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10 COMANDAMENTI

Esodo - 20

I dieci comandamenti secondo la Bibbia e le alterazioni presenti nel catechismo Cattolico Romano

Prima di leggere il testo dei dieci comandamenti riportati nella Sacra Bibbia, occorre precisare alcune cose molto importanti. Dalla Bibbia, sappiamo che l’osservanza dei comandamenti di Dio è un dovere di tutti i credenti, e che tramite la loro osservanza ci si fa un tesoro nel cielo. Questo tesoro, però, non è la vita eterna, perché essa è il DONO di Dio. Quindi mediante la fede, dopo essersi ravveduti, si ottiene la remissione dei peccati e la vita eterna, e mediante l’osservanza dei precetti di Dio ci si fa un tesoro nel cielo

Per fare un esempio pratico, credendo in Cristo si viene salvati dal peccato e dall’inferno, mentre dando elemosine ai poveri, aiutando le vedove e gli orfani, visitando gli ammalati, non rendendo male per male, ecc. ci si fa un premio in cielo che in quel giorno Dio farà conoscere a ciascuno di noi. Più abbiamo lavorato al bene del nostro prossimo e più grande sarà il premio.

LA SALVEZZA DELL’ANIMA E’  PER GRAZIA


La SALVEZZA DELL’ANIMA non possiamo in alcun modo ottenerla per meriti personali o attraverso il battesimo, la preghiera, le elemosine, ecc.

La Bibbia dichiara: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 2:8).“L’uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù” (Galati 2:16).Siamo dunque stati salvati solo per fede, per seguire il Signore, e “per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo” (Efesini 2:10).

I dieci comandamenti nel catechismo cattolico

Uno sguardo ai dieci comandamenti riportati nel catechismo cattolico Poche persone sanno che sebbene i comandamenti insegnati nella Sacra Bibbia sono dieci, quelli insegnati nel Catechismo della Chiesa Cattolica sono in realtà soltanto nove!

Il secondo, infatti, è stato letteralmente cancellato, e dal decimo ne hanno ricavato due “pezzi”, per coprire il vuoto del secondo. Così, ora il secondo è in realtà il terzo, il terzo è il quarto, e così via.

Vediamo ora i “dieci” comandamenti secondo il Catechismo cattolico (dal Catechismo di S. Pio X, per la preparazione ai sacramenti).

Io sono il Signore Dio tuo:
1. Non avrai altro Dio fuori di me.
2. Non nominare il nome di Dio invano.
3. Ricordati di santificare le feste *.
4. Onora il padre e la madre.
5. Non uccidere.
6. Non commettere atti impuri.
7. Non rubare.
8. Non dire falsa testimonianza.
9. Non desiderare la donna d’altri.
10. Non desiderare la roba d’altri.

[* Nota sul terzo comandamento – La Bibbia non dice “le feste”, ma “il giorno del riposo”, “il settimo”]

Ora vediamo i dieci comandamenti SECONDO LA SACRA BIBBIA, la Parola di Dio. 

Esodo 20:2-17 / Deuteronomio 5:6-21

1) “Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me.

2)Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

3) Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano; perché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.

4) Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo.

5) Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.

6) Non uccidere.

7) Non commettere adulterio.

8) Non rubare.

9) Non attestare il falso contro il tuo prossimo.

10)Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo

Per quale motivo la Chiesa Cattolica Romana ha alterato i comandamenti?

Vi chiederete per quale motivo la Chiesa Cattolica Romana ha alterato i comandamenti e ha cancellato il secondo. Alcuni sacerdoti cattolici si giustificano dicendo che il secondo comandamento era solo per gli Ebrei (il che non è vero, poiché insieme agli altri nove comandamenti, dati anch’essi agli Ebrei, esso è Parola di Dio ed è un comando rivolto a tutti gli uomini senza distinzioni, e inoltre Dio condanna severamente qualunque aggiunta o cancellazione alla Sua Parola).Un altro sacerdote ha risposto che in realtà, alcuni fanno una divisione tra il primo e il secondo comandamento, e però uniscono il nono e il decimo, mentre altri uniscono il primo e il secondo, e separano il nono e il decimo. Naturalmente una tale risposta è un’offesa anche al meno istruito degli esseri umani. Un altro ancora, negando apertamente la realtà, è arrivato ad affermare che la Chiesa Cattolica non ha cambiato i comandamenti, ma che siamo noi che non sappiamo leggere. La realtà dei fatti è che se non avesse tolto il secondo comandamento, la chiesa cattolica romana non avrebbe potuto più riempire le chiesa e santuari di statue ed immagini della “madonna” e dei cosiddetti santi, insegnando i fedeli a venerarle, il che è IDOLATRIA (Dio condanna sia l’adorazione – “non li servire” – che la venerazione – “non ti prostrerai davanti a loro” – di vivi, morti, oggetti e immagini.

La Scrittura dice: 

(Matteo 4:10)

A Lui solo rendi il tuo culto”

Come avrebbero potuto giustificare una tale trasgressione del secondo comandamento? Così, “hanno tolto la legge, e il reato non c’è più”.

In Deuteronomio 4:2,

Dio avverte:“Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo” (Deut. 4:2)

Come avete potuto constatare, le differenze tra la Sacra Bibbia e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono di vitale importanza.

Le manomissioni degli insegnamenti delle Sacre Scritture (Sacra Bibbia) sono inammissibili per Dio.

Luca 4:18

«Lo Spirito del Signore è sopra di me,
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; (poveri di Spirito)
mi ha mandato per annunciare la liberazione ai prigionieri (liberazione spirituale)
e il ricupero della vista ai ciechi; (verità occultata)
per rimettere in libertà gli oppressi.

L’IDOLATRIA E’ UN PECCATO

Appare in 4 versetti della BIBBIA:

Ezechiele 23:49

La vostra scelleratezza vi sarà fatta ricadere addosso,
voi porterete la pena della vostra idolatria,
e conoscerete che io sono il Signore, DIO”».

Ez 23:49 in tutte le versioni Mostra capitolo

1Corinzi 10:14

La santa Cena contrapposta agli altari pagani
Es 20:4-52Co 6:14-18Ap 2:14
Perciò, miei cari, fuggite l’idolatria.

1Co 10:14 in tutte le versioni Mostra capitolo

Galati 5:20

idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte,

Ga 5:20 in tutte le versioni Mostra capitolo

Colossesi 3:5

Ef 5:3-8; 4:17-312Co 5:17 (Ef 4:1-2, 32; 5:1-2)(Ef 4:3-4; 5:19-20)
Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria.

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RICERCHE CORONAVIRUS

https://www.camera.it/leg18/1132?shadow_primapagina=12421

Video del 25 Maggio 2021 – Camera di Deputati – Parlamento italiano

Questo è il link della ricerca del Salk Institute a cui si riferisce Sara Cunial che esponeva due giorni fa alla commissione Governo :

https://telegra.ph/Il-documento-scientifico-BOMBA-del-Salk-Institute-rivela-che-la-proteina-Spike-Covid-%C3%A8-ci%C3%B2-che-causa-coaguli-di-sangue-mortali—05-18

Il documento scientifico BOMBA del Salk Institute rivela che la proteina Spike Covid è ciò che causa coaguli di sangue mortali … ed è in tutti i vaccini Covid (progettato cosi)

Salk Institute: La proteina spike “danneggia le cellule” e causa “malattie vascolari” anche senza un virus

Ictus, attacchi di cuore , emicranie, coaguli di sangue

Il prestigioso Salk Institute, fondato dal pioniere dei vaccini Jonas Salk, ha scritto e pubblicato un articolo scientifico bomba che rivela che la proteina spike SARS-CoV-2 è ciò che sta effettivamente causando danni vascolari in pazienti covid e ai destinatari dei vaccini covid, promuovendo ictus, attacchi di cuore , emicranie, coaguli di sangue e altre reazioni dannose che hanno già ucciso migliaia di americani (fonte: VAERS.hhs.gov). Fondamentalmente, tutti e quattro i marchi di vaccini covid attualmente in uso diffuso iniettano ai pazienti la proteina spike o, tramite la tecnologia mRNA, istruiscono il corpo del paziente a produrre proteine ​​spike e rilasciarle nel proprio sangue.

