la cupoletta sopra una pomarola profumata.

Una cucchiata sopra, una sotto….

Campanilismo in cucina

Intanto che me la gusto mi chiedo cosa s’inventerebbero quegli chef simpatici o boriosi che si affacciano dai programmi culinari televisivi se Colombo e il Vespucci fossero rimasti a casa.

Come potremmo preparare un decente menu settimanale senza usare pomodori peperoni peperoncini patate, farina di mais? E che cosa sarebbe la pasta senza un buon sugo di pomodoro? E la pizza? Per non parlare delle cacao.

Ci rendiamo conto, sì?

Star della tivvù

L’alimentazione è diventata una star di prima grandezza grazie alle colorate kermesse della tivvù. Alcune mi annoiano, altre m’intrigano, ma devo confessare che ho imparato ad insaporire le glorie nostrane spaziando su quelle altrui.

Qualche esempio?

Oggi uso ingredienti che prima trascuravo. Lo zenzero, per esempio, ed il curry, la curcuma, il miele con l’aceto di riso Mescolati alle solite ricette, con un occhio alle affinità e l’altro al buon senso (senza diventare strabici), sanno rendere assai gustosa l’alimentazione giornaliera.

Ultimo, ma non ultimo

Con i piatti salati me la cavo, più o meno, ma i dolci, ahiahiahi! Sarà perché bisogna essere precisini?

Non nego i pastrocchi che m’invento in due balletti con farina, uova, latte, olio, yougurt zucchero, tutto in dosi q.b. E neppure rinnego la cheesecake che porto quando mi invitano alle cene. La compongo con formaggio spalmabile (molta ricotta, poco mascarpone) e yogurt bianco, sempre quanto basta. I biscotti della base sono a piacere, purché siano ben sbriciolati insieme al burro. La preparo in versione estiva, senza l’uovo, perché è più fresca, leggera, e non va in forno.

Lo sfizio sta nel decorarne la superficie. Qualche fragolina, pezzetti di ananas, fettine di agrumi e l’immancabile menta.

Il fuoriclasse

Nelle cene conviviali, da noi in Toscana, si usano spesso i biscotti di Prato col vinsanto. Questo per coloro che hanno tutti i denti al loro posto

Io, se posso scegliere preferisco la zuppa inglese. Tutti gli altri dolci vengono a distanza di parecchie incollature, per usare un linguaggio da concorso ippico. Mi è stato riferito che si può fare anche con budini e savoiardi. Ho provato. Mah!

E per finire

La felicità è uno sprazzo di luce, la serenità è una giornata di sole.

Chi l’ha detto? E che ne so!

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Alimentazione per Anziani

Anziani che non possono comunicare

L’assitenza ad una persona anziana è più complicata quando ha perso le sue capacità cognitive.

Non potendo dialogare, occorre molta attenzione da parte degli altri membri della sua famiglia per provvedere ai bisogni che non riesce ad esprimere.

Dovrà essere introdotta una particolare modalità di relazione con il caregiver familiare o di chi ne fa le veci, per sopperire alla mancanza di comunicazione.

Esistono enti pubblici e privati in grado di provvedere il costante funzionamento di un servizio

che possa garantire la sicurezza, la salute ed il generale benessere del paziente.

Facilitare la comunicazione

Alcune azioni possono ostacolare la comunicazione con un anziano malato.

Vediamo quali comportamenti dobbiamo evitare se vogliamo che accetti le cure che sono necessarie alla sua salute.

La persona delegata dalla famiglia dovrebbero parlare apertamente con il paziente delle operazioni da effettuare per salvaguardare la sua salute, senza dimenticare di rispettarne le esigenze e lo spazio personale.

Un comportamento irritato o impositivo può causare una reazione insofferente. Per ottenere il suo rispetto e calmare l’agitazione occorre sempre evitare di trasmettergli ansia.

Imporre o minacciare il paziente

Il servizio di cura va presentato all’anziano in modo positivo, ragionevole. Imporgli le decisioni senza coinvolgerlo lo riporterebbe ad uno stadio infantile, rischiando di favorire il suo rifiuto.

È necessario mantenere la calma, in qualsiasi situazione. Atteggiamenti nervosi potrebbero procurare ansia, con conseguente difesa e comportamenti negativi.

Agire senza avvertire

Nel caso in cui si rendesse nccessaria l’assistenza di una figura professionale, estranea alla famiglia, è indispensabile che il paziente sia avvisato in precedenza. Una sorpresa che lo colga impreparato può causare il rifiuto di collaborazione.

Badanti e anziani: consigli per una corretta convivenza

Può capitare che il paziente sia riluttante ad accettare l’intervento di una persona sconosciuta.

La cosa migliore è consentire una preventiva conoscenza del candidato che la famiglia ha ritenuto idoneo per la sua assistenza.

Molti problemi di questo genere possono essere risolti facilmente se il paziente è stato informato con delicatezza dei cambiamenti che lo riguardano. Coinvolgerlo nelle decisioni che gli sono utili lo renderebbe più proponso a partecipare.