  • Questo inonda il corpo del paziente con la stessa proteina spike che il Salk Institute ha ora identificato come la causa primaria del danno vascolare e degli eventi correlati (come i coaguli di sangue, che stanno uccidendo molte persone che prendono i vaccini).

In parole povere, significa che i vaccini sono stati progettati per contenere proprio l’elemento che sta uccidendo le persone. Il falso presupposto dell’industria dei vaccini e dei suoi propagandisti è che la proteina spike sia “inerte” e innocua. Il Salk Institute dimostra che questa ipotesi è pericolosamente inesatta.

In un articolo intitolato La proteina spike del coronavirus gioca un ruolo chiave aggiuntivo nella malattia, pubblicato il 30 aprile 2021, il Salk Institute avverte che “i ricercatori e collaboratori di Salk mostrano come la proteina danneggia le cellule, confermando COVID-19 come una malattia principalmente vascolare “.

Da quell’articolo:

“Ora, un nuovo importante studio mostra che le proteine ​​del picco del virus (che si comportano in modo molto diverso da quelle codificate in modo sicuro dai vaccini) svolgono anche un ruolo chiave nella malattia stessa. Il documento, pubblicato il 30 aprile 2021, su Circulation Research, mostra anche in modo conclusivo che COVID-19 è una malattia vascolare, dimostrando esattamente come il virus SARS-CoV-2 danneggia e attacca il sistema vascolare a livello cellulare. “Molte persone la considerano una malattia respiratoria, ma in realtà è una malattia vascolare”, afferma l’assistente professore di ricerca Uri Manor, co-autore senior dello studio. “Questo potrebbe spiegare perché alcune persone hanno ictus e perché alcune persone hanno problemi in altre parti del corpo. La cosa in comune tra loro è che hanno tutti basi vascolari”.

Il documento fornisce una chiara conferma e una spiegazione dettagliata del meccanismo attraverso il quale la proteina danneggia per la prima volta le cellule vascolari. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno creato uno “pseudovirus” circondato dalla classica corona di proteine ​​spike SARS-CoV-2, ma che non conteneva alcun virus effettivo. L’esposizione a questo pseudovirus ha provocato danni ai polmoni e alle arterie di un modello animale, dimostrando che la sola proteina spike era sufficiente a causare la malattia. I campioni di tessuto hanno mostrato infiammazione nelle cellule endoteliali che rivestono le pareti delle arterie polmonari. Il team ha quindi replicato questo processo in laboratorio, esponendo cellule endoteliali sane (che rivestono le arterie) alla proteina spike.

Hanno dimostrato che la proteina spike danneggiava le cellule legando ACE2.

Questo legame ha interrotto la segnalazione molecolare di ACE2 ai mitocondri (organelli che generano energia per le cellule), provocando il danneggiamento e la frammentazione dei mitocondri.

  • Studi precedenti hanno mostrato un effetto simile quando le cellule sono state esposte al virus SARS-CoV-2, ma questo è il primo studio a dimostrare che il danno si verifica quando le cellule sono esposte alla proteina spike da sole.

“Se rimuovi le capacità di replicazione del virus, ha ancora un effetto dannoso importante sulle cellule vascolari, semplicemente in virtù della sua capacità di legarsi a questo recettore ACE2, il recettore della proteina S, ora famosa grazie al COVID”, spiega Manor .

“Ulteriori studi con proteine ​​spike mutanti forniranno anche nuove informazioni sull’infettività e la gravità dei virus mutanti della SARS CoV-2”.

L’articolo non menziona che i vaccini covid-19 iniettano nei pazienti la stessa proteina spike studiata, ma questo fatto è ampiamente noto e persino propagandato dall’industria dei vaccini. Il risultato di questa ricerca è che i vaccini Covid inducono malattie vascolari e causano direttamente lesioni e decessi dovuti a coaguli di sangue e altre reazioni vascolari. Tutto questo è causato dalla proteina spike che è stata deliberatamente ingegnerizzata nei vaccini.

Dalla rivista medica Circulation Research: La proteina spike è ciò che sta causando il danno.

L’articolo del Salk Institute fa riferimento a questo documento scientifico pubblicato su Circulation Research: SARS-CoV-2 Spike Protein Impairs Endotelial Function via Downregulation of ACE 2.

  • Questo articolo è il primo a documentare il meccanismo con cui le proteine spike, anche quelle prive di un attivo componente virale – causano la distruzione vascolare legandosi ai recettori ACE2 e inibendo la funzione dei mitocondri cellulari.

Dall’articolo: la proteina SARS-CoV-1 [Spike] promuove il danno polmonare diminuendo il livello di ACE2 nei polmoni infetti. In questo studio, dimostriamo che la proteina S da sola può danneggiare le cellule endoteliali vascolari (EC) sottoregolando ACE2 e inibendo di conseguenza la funzione mitocondriale.

Abbiamo poi studiato l’impatto della proteina S sulla funzione mitocondriale. Le immagini confocali di EC trattate con proteina S1 hanno rivelato un aumento della frammentazione mitocondriale, indicando una dinamica mitocondriale alterata …

Inoltre, la sovraespressione di ACE2-L ha causato un aumento del:

  • tasso di acidificazione basale*
  • glicolisi indotta da glucosio*
  • capacità glicolitica massima*
  • riserva glicolitica*

* Il profilo mitocondriale generato fornisce quattro parametri della funzione mitocondriale, che può essere misurata in un esperimento: frequenza respiratoria basale, ATP-linked respirazione, perdita protonica, e la c La capacità di misurare il metabolismo cellulare e comprendere la disfunzione mitocondrialeapacità di riserva. La capacità di misurare il metabolismo cellulare e comprendere la disfunzione mitocondriale, ha permesso agli scienziati di tutto il mondo per promuovere la loro ricerca nella comprensione del ruolo della funzione mitocondriale nell’obesità, tossicità diabete, invecchiamento, il cancro, la funzione cardiovascolare e sicurezza.

Metabolismo cellulare è il processo di assorbimento di substrato, come l’ossigeno, glucosio, acidi grassi, e glutammina, e conversione di energia attraverso una serie successiva di ossidazione enzimatica controllata e reazioni di riduzione. 

Inoltre, le EC (cellule endoteliali vascolari)  incubate con la proteina S1 avevano

  • una funzione mitocondriale attenuata ma
  • una glicolisi aumentata, rispetto alle cellule di controllo trattate con IgG

 I nostri dati rivelano che la proteina S da sola può danneggiare l’endotelio, manifestato da una funzione mitocondriale compromessa e dall’attività dell’Ossido Nitrico ma aumentata glicolisi.

Sembra che la proteina Spike  nelle EC (cellule endoteliali vascolari)   

  1. aumenta lo stress redox che può portare alla
  2. disattivazione di AMPK (Proteina chinasi attivata da AMP o AMPK o 5′ Proteina chinasi attivata da adenosina monofosfato è un enzima che svolge un ruolo nell’omeostasi dell’energia cellulare, in gran parte per attivare l’assorbimento e l’ossidazione del glucosio e degli acidi grassi quando l’energia cellulare è bassa.)
  3. alla sovraregolazione di MDM2 (Proteina – Mdm2 è il nome sia del gene che della corrispettiva proteina che svolge la funzione di principale inibitore di p53, andandosi a legare ad esso ed inducendone l’ubiquitinazione e quindi la degradazione tramite proteosoma. Mdm2 appartiene pertanto alla famiglia delle ligasi E3.) e, infine, alla
  4. destabilizzazione di ACE2. Lo studio, ovviamente scritto da un’organizzazione pro-vaccino, afferma poi che “gli anticorpi generati dalla vaccinazione” possono proteggere il corpo dalla proteina spike.

Pertanto, l’articolo sta essenzialmente dicendo (parafrasato):

“La proteina spike può causare enormi danni al sistema vascolare quando a una persona viene iniettata quella proteina spike e quando il sistema immunitario di quella persona attacca la proteina spike e la neutralizza, il danno può essere fermato.”

In altre parole, il sistema immunitario umano sta cercando di proteggere il paziente dai danni causati dal vaccino, prima che il paziente venga ucciso dalle reazioni avverse. In altre parole, qualsiasi persona che sopravvive effettivamente al vaccino covid lo fa solo perché il suo sistema immunitario innato le protegge dal vaccino, non con il vaccino.

Il vaccino è l’arma. Il sistema immunitario è la tua difesa.

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SPICCIOLI DI PSICOLOGIA

AF – DF

Prima dell’avvento di Freud, il bisogno di smaltire i rimpianti e placare i rancori era affidato al confessionale. Qui non mi soffermo sulle conseguenze derivanti dal rivelare le proprie negligenze alle norme scritte o sottintese del contesto civile, ma sulla geniale intuizione che consumare il fiato per condividere speranze ed afflizioni sia un fondamento della salute psicofisica.

Volete una dimostrazione? Tappate il tubo di scarico della vostra auto.

Scienze esatte

Vituperata plasmata monitorata, la psicoanalisi è ormai incensata come una branca delle scienze esatte. Lo è, come le altre, fino alla prova contraria. Sappiamo tutti che gli studi sulle leggi naturali sono soggetti ad una scia di ricerche e sperimentazioni che possono destabilizzare l’autarchia dei principi in voga.

Tutto è in moto, carimiei, anche le convinzioni umane.

L’era della comunicazione

Gli strumenti tecnologici si sono affratellati alla psicologia nell’esaudire il nostro bisogno di partecipazione.

Il nemico ci ascolta, si diceva una volta. Oggi, un enorme orecchio attraversa montagne ed oceani per origliare pensieri ed idee messe in circolo con una modica cifra mensile e senza chiedere le novene del rosario.

Sta qui il bello ed il difficile, nel vagliare le possibilità proposte al pensiero individuale, libero da cesoie e indici e censure.

Poco male se desumere gusti e tendenze correnti serve ad elaborare consumi e strategie, finché si rimane su binari leciti. Dovremo pur vivere, in qualche modo.

Il migliore dei mondi possibili

Mi chiedo se Voltaire avrebbe considerato il nostro mondo il migliore possibile.

I racconti di chi ha vissuto nei primi cinquant’anni del ‘900 dimostrano che si può fare a meno di molte cose che oggi ritieniamo indispensabili, sebbene nessuno rinunci volentieri ai propri gingilli, malgrado l’inquinante controvalore.

E quante smanie per restare calmini qualche mese, pur con tutto l’arsenalecomunicativo che abbiamo in dotazione!

“Date al popolo le brioches.”, pare che abbia detto una regina in anticipo sui tempi.

“Dopo di noi, altro che Diluvio!”, avrebbe risposto, più o meno, l’amante del marito.

Non è dato sapere se i due aneddoti corrispondano a verità, però esprimono il nostro tempo in maniera egregia.

‘L’una gente sen’va, l’altra sen viene…’ direbbe Dante.

State accorti

Qual’è la soluzione ad un vivere partecipativo, accorto, ma non rinunciatario? Andare con funambolesche acrobazie dove porta il vento, o restare zitti e buci nel proprio cantuccio, con una blanda visione imposta da tradizioni e traduzioni accomodate, da cui uscire chianne chianne e solo per causa di forza maggiore?

Qualcuno disse: ”I pazzi hanno il cuore in bocca mentre i saggi hanno la bocca nel cuore.” Detto così, non sembra un linciaggio alla confidenza?

Era più spiccio mio padre quando chiedeva: ‘Apri bocca per dar aria all’ugola?’ perché avevo perso il senso originario di un discorso. Non mi accorgevo dell’imprudenza di buttare tutte le mie carte sul tavolo. È una libertà che solo la famiglia può concedere; quella di orgine, intendo, ché nella successiva accordare i suoni è più complicato.

Stando così le cose, si prende l’abitudine di consumare in silenzio considerazioni e riflessioni. Che poi, riflessi di cosa? Bella domanda! Qualcuno dovrà trovarla una risposta, prima o poi.

Sunti di psicologia parecchio spicciola

È proprio vero che si vive per imparare. E non basta una vita, con tutto quello che c’è da sapere! No che non basta per frugare nella catena di sogni mossi, di fatti rimossi, isterie ipnosi lapsus transfert processi e complessi vari. Non mi addentro oltre, altrimenti chissà dove si va a parare.

Che polpettone, la nostra psiche! Sarà a causa del miscuglio di ingredienti bene o male dosati, e dei conseguenti procedimenti di lavorazione e di scarto se non perdo l’abitudine di uscire dal discorso seminato?

A questo punto devo fare una confessione. Pochi giorni fa, leggendo le supposte, nel senso di supponenti, analisi psicologiche dei personaggi descritti nei cartoni animati di Walt Disney, ho appreso che le mie ‘bizzarrie’, argomento di conversazione tra le innumerevoli zie della mia infanzia, hanno nomi e cognomicosì roboanti che incutono soggezione solo a tentare di ripeterli.

E non sghignazzate. Ciascuno si muove a tutt’agio nelle proprie acque, dico io.

A proposito di bizzarrie

Detto questo, voi che avreste fatto? Io sono andata a scartabellare ed ho scoperto che la mia psiche è un’insalata mista di patologie appese ai bordi.Nel senso cheun piede poggia nella stabilità mentale, sempre che esista, l’altro penzola sopra un serpentaio di cosiddette sindromi.

Eccovi una sfilza di quelle che prima dell’era freudiana si chiamavano, ubbie, manie, fobie pallini… Bizzarrie, appunto. Sentite come svolazzano lievi, leggere, queste parole che sgomitano con boncore sulle umane imperfezioni? Sembrano emanazioni delle farfalleche anticamente indicavano quei 22 grammi (l’aggiunta del peso è recente) di spirito o anima che se ne uscivano dal corpo fisico per tornare alla stazione di provenienza, chissadove.

Ma sugli Dei, singoli, multipli o ufo torneremo in seguito.

Elenco delle mie anomalie

Io spulcio le mie, voi controllate le vostre. Non crediate di esserne immuni. Nessuno lo è. Gli eredi di Freud sostengono che siamo tutti nevrotici, quindi anche loro. La differenza sta nel fatto che chi dispone di mezzi cognitivi sull’inconscio (?!) sa dove parare, mentre gli altri, poverinoi!

Però, se abbiamo tutti una psiche malandata, significa che dovunque ci voltiamo c’è imperfezione.

E menomale, ché mi sentivo sola.

Via all’elenco

In famiglia e in amicizia vi sono persone che della psicologia fanno mestiere. È dunque cosa savia, per salvare i rapporti ed ovviare ai reclami, che io difenda le mie turbolenze con un contraddittorio.

Mi avvalgo di un diritto appellandomi al secondo comma dell’art 111 della nostra Costituzione. Andate, andate a leggerlo.

Sindrome di Diogene

Si riferisce a coloro che tendono ad accumulare gli oggetti. Parrebbe un sacrilegio gettarli via. Questa tipologia colpisce, di solito, gli anziani.

-Per forza! Maggiore il tempo vissuto, maggiori saranno i ricordi preservati. E poi, un sacrilegio, che esagerazione! Forse un pizzico di scaramanzia. Rasserena ritrovare il proprio mondo privato ogni mattina, oppure tornando da fuori. Pensateci. Le persone vanno e vengono, malgrado l’affetto scambiato insieme alle reciproche affinità. Le familiari carabattole restano, fanno vita in comune con noi, quasi come animali domestici. E mantengono la memoria di un momento particolare o di chi li ha donati. È così difficile da capire?

I libri, poi, fanno una compagnia più costante di tanti passanti ‘per caso’. Non so se mi conviene dirlo. Massì che lo dico. Io ci chiacchiero con i loro autori. Discuto sulle scelte e le idee di quelli che amo e ci litigo pure, qualche volta. Chissà se è una patologia psichica dialogare con le cose immote, in specie se pretendiamo che rispondano. A voi non capita?

Sindrome di Stoccolma

Configura l’atteggiamento della vittima che sviluppa un legame con la persona di cui sente prigioniera.

-Evvia! Questa è la banalissima storia di molte banalissime convivenze.

Prendiamo ‘La Bella e la Bestia.’ Una giovane donna cerca il padre e trova un tizio che pretende di sostituirlo. Qui, almeno, la fiaba cambia registro. Intanto, lui non si presenta come il solito schiribilloso principino azzurro. È travestito da assurdo bestione, genere minotauro (qui la si potrebbe tirare per le lunghe), ed è su di lui che il bacio funziona, tanto per cambiare.