Si consiglia di introdurre gradualmente il nuovo assistente. I primi giorni potrebbe occuparsi solo di una parte delle incombenze che dovrà svolgere, e per un periodo di tempo breve, per abituare e rassicurare il paziente.

Con il passare dei giorni ed il proseguire della familiarità, si possono aumentare le ore di permanenza e le cure da applicare.

Sarebbe opportuno che questa nuova figura evitasse di svolgere quelle attività che il paziente può compiere da solo, laddove non ci siano problemi, oppure con una partecipazione ai compiti che ne preservino l’autonomia, alleggerendo il suo bisogno di assistenza.

Condividere le operazioni che riguardano la sua salute, può creare un buon rapporto tra il malato ed il suo assistente,

In questi casi sarebbe fondamentale rispettare i tempi necessari al paziente per svolgere determinate attività, evitando così lo stress e, di conseguenza, la perdita dell’autostima.

Per raggiungere un buon rapporto di collaborazione è indispensabile che l’assistente rispetti, dove sia possibile, la privacy del paziente.

Il bisogno di calcio nella terza età

Il calcio è il quarto componente più importante nel corpo umano, preceduto solo da acqua, proteine e grassi. Il contributo di questo minerale è indispensabile per mantenere le ossa sane e garantire numerose funzioni dell’organismo.

Assumerlo regolarmente è necessario in tutte le fasi della vita, ma dall’età di 50 anni tutti dovremmo aumentarne il consumo.

A maggior ragione dobbiamo controllare l’apporto giornaliero nell’organismo di una persona anziana, evitando l’insorgere di complicazioni nella trasmissione degli impulsi nervosi e scongiurare le contrazioni muscolari, la coagulazione del sangue, il battito cardiaco.

É essenziale che la dieta abituale sia sufficiente a coprire l’esigenza di calcio, specialmente per mantenere la salute in età avanzata. Altrimenti, dobbiamo aumentare la dose giornaliera, in modo da prevenire dolori alle ossa e malattie come l’osteoporosi.

Con l’invecchiamento l’assorbimento del calcio nell’intestino diminuisce di circa il 20%.

Ecco perché un adeguato apporto di calcio è indispensabile a qualsiasi età, ma lo è maggiomente per un anziano. Il suo organismo richiede un minor apporto di cibo, pertanto può capitare che la quantità necessaria di calcio non venga consumata.

Quindi, sarebbe necessario un apporto maggiore rispetto al precedente fabbisogno.

Bisogni e carenza di calcio

È importante sapere che se un corpo umano non riceve l’apporto di calcio necessario alle sue funzioni, prenderà ciò che gli serve dalle ossa, aumentando così il rischio di osteoporosi.

Occorre altresì tenere presente che la carenza di calcio può causare altri gravi disturbi, come crampi, dolori articolari, ritmo cardiaco anormale, deterioramento del cervello, convulsioni

Per evitare questi problemi è meglio prendere precauzioni, consumando il calcio di cui il nostro organismo ha bisogno attraverso il cibo o gli integratori.

Alimenti ricchi di calcio

Un anziano dovrebbe assumere una quantità giornaliera i calcio compresa tra i 1.000 e 1.200 grammi .

Il latte, lo yogurt ed il formaggio sono le principali fonti di calcio. Tuttavia, possiamo trovare questo

minerale in altri alimenti, oltre ai latticini,

Bere un bicchiere di latte può contribuire al consumo giornaliero di calcio, ma non è sufficiente. Per questo motivo è importante seguire una dieta che includa diversi alimenti ricchi di calcio.

Possiamo annoverarne molti cibi che contengano buone quantità di calcio.

Verdure:

cavolo

crescione

cipolla

bietola svizzera

broccoli

ed altre verdure

Gli anziani dovrebbero consumare anche i legumi.

fagioli bianchi

ceci

lenticchie

germogli di soia.

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Curiosità

Arti e Mestieri per anziani

Vivere pienamente il presente è importante. In tutte le età.

Del futuro non v’è certezza, secondo il Magnifico Lorenzo, e dunque usiamo bene ciò che abbiamo a disposizione.

Ben detto, direte voi. E come andrebbe usato questo tempo presente?

L’arte di vivere il presente

Partiamo da noi, gente anziana che ha imparato a fare,costruire e persino a sbagliare, ma è sempre stata pronta a pagare ed a rimettersi in piedi.

Ora che il periodo lavorativo è finito, sarebbe logico rimpiazzarlo con altre risorse permantenere attivi le gambe ed il cervello. Guai a lasciarsi intontire dal senso di vuoto che può portare all’abulia, a riempirsi di cibo e di nullaggini televisive fino alla depressione.

Arte come energia rinnovabile

Si parla continuamente di usufruire dell’elettricitàche si ricava dagli agenti atmosferici. La Terra è pervasa di energieprodotte dai venti, la luce, le piogge. Tutto l’Universo è composto di impercettibili particelle in moto, perché ciò che vive si muove.

Anche dentro di noi ci sono forze che circolano, che devono circolare. Le abbiamo usate e consumate, per corrispondere ai nostri bisogni ed a quelli della società. E qualche volta ne abbiamo abusato, allenandoci così alla resistenza.