Nella realtà capita che i principi baciati diventino rospi e le principesse ranocchie. Chi non è d’accordo, alzi la mano quando è solo.

Agorafobia

Descrive il timore ossessivo degli spazi aperti. Nella fiaba Frozen, la protagonista perde i genitori e per questo motivo si chiude in se stessa.

-Perché voi, nei suoi panni, andreste in piazza a ballare la tarantella?

Ed ora vediamo di capirci sull’imbarazzante, sfrontato esibizionismo degli spazi aperti. Il mare e le montagne sono i bellissimi, superbi, astri della Terra. Dall’alto e dal largo della loro titanica mole soggiogano l’umanità, imponendo rispetto e ammirazione. Evvia, quella è roba da istrioni. Non è un rapporto alla pari.

Volete mettere la filata conseguente di pensieri scorrazzanti tra colline, giardini, orti, laghi, fiumi? Sono bassini, alla nostra portata, Mi ci sento a casa, io, forse perché rammentano i luoghi dove sono nata, anche se di passaggio.

Sinestesia

Porta a dissociare gli stimoli dai reciproci sensi. I suoni sono veduti, i colori ascoltati e cosi via.

-A me capita una versione meno poetica. Qualche volta, guardando i canali ‘mangiarecci’, sento lo stuzzicante aroma del piatto esposto in bellavista. Si tratti di un arrosto o del fritto di mare, vi assicuro che non proviene dalla mia cucina, dove queste gioie del palato sono precluse. Non sono vegetariana, però mangio raramente la carne di manzo ed i cibi fritti non sono graditi al mio stomaco, purtroppo.

Vogliamo dire che la mia sinestesia è un miraggio della pancia?

Prosopagnosia

Consiste nell’incapacità di riconoscere i volti delle persone.

-Intanto, che sindrome si deve avere per trovare un nome simile?

Approfitto dell’argomento per rivolgermi alla casta femminile. Che ne pensate di quel principe azzurro che vi cerca in ogni dove però non ricorda il vostro volto e per chiedervi di vivere con lui finché divorzio non vi separi, si appella alla misura del piede? Lui, sì, che aveva dei problemucci. E meno male che era un principe, sennò chi lo pigliava?

La mia sindromeè in forma più leggera di quella del principe sbadato. I parenti li ho sempre riconosciuti; pure gli amici e qualche estraneo, alla lunga. Il guaio è che un volto devo vederlo innumerevoli volte perché si imprima nella memoria, ma più il tempo passa senza incontrarsi, più il riconoscimento sbiadisce. Certo è che nel lavoro e nei rapporti sociali qualche grattacapo l’ho avuto.

Un ricordo.Quando eravamo giovincelle, mia cugina ed io, non salutavamo nessuno camminando per strada, e così ci chiamavano le principesse, le superbe. Il fatto è che c’erano dei fattori imprescindibili, oltre alla timidezza: io avevo la prosocosasuddetta, anche se non lo sapevo, e lei non portava gli occhiali, sebbene fosse miope ed era difficile salvarla dai pali stradali.

Ecco fatto

L’elenco, almeno quello che si riferisce alle patologie dei personaggi disneyani finisce qui.

Anche se tengo a ricordare che non è stato Disney ad inventare Cenerentola, Biancaneve, Pinocchio e compagnia bella, ma Perrault, i fratelli Grimm, Collodi, riconosco che quella ricerca mi è servita a prendere coscienza delle mie anomalie. Che poi sono a pizzichi e bocconi. Uno zinzino di questo, due di quello. Almeno credo. Delle altre niente so. Potrei aggiungere che qualche volta sono distratta, altre smemorata, e poco altro.

Tutto qui, sennò mi avrebbero già ricoverata.

Sì, sì, aspettate a ridere dopo aver fatto il vostro elenco, ché sicuramente ne avrete d’avanzo anche voi da raccontare.

Forza, fatevi coraggio. Perchéarrovellarsi per una ‘psicastenia’ o qualche ‘ossessione compulsiva’, se perfino i Soloni autorizzati a grattare dentro la nostra psiche ammettono di non esserne immuni. Pensate alle fissazioni di Freud…

A ciascuno il suo

Grazie alla psicologia, frutto di antichissimi alberi greci, abbiamo imparato a giustificare molti umanissimi difetti, inclusi i famosi sette vizi capitali. Verissimo, però non sono sempre facili la comprensione e la misericordia, davanti alla mostra dei privati minotauri che ci portiamo appresso.

La mia esperienza personale mi porta a detestare dueforme caratteriali in cui mi sono imbattuta: l’aggressività e la malignità. La prima, figlia dell’ira, può essere causata da qualche disavventura precedente; anche la seconda, acido figlio di invidia e gelosia, avrà delle scusanti; tuttavia, consiglio di scansare i portatori di queste tare, tanto non c’è rimedio.

Parodiando una lezione umanitaria improbabile da gestire, si potrebbe sostenere che per amare e rispettare gli altri, così come sono fatti, dovremmo imparare ad amare e rispettare se stessi.

Secondo me, il modo migliore è quello di evitare, una volta per tutte, le persone che della molestia fanno mestiere.

In difesa delle psiche offese

Malgrado questi inciampi, voglio proseguire la difesa delle psiche offese mettendo in campo alcune diversità così ben descritte da alcuni amatissimi scrittori.

Ricordate ‘I Nostri Antenati’ di Calvino?

Chi può negare di essere stato, almeno una volta nella vita, invisibile quanto il cavaliere Agilulfo, dimezzato tra bene e male, come il visconte Medardo, o rampando alla ricerca di se stesso, alla maniera di Cosimo di Rondò?

E quanti di noi sono consapevoli di vivere in un mondo simile a quello che Eco ha cucito addosso al suo ‘Baudolino,’ spudorato eroe nell’arte di arrangiare la vita?

Bando a queste digressioni, per ora. Ci tornerò, prima o poi.

Con un poco di zucchero…

Prima di chiudere voglio ringraziare Walt Disney per aver fatto sorridere e ridere generazioni di bambini. I colori e le musiche dei suoi film hanno acceso la nostra infanzia fin dal dopoguerra, quando la vita pareva una landa spenta.

Grazie a lui, ho compreso che l’attitudine a cucciarmi dentro di me proveniva dalla mancanza d’interesse per un mondo che non somigliava a quello, aperto e possibilista, che la sua fantasia ha risvegliato.

Orsina

Tratto dal romanzo ‘Vaghe stelle d’Orsina’, per concessione dell’autrice.

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Curiosità Viaggi e Tempo libero

COSA VOLEVI FARE DA GRANDE?

I sogni abbandonati

Per capire quanto siamo cambiati, dovremmo rammentare cosa ci è stato accordato o negato dei nostri desideri infantili, scavalcati dai bisogni indispensabili agli infiniti anni dei doveri (o almeno lo sembravano, infiniti…).

Perché non dare una controllatina a ciò che avremmo voluto fare od essere o diventare (non è la stessa cosa), da grandi? A cominciare dal principio, ossia, da cosa sognano i bambini di oggi.

E partiamo dal principio

Leonardo, 8 anni: vorrebbe fare l’ingegnere aerodimanico, ‘ma potrei fare anche l’attore’. Un ragazzino di 13 sogna di diventare youtuber, un altro l’influencer (?), ma c’è chi si ‘contenterebbe’ di fare l’imprenditore. Resta da vedere cosa sarà di questi sogni ancora in costruzione.

Ed ora vediamo cosa desideravano quelli che camminano da varie postazioni sulla strada degli ‘anta’.

Interviste

Uno dei miei figli sognava di fare il calciatore, così dice. Io ricordo la sua affermazione di voler diventare un giornalaio, per leggere tutti i giornalini che gli piacevano. L’altro sognava di diventare una rockstar. Una sorella voleva un marito e sei, dico sei, figli. (Ha raggiunto la quantità auspicata con due figlie e quattro nipoti). Qualcuno avrebbe voluto fare il netturbino, pardon, l’operatore ecologico, quando se ne stavano belli ritti ai lati del camion. C’è chi voleva fare la ginnasta, il tipografo, la critica gastronomica (mica male!). E restaurare opere d’arte, disegnare tessuti, viaggiare (e si emoziona ancora nel sentire qualche parola straniera).

Un’amica mi ha confidato che voleva fare la principessa, ma nell’attesa di un azzurro consorte avrebbe fatto l’esploratrice, anticipando Indiana Jones.

Si sa che quel tipo di azzurro può cangiare in un verdastro simil ranocchio. E così sull’altra sponda, laddove una bianca nuvola potrebbe scatenare fulmini e saette.

Malgrado il mio pessimismo, ammetto di conoscere unioni che stanno sfidando il mezzo secolo ed alcune che lo hanno perfino superato.

Chissà gliequilibrismi e la buona volontà…

La strada maestra

Comunque, nessuno degli adulti intervistati ha realizzato le proprie aspirazioni infantili, banali o azzardate che fossero. Non è detto che sia stato uno svantaggio.

Nessuno dimentica quanta ansia, e fatica è stata consumata nell’adeguarsi alla vita, così come si presentava, per assecondare ciò che chiedeva, offriva, ordinava. E forse è su quei primi desideri inappagati che poggia l’identità che ha facilitato i presupposti futuri.

Io non avevo aspettative. Mi adattavo alle esigenze del presente con incosciente, maldestra disponibilità. Sicuramente non volevo viaggiare e non mi volevo sposare. Ecco, diciamo che i miei desideri andavano per sottrazione, forse perché ho sempre avuto la sensazione di avanzare in un ‘cardo’, scorrevole talvolta, altre parecchio faticoso, e che il ‘decumano’ fosse lì a riempire uno spazio. Insomma, solo per figura.

Quale arbitrio?

Per questo ed altri fondati motivi rifiuto di credere nel libero arbitrio.

Lo so che questa affermazione è sempre accolta con sospetta ambiguità. Tuttavia, a chi non è capitato di sentirsi indirizzare verso mete che parevano ignote, ma che, a ripensarci, sembravano precostruite, belle e pronte e già in attesa della nostra capitolazione?

Ci sarebbe da chiedersi quanto fosse conveniente la fabula di appiccarci addosso le colpe o le glorie del nostro destino, considerando che ‘Non si muove foglia che Dio non voglia.’

E del resto, se ciascuno fosse libero di sé, sai che trambusto di eventi causerebbero dei sassolini caduti con libero corso dentro i ricorsi umani?

Non siete d’accordo?

Ecco qualche dimostrazione.

Non si sceglie dove, quando e da chi si nasce.

Non si scelgono nome e cognome.

Non si sceglie il colore degli occhi, dei capelli, la corporatura, il temperamento. Così come non si scelgono nei figli, se e quando verranno.

Non si sceglie di chi innamorarsi e non dipende da noi l’esserne corrisposti; neppure che da entrambe le parti ci sia la libertà di amarsi.

Non si sceglie dove e quando ammalarsi. Quando e perché morire.

Devo continuare?

Direte voi: però possiamo scegliere le reazioni a ciò che accade. In parte è vero, anche se i nostri comportamenti dipendono da molti fattori, come l’ambiente sociale, l’educazione familiare, le caratteristiche insite nel temperamento, innate o conseguenti a fattori precedenti.

Su questo argomento si impuntano molte resistenze. La giustificazione più corrente è che senza libertà di scelta saremmo delle marionette, dei robot.

Prendo i miei vantaggi e confermo il disaccordo.

Quasi…

Un umanista vantato nei secoli tentò di equilibrare le posizioni con il suo’Discorso sulla dignità dell’uomo’,

‘… Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassie ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. ….nell’uomo nascente il padre ripose semi d’ogni specie e germi d’ogni vita….’

È nell’orazione di Pico della Mirandola questo passo che dà il visto a parecchie supposizioni sulla morte precoce del suo autore. Quel ‘quasi’ posto in difesa del libero arbitrio e che ne contesta l’assolutismo, è stato molestato ed evirato nelle antiche versioni, secondo l’umana abitudine di eliminare ciò che non conviene. Leggetene qualcuna e vi accorgerete quante volte è stato manomesso.

Se così fosse

Non so che cosa ne pensate voi. Io sento il rimbombo di quel plasmare, scolpire… Questo ambiguo scenario porta a figurare la nostra partecipazione alla vita come se fossimo nati per essere gliartisti di noi stessi nel’universo privato che ospitiamo, e spettatori privilegiati dell’universo che ci ospita. Non è dell’artista raffigurare il mondo e le sue cose per assecondare una visione interiore?

Che sia questo il modo giusto di affrontare il destino? Recitare al meglio la parte che ci è toccata, mettendo alla prova le armi ed i bagagli che ci portiamo appresso: i ‘semi d’ogni specie, i germi d’ogni vita, per sviluppare le nostre tendenze fisiche emotive mentali spirituali…

Se davvero nasciamo germinati da semi ignoti, starebbe a noi suggere le rose fecondate dagli eventi preordinati, per fruttare azioni e reazioni e farne miele da condivisione. Perché sta lì la nostra misura.

Ma guarda!

Siamo alle solite! Volevo parlare delle aspirazioni giovanili, dove portano e come cambiano, e mi ritrovo a spendere logorroichedissertazioni sul libero arbitrio.

Ed ora, come lo ritrovo l’argomento dei desideri perduti?

Vero che sarebbe da chiedersi quale pianta abbia fruttato le nostre prime voglie: un melo? Un fico? O l’albero sapiente che ci ha costretto ad atterrare in questo bellissimo pianeta a spasso nei cieli?

Un dono meraviglioso, troppo perfetto per degli imperfetti come noi. Abbiamo fatto di tutto per guadagnarcelo e forse abbiamo esagerato.

In effetti, era destinato ai poveri di spirito.

Per essere bisogna sognare

Nessuno di noi può esimersi dal sognare, durante il sonno; e forse è salutare farlo anche da svegli.

Millenni abbiamo abitato ed infinite identità ci abitano, in qualche oscuro modo, mai sazi di ciò che siamo, facciamo, abbiamo. Chissà le voglie, i bisogni che abbiamo calpestato per assecondarele pretese di questo mondo e la vita che offre. Come tanti David davanti al titanico Golia, ci siamo inoltrati in territori inesplorati, frugando la vita alla ricerca di noi stessi, ed abbiamo valicato infide paludi, pedaggi da pagare per corrispondere alle convenzioni prestabilite.

Per esserci bisogna partecipare

D’altronde, la vita perderebbe il suo senso se non potessimo sfogare gli impulsi che agitano il sangue, sciogliendo i nodi che ci tormentano nella rassicurante mostra delle emozioni altrui. Non è un caso se molti congegni moderni inducono la misura attraverso la comunicazione.

Che stia nel condividere il gradino più alto dell’evoluzione?

Avevano ragione gli antichi saggi greci e pure il nostro Giordano Bruno: ‘ Niente di nuovo sotto il sole.’

Ecco perché insisto e chiudo riportando il castigo divino che Milton prevedeva per noi, nel suo ‘Paradiso Perduto:

‘Dicono alcuni che ai suoi angeli ordinasse di inclinare di venti gradi e più i poli della terra rispetto all’asse del Sole; essi a fatica spinsero in obliquo il globo che nel centro sta; dicono altri che al Sole fu ingiunto di volgere le redini lungi dalla via dell’equinozio … altrimenti primavera perpetua avrebbe riso con i suoi fiori sulla terra.’ Ma, secondo voi, ‘primavera perpetua’ era intesa come eterna giovinezza?

Orsina

Tratto dal romanzo ‘Vaghe stelle d’Orsina’, per concessione dell’autrice.

Orsina

Tratto dal romanzo ‘Vaghe stelle d’Orsina’, per concessione dell’autrice.

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Assistenza agli anziani Curiosità

IN DIFESA DELL’ETÀ INVISIBILE

Aria, vegliardi! Fate posto!

Quando noi eravamo giovani, quelli che entravano nell’età invisibile erano rispettati. Avevano lavorato tutta la vita, così dicevano, ed il riposo se lo erano guadagnato. Doveva invecchiare la nostra generazione perché fossero, fossimo, considerati un peso e un costo.

Anche la nuova pestilenza ci ha dato dentro e c’è il sospetto che se la siano inventata per fare pulizia e sgombrare il campo dalla gente di ‘una certà età’. Eccheccavolo!