C’è un arte del resistere e lo abbiamo dimostrato, anche con grandi sacrifici. E c’è l’arte della comunicazione, della partecipazione, della misericordia…

In mano all’arte

Ogni fatto ha bisogno delle cure del suo fattore per essere ben realizzato e niente come la passione può trasformare un talento in arte.

Le arti ed I mestieri sono alla base di ogni civiltà. Alcuni sono utili, altri indispensabili. Chi sente in sé il mestiere della carità ne faccia arte laddove chiama il bisogno.

Il lavorio e la dedizione di grandi pensatori ha favorito il progresso civile, nel bene come nel male, rendendo immortali le loro idee, le scoperte, le opere caritatevoli.

Ai posteri l’arduo compito di aggiustarle, migliorarle, un passo alla volta.

Mi riferisco ad artisti filosofi idealisti inventori scienziati (l’ordine è alfabetico per evitare polemiche). Molti di loro hanno speso e spendono tempo e ingegno fino a tardissima età, pur di sanare i malesseri umani, del corpo o della psiche, sopperendo perfino alle mancanze di chi non disponeva delle minime necessità al vivere quotidiano.

Tutti i mestieri possono essere utili, alcuni indispensabili. Chi sente in sé il mestiere della carità ne faccia arte laddove chiama il bisogno.

Arte artigiana

Consiglio a tutti coloro che hannoabbastanza energia di renderle fruttifere e dar loro un valore con nuove opportunità. Che importa se non siamo dei geni e non sappiamo fare grandi imprese?

Nessuno conosce tutte le possibilità del cervello, però sarebbe conveniente frugarci, ogni tanto. Non dico di sapere da dove veniamo e dove andiamo. Figuriamoci! Ma almeno cosa ci serve per imparare ad esistere, a tentare di esistere, a pieno titolo in noi stessi.

Sarebbe un bel passo avanti per comprendere come possiamo esprimere le nostre capacità.

L’arte del fare

Impara l’arte e mettila da parte, si diceva una volta. Mica grulli i nostri antenati!

Se avete ricevuto questi saggi bagagli disponete di una base da cui cominciare. Altrimenti, cercate ciò che sentite congeniale. C’è sempre una tendenza, un talento ignorato da tirare fuori. Andare a scuola dagli artigiani può servire ad apprendere i segreti dei loro manufatti, di qualsiasi genere.

Chi sa faccia, chi non sa impari, E così, qualcuno scoprirà impensabili attitudini e qualcun altroritroverà il talento abbandonato in gioventù, prima che la vita costituisse un bozzolo di doveri amori e diritti che non consentiva altri inserimenti.

L’arte delle piccole cose

C’è chi armeggia in giardino, come mio cognato. Vi farei vedere le cascate di camelie e di plumbago! E dovreste sentire l’aroma dei suoi limoni!

E c’è chi cucina. Il mio ex marito preferisce fare la pasta in casa che pispolare su internet. Dovreste vedere la sua tavola, coperta da ravioli in file ordinate, e gnocchi tagliatelle…

Qui voglio onorare anche le gattare, quelle gentili signore che salvano da morte certa i gatti che si perdono (e pure uno dei miei.)

Arte raminga

Ed io? Poco e nulla so fare. I miei svariati difetti m’impediscono di svolgere la maggior parte delle arti e dei mestieri. Diciamo pure quasi tutti.

Come giardiniera costo poco. M’appello alla buona indole di alcune piante. E non sono una brava cuoca. Ogni volta che provo una nuova ricetta finisco per modificarla a modo mio. E non sempre il risultato è positivo.

Non posso fare la gattara. Non sono portata a fare amicizia con gli estranei, siano gatti o persone. E poi ce ne vuole per nutrire tutti quei pellegrini di pelo e di passo!

È ovvia l’esclusione dell’arte oratoria. Vediamo cosa resta.

Ballerina? E l’equilibrio dove lo mettiamo? Cantora? Le malelingue dicono che sonoi stonata. Forse un pochino. Musicista? Avevo imparato ad usare i tasti centrali del pianoforte. Mi ero inventata pure una canzoncina. Ed è finita lì.

Scultrice? Mi prese la smania di plasmare la creta quando andai ad abitare nella casa di uno scultore.Presi qualche lezione da un’amica, poi dovetti traslocare da quel secondo piano alto come un quarto. Da allora ho perso l’interesse. Mi rimane un ricordo che mi porto dietro a memoria di una passione irrisolta.

Pittrice? Da giovane mi piaceva. Oggi potrei dedicarmi ad una tecnica molto astratta, come il puntinismo e le ditate con pollici ed alluci (avete mai provato? E allora non ridete), tanto per divertire i nipoti.

Mi dite cosa potevo fare, se non la scrivana e poi la nonna?

Come scrivana ho una lunga storia che se la racconto non finisco più.

Quanto a fare la nonna me la cavo perché mi piace.

L’arte della corsa

Che tu sia un leone o una gazzella, un proverbio africano ti consiglia di correre se vuoi sopravvivere. Ecco, sarebbe un bene, per noi anziani, continuare a correre. Correre, insomma. Diciamo camminare, va’, che è meglio.