Potenza delle frasi fatte

Il potere dissacrante dei modi di dire! ‘Tu che hai una certa età…’ Ai tuoi tempi…’ Per non parlare di eufemismi come ‘babbioni’parola nota al Lasca ed al Carducci per indicare grulli e citrulli; o ‘carampane’ da Ca’ Rampani, il rione veneziano che anticamente ospitava le prostitute.

Come conosco l’origine di ‘carampana’? A qualcosa servirà la zattera di Internet!

La parola alla difesa

E così corre il ricorso alla difesa. Tuttavia, dobbiamo essere imparziali e un tantino clementi nel giudicare lecontumelie a nostro danno. A me conviene sicuramente. Non so cosa ne pensate voi, ma io non posso privare la controparte di ragioni. Due sono i validissimi motivi: il primo, personale, è che figli e nipoti potrebbero togliermi il saluto; l’altro, più generale, è che siamo stati giovani anche noi, sebbene i giovani non ci credono.

Cerchiamo di capirli quando ci rispondono con sassate di parole. Tesi asvicolare dalla strada che la generazione precedente imponeva, vuole, chiederà (il verbo corrisponde al mutare dei modi e dei tempi), saranno dispiaciuti a posteriori per aver trasformato i timori in accuse che hanno preso la via di sfogo. Proprio come accadeva a noi.

Presto si accorgeranno che la giovinezza si fugge tuttavia, ed è bene saperlo subito quanto sia passeggera.

Chi ha inventato l’acqua calda?

Va considerato il fatto certo, anzi certissimo, che non l’hanno inventata loro l’acqua calda. Cosa si credono? Neppure noi si scherzava nell’insolentire gli avipiù prossimi. Vadano, vadano i giovinastria controllare! Termini come bacucchi, cariatidi, mummie o matusa (da Matusalemme, ovvio), rientravano nel modello convenuto per denigrare i nostri vecchiarelli.

Non si contano le frasi di questo genere: ‘Il mio dirimpettaio ha fatto due guerre.’ – Sarà stanco morto. – ‘Più morto che stanco, ma nessuno glielo ha detto.’ ‘Il fornaio era partigiano e stava per essere fucilato. – Per questo è un po’ rimbambito? – ‘Macché! È morto ieri e non se n’è accorto. ‘Omammmamia, chi poteva immaginare che quella ‘vecchietta dell’aceto’ fosse una bellona,ai suoi tempi!’ – Ai tempi di Cleopatra? –

La risposta preferita

Le tiritere continuavano: Tizio è stato… Caio ha vinto… Sempronio ha visto…

E noi: ‘Ma che bravi sono stati!’ Così veniva parodiata una delle pubblicità di ‘Carosello’, quella di Calimero, il pulcino nero: ‘Or che bravo sono stato posso fare anche il bucato.’

E ridevamo pure. Che screanzati! Potevi ascoltare senza infierire, ma quel passato ancora prossimo era risolto con sarcasmo perché è difficile praticare la misericordia quando non siamo stati misurati. Ottenevano un blando interesse i grigi corridoi di un vissuto che ospitava nugoli di esperienze e azzardi e vittorie e delusioni. Raramente le memorie che potevano trasmettere oltrepassavano il vaglio delle emozioni. Le folate di osanna o di sdegno erano riservate alle cronache di attualità para politica o magari scandalistica di gente schiribillosa, istrionica, ma anche eroica, pronta a deridere o provocare il malcostume di turno.

E diciamolo, via, che per i giovani di qualunque epoca e costume i vecchi nascono vecchi e amen.

Torna in mente la favola-ammonimento sul piatto sbrecciato da riservare al vecchio di casa. Un’antica lezione sul non fare ciò che non vuoi sia fatto a te.

Ci siamo intesi? Oggi a noi, domani a voi.

Animo figlioli!

Tranquilli, dalli e dalli arriverete a Canossa, dove imparerete che le feste di riconciliazione durano assai poco. Lasciamo a voi il compito di credere che dietro ‘l’angolo’ di questa palla ci sia un mondo nuovo, migliore. Scoprirete a vostre spese che stuzzicare i concetti costituiti in cambio di utopici ideali non impedisce la legge di compensazione, ché se una parte migliora, ce n’è sempre un’altra a rischio.

E vi va bene che vi sia toccato l’oggi. Le generazioni precedenti, e alcune ancora, avevano le loro guerre per smaltire le energie da tenere a freno. Eppoi c’era il servizio militare che insegnava ad obbedire ai superioriViene il sospetto che il detto antico’Se vuoi la pace prepara la guerra’,avesse il sottinteso di togliersi di torno, non il vecchiarellume, ma le belle, fresche, energie in esubero.

Meditate pivelli!

Guerre mondiali Guerriglie domestiche

Il problema sta nelle dissonanze tra i bisogni delle diverse caste, che di caste, infine, si tratta. Se è un problema tenere a bada le ragioni dell’irruenza giovanile da parte di coloro che si trovano nell’età adulta, attaccati con braccia e gambe al daffare in corsa, come vi possono riuscire dei vecchiarelli tanto inutili e rompiballe da essere maltrattati perfino dal virus in circolazione?

Ogni nuova leva se la vuole inventare la vita, consumando l’eccesso di energie sul piede di guerra, anche se con l’altro auspicano la pace. E ce ne vogliono di confronti, avanti di raggiungere la consolante certezza che gli esemplari della nostra specie, di qualunque luogo ed epoca, hanno affrontato gli stessi sentimenti e capitomboli prima di adeguarsi a ciò che altri fanno e disfano.

Ma chi? Noi?!

O com’è che ora ci viene rinfacciato di tutto, dall’ostinazione nel resistere, in barba al sovraffollamento ed al costo delle pensioni, fino alla de-cadenza del pianeta.Ma è proprio vero che lo abbiamo fatto noi un simile disastro? Noi che sognavamo i Garibaldi, gli Zorro, i Robin Hood, i Che? Noi che non abbiamo voluto guerre, se non imposte da altri, noi che abbiamo modernizzato il costume per costruire un mondo migliore…

Nessuno più di noi, ragazzi del dopoguerra, sa quanto fosse difficile accettare l’autorità di chi ritenevamo colpevole di aver contribuito, volente o nolente, ad eventi irrimediabili. Il destino non sarà stato nelle mani dei nostri genitori, presi uno ad uno, ma il risultato finale lo avevamo sotto gli occhi.

Chi poteva immaginare che anche noi saremmo stati accusati di eventi decisamente irrimediabili? E menomale che adesso si scoprono gli altarini. Pare che le prime avvisaglie sul pericolo planetario risalgano ai primi del 1960, quando noi eravamo solo dei fanciullini. Rifatevela con quelli che oggi avrebbero, più o meno, 100 anni.

Sono incorreggibile

Santi numi! Alle solite ho divagato dal tema che mi ero prefissata: come goderci gli anni invisibili. Non è forse vero che sempre si ricomincia dal principio? Anche le nostre cellule cambiano continuamente, e senza il soccorso della chirurgia estetica. Misteri delle ingiustizie umane: com’è che loro si rinnovano e noi s’invecchia?

Bando a piagnistei e patetismi. Occupiamoci delle nostre faccende che è meglio, ora che siamo in crisi d’astinenza dal vivere, dopo i consensi ed i nonsensi degli infiniti anni dei doveri. O almeno lo sembravano, infiniti.

Arresi davanti ad un presente che sembra privo di scopo, non sappiamo quante pagine bianche restano nel nostro diario, ma sono convinta, convintissima che non vadano scarabocchiate solo con pratiche uggiose e foto ricordo. È inutile star lì a rimestare nell’attesa delle ricorrenti imprese del minotauro personale.Qualcos’altro dovrà pur venir fuori dai nostri polverosi cilindri, per incitare la nuova, giovane vita da vecchi, dopo le fatiche della vecchia vita da giovani.

Convenuto sui bisogni primari, il trittico Salute Famiglia Casa, si vada qui ad illustrare altri settori molto utili nella terza e quarta età. Mi riferisco ad amici, passatempi, giochi, svaghi… Primari anche questi, perché tengono alto il morale.

Sennò, cosa ne vogliamo fare delle residue energie? Segatura?

Ecco perché insisto

Abbiamo tempo e coraggio per partecipare al grande biribissaio, finché possiamo ed a modo nostro, senza evitare i bordi. Ci siamo abituati a stare cavalcioni nei confini. Su molte prospettive ci siamo distesi e molti orizzonti ci hanno sorretto. Ne abbiamo visti di mutamenti, abbiamo già sofferto di illusioni. Oggi possiamo contentarci della consapevolezza. Che sensazione di riposo dell’anima, respirare il mondo e le sue cose senza attese o pretese.

A noi si addicono le nuance di mezzi toni da quando i nostri angoli si sono fatti curvi, ma se qualche pennellata barocca ci piace, ci somiglia, nonrinunciamo a riaffacciarsi alla vita con le follie compensatorie e la voglia di strafare che ci siamo negati. Diamo una sferzata allo spirito sonnolento e pigiamo il vigore sui sensi sciupacchiati, tanto per spendere il tempo residuo a diventare ciò che eravamonati peressere.O almeno, a chiederci se siamo come avremmo voluto essere, anche se comporterebbe una conoscenza più approfondita del sorprendente, incompreso apparato mentale che ci portiamo appresso.

Si dice che il cervello sia l’intestino della mente e che abbia svariate diramazionisu cui baloccarsi. Chissà cosa potrebbe uscire da quei labirinti se ci mettessimo il foraggio della curiosità! E quella non è roba che puzza…

Ocean cleanus

In chiusura vorrei condividere la meraviglia per l’Ocean cleanus, l’enorme macchinario che elimina dai mari il vecchiume abbandonato…..

Ohinoi! Mi è proprio scappata!

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L’importanza dell’intelligenza emotiva negli anziani

Durante la nostra vita, ognuno di noi ha vissuto momenti di notevole tensione, per motivi diversi: lavoro, studio, relazioni umane ecc. Come affrontare questi momenti?

Probabilmente ci sono situazioni in cui è più facile rimanere calmi e risolverere i problemi in modo assertivo; in altri, pensiamo che “l’unica soluzione sia l’aggressività”.

Essere in grado di scegliere come reagire nelle varie situazioni è ciò che è noto come intelligenza emotiva.

Cos’è l’intelligenza emotiva?

Secondo Martín (2018):

“È la capacità di accettare e gestire consapevolmente le emozioni, tenendo conto dell’importanza delle decisioni che prendiamo e dei passi che facciamo nel corso della vita, anche se non ne siamo consapevoli”.

L’intelligenza emotiva è un processo che coinvolge tutta la nostra vita. Quindi è possibile svilupparlo da adolescenti come da adulti. Una delle caratteristiche dell’età avanzata è che deve affrontare dei mutamenti biologici, psicologici, sociali. Il modo di vivere dell’anziano varia. Finita l’era del lavoro è iniziata quella del pensionamento, dove può utilizzare il tempo libero dedicandosi a nuove attività che prima non conosceva.

Ciò può creare tensione, poiché i cambiamenti provocano paura e disagio in alcune persone. Questa situazione potrebbe causare delle reazione in famiglia e tra gli amici.

Come debbono comportarsi i familiari in questa situazione?

La prima cosa da fare è cercare di entrare in empatia con il proprio parente, cercando di comprendere le problematiche che sta attraversando. Questo atteggiamento è importante per comunicare in modo assertivo e rassicurante il nostro pensiero.

La seconda cosa è quello di mostrare il nostro sostegno, far presente ciò che sentiamo e pensiamo in una determinata situazione.

La terza è far comprendere alla persona in difficoltà che si possono trovare delle alternative.

Ci saranno momenti in cui vi sentirete stanchi o disturbati, magari anche a causa di altri fattori, e non sarete in grado di dare una risposta assertiva, In questi casi è bene prendersi del tempo per respirare e riflettere quindi parlare con calma, ricordando che ci sono vari modi per dire le cose.

È sempre consigliabile utilizzare i punti di forza, presentandoli come aspetti di miglioramento, piuttosto che mostarsi aggressivi o nervosi, menzionando i problemi e le preoccupazioni che vi assillano.

Ad esempio, è meglio dire: “Anche io ho voglia di parlare con te. Lo faremo molto presto.” oppure: “Non ho tempo per parlare con te.”?

L’intelligenza emotiva è un’arte che, fortunatamente, possiamo sviluppare per tutta la vita.

È solo questione di farne un’abitudine e di usarla come pratica costante. Controllare pensieri ed emozioni può portare molti benefici, come acquisire maggiore tranquillità nel relazionarsi con gli altri, risolvere i problemi in modo positivo, capire i motivi del comportamento altrui nei propri confronti.

Ricordate che essere in grado di riflettere sulle nostre reazioni quando capitano dei problemi può impedirci di averne altri.

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Le Magie disturbate di Disney

Tre generazioni sono cresciute con le magie di Disney.

La nostra fantasia si è nutrita con i film della sua casa di produzione. Ci siamo emozionati con le storie dei suoi personaggi, abbiamo riso e pianto alle loro disavventure.

I nostri genitori ci hanno accompagnato a vedere i primi cartoni animati della saga disneyana (Bambi, Cenerentola, Biancaneve ed i sette nani, Alice…). Noi vi abbiamo portato figli e nipoti, contenti di ritrovare scene rimaste memorabili e di vedere i film di produzione più recente.

Disney ed i disturbi mentali dei suoi personaggi

Psicologi, psichiatri e antropologi si sono chiesti se la casa cinematografica Disney abbia scelto intenzionalmente di diffondere messaggi emblematici attraverso il comportamento dei personaggi scelti per i film di sua produzione.

Esistono teorie che ruotano intorno alla tendenza del cinema disneyano di rappresentare alcune patologie della psiche umana.

Fiabe ispiratrici

Come accade nelle fiabe che li hanno ispirati, i protagonisti di questi adattamenti cinematografici espongono evidenti rappresentazioni di alcuni disturbi mentali.

Simili riferimenti si trovano in tutte le classiche storie per l’infanzia, da quelle scritte dai fratelli Grimm a quelle di Perrault e di altri autori per bambini, italiani o stranieri, che hanno ispirato film prodotti dalla la compagnia cinematografica di Walt Disney.

I personaggi disneyani

Alcuni psichiatri hnno battezzato alcune patologie psichiche facendo riferimento al comportamento dei protagonisti di molti cartoni animati disneyani.

E allora, vediamo di analizzare cosa si nasconde, secondo gli esperti della psiche umana, dietro le coloratissime, attraenti facciate di questi film.

SINDROME DI ALICE E TODD

Alcuni mettono in relazione i protagonisti di ‘Alice nel paese delle meraviglie’ con la sindrome di Todd, a causa della relazione tra i sintomi di questa malattia e le strane esperienze della protagonista.

La sindrome di Todd si riferisce alle allucinazioni visive come distorsione di dimensioni, forme, colori e persino con la presenza di più immagini come sintomo principale .

Nel film possiamo cogliere la micropsia e la macropsia, due disturbi neurologici che influenzano la percezione di Alice nel vedere gli oggetti più piccoli o più grandi del normale.

Il Coniglio Bianco di Alice

Secondo questa visione neurologica, il coniglio bianco che in ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’ appare con l’orologio tra le mani e l’ansietà negli occhi, soffrirebbe di un disturbo d’ansia generalizzato. Si tratta di una sindrome che porta all’esaurimento nervoso ed alla difficoltà di addormentarsi a causa della tensioni provocate dalla preoccupazione per i compiti quotidiani. Le persone soggette a questo disturbo possono soffrire anche di movimenti nervosi, involontari, come accade in chi soffre del disturbo di Tourette.

SINDROME DI ARIEL E DIOGENE

Le persone colpite dalla sindrome di Diogene tendono ad isolarsi in casa e ad accumulare oggetti di ogni genere. Per loro sarebbe quasi un sacrilegio gettarli via. Questa è una tipologia che di solito colpisce gli anziani.

Nel film ‘La Sirenetta’, Ariel è una giovane sirena che sogna di diventare un essere umano. Il suo passatempo preferito consiste nel raccogliere gli oggetti caduti dalle navi, per conservarli come un grande tesoro, proprio come fanno i pazienti con la sindrome di Diogene.

IL COMPLESSO DI BAMBI

Vogliamo parlare di Bambi, il protagonista di uno dei primi lungometraggi di Disney?

L’innocente cerbiattino ha dato il nome ad una sindrome che caratterizza persone sensibili, sentimentali e compassionevoli verso gli animali e, in genere, tutta la natura. Essendo iperprotettivi, amano prendersi cura dell’ambiente e sono ostili alle persone che compiono azioni dannose per il nostro pianeta.

LA BELLA E LA BESTIA – SINDROME DI STOCCOLMA

La Sindrome di Stoccolma è una reazione psicologica in cui la vittima di un rapimento sviluppa un legame con la persona che la tiene prigioniera. In molti casi anche il rapitore prova dei sentimenti nei confronti della sua vittima, proprio come accade nel film ‘La Bella e la Bestia.’

Bella è una giovane donna che va alla ricerca del padre. Quando lo ritrova imprigionato nella casa di un uomo con il volto di bestia, si propone come scambio per liberarlo. Questa convivenza tra la bella e la besta li porterà ad innamorarsi.

BIANCANEVE E NARCISO

In questo film la matrigna di Biancaneve rappresenta quel disturbo della personalità chiamato narcisismo, perché provoca un grande bisogno di essere ammirati.

Narciso era un bellissimo giovane che passava il tempo a rimirarsi nell’acqua, fino ad affogare nell’atto di baciare se stesso. La matrigna di Biancaneve usa uno specchio per assicurarsi di essere la più bella del reame e quando apprende che Biancaneve è diventata più bella di lei, la gelosia la spinge a tentare di ucciderla.

SINDROME DI PETER PAN

Questo giovane impenitente ha dato il suo nome ad una sindrome che porta al rifiuto di diventare adulti.

Peter Pan è un orfano che preferisce vivere a Neverland, l’Isola che non cè, insieme ad un gruppo di bambini senza famiglia, proprio come lui. Tuttavia, sotto la sua maschera spavalda si nasconde la paura di misurarsi con la vita. Infatti, i pazienti affetti da questo disturbo non sono in grado di accettare il passaggio dall’infanzia all’età adulta.

Capitan Uncino

Hook, il personaggio conosciuto da noi come capitan Uncino, soffre di stress post-traumatico da quando la sua mano è stata mangiata da un coccodrillo. Questa sindrome porta ad essere perseguitati da ricordi disturbanti, portandoli a combattere l’ansia con l’iperattività.

La sindrome di Wendy

Non dobbiamo dimenticare un altro personaggio di Neverland. Wendy è la ragazza che ha seguito Peter Pan. Interpretando il ruolo di madre dei bambini perduti ha dato il nome alla sindrome di Wendy che è associata a quelle donne che amano esercitare il ruolo di madre.

FROZEN E L’AGORAFOBIA

L’agorafobia è il timore ossessivo di spazi aperti.

Elsa, la protagonista di Frozen, è affetta da questo disturbo dopo aver subito dei traumi a causa delle terribile esperienze subite durante la sua infanzia. All’inizio del film la giovane principessa perde i genitori in mare e sta per perdere anche la sorellina. Per questo motivo si è chiusa in sé e non vuole vedere nessuno.

ALADINO E JAFAR

Nel film basato sulla storia di Aladino, Jafar, il personaggio malvagio, rappresenta un sociopatico che soffre di disturbo antisociale della personalità. Coloro che sono affetti da questa malattia non sanno adattarsi alle norme sociali prestabilite.

LA BELLA ADDORMENTATA E LA SINDROME DI KLENE-LEVIN

La sindrome di Klene-Levin è un raro disturbo neurologico, caratterizzato da lunghi periodi letargici. In questa fase vi è la possibilità di disturbi comportamentali e di amnesie che possono durare per settimane o mesi.

Aurora, la protagonista del film ‘La bella addormentata’, può rappresentare la sindrome di Klene-Levin. Cresciuta nella foresta grazie a tre fatine, un giorno si punge una mano per volere di Malefica, una fata cattiva. Da allora cade in un sonno profondo dal quale può risvegliarla solo un bacio di vero amore.

CENERENTOLA

In questo film si possono riscontrare varie patologie della psiche. La prima prende il nome dalla protagonista. Il complesso di Cenerentola è considerato una sindrome della personalità da dipendenza. sebbene non faccia parte dei disturbi neurologici accettati dall’OMS.

Solitamente, la sindrome di Cenerentola si verifica nelle donne che hanno idealizzato l’immagine maschile come il principe azzurro della fiaba di Perrault. Tendono a dipendere dal partner, con conseguente paura della separazione, e quando non corrisponde all’ideale che avevano immaginatoprovanouna grandissima frustrazione.

Il principe azzurro

La Prosopagnosia è una malattia neurodegenerativa che consiste nell’incapacità di riconoscere i volti delle persone. È una forma di agnosia visiva che colpisce il 2,5% della popolazione.

Dopo aver ballato con il Principe azzurro, Cenerentola fugge dalla reggia perdendo la scarpetta di cristallo. Il principe decide di provarla su tutte le fanciulle del paese e quando arriva davanti a Cenerentola la riconosce solo perché può indossare la scarpa che aveva perduto.

PINOCCHIO E LE BUGIE

La sindrome di Pinocchio consiste nel bisogno di mentire.

Al burattino di legno, ideato da Collodi, si allunga il naso ogni volta che dice una bugia.

Nella realtà non cresce il naso quando diciamo delle bugie, però può capitare che il nostro viso diventi rosso perché subiamo un aumento della temperatura corporea.

POCAHONTAS E LA SINESTESIA

La sinestesia è quella caratteristica umana che porta ad associare uno stimolo ad un senso diverso da quello da cui proviene. I pazienti con questa qualità affermano di vedere suoni, sentire colori o scoprire dei colori nel vento.

Quando Pocahontas insegna a John Smith le tradizioni della tribù native d’America, gli canta una canzone che descrive i colori del vento.

RAPUNZEL E IL DISTURBO BIPOLARE

Il disturbo bipolare è una malattia mentale che consiste in improvvisi cambiamenti di umore. Il paziente può essere sollecitato da sentimenti opposti, a breve distanza di tempo gli uni dagli altri.

Rapunzel, la protagonista del film Disney dai capelli immensamente lunghi, vive in cima ad una torre, dove è stata rinchiusa dalla sua presunta madre. Un giorno passa sotto la torre un giovane ladro che la incoraggia a lasciare la casa. Piena di curiosità, accetta di uscire, contenta di essere finalmente libera, ma una volta fuori, è in pena per il rimorso di aver disobbedito alla madre.

WINNIE THE POOH

Anche i personaggi di Winnie The Pooh sono correlati ad alcune sindromi.

Winnie the Bear, per esempio, può essere associato ad un disturbo da alimentazione incontrollata, a causa della sua eccessiva golosità per il miele. Questa patologia porta a privilegiare determinati alimenti, mangiandone in quantità eccessive. I pazienti affetti dal disturbo da abbuffate compulsive sono spesso in sovrappeso, proprio come l’orsetto Winnie.

Pimpi

Pimpi il porcelletto, uno degli amici di Winnie, è sempre nervoso e preoccupato, imprigionato da una continua tensione. Anche lui soffre di ansia generalizzata, proprio come il Coniglio bianco di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Tigro

È questo un altro amico di Winnie. Simpatico, leale, esuberante, è convinto di poter saltellare come fanno i canguri.

Questo personaggio potrebbe riferirsi al disturbo da deficit di attenzione (ADHD), una patologia caratterizzata da iperattività e problemi di concentrazione che portano a ripetere sempre gli stessi errori.

Ih Oh

L’asino amico di Winnie che perde costantemente la coda, si può configurare come affetto da depressione e pessimismo, che crede di scansare dormendo gran parte della giornata.

Quando è sveglio vaga avanti e indietro con espressione cupa e preoccupata.

Tappo

Nella serie di Winnie The Pooh, il coniglio Tappo passa tutto il suo tempo ad occuparsi del giardino, per mantenerlo costantemente curato e pulito.

Questo personaggio può essere correlato ad un disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

I pazienti che ne soffrono possono diventare ossessionati da idee o atti specifici, ripetuti senza misura.

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Curiosità

Bestiario privato

Anche qui ci vuole un cappello d’apertura.

Userò i termini bestia o bestiola, sebbene suonino dispregiativi, per un semplice motivo che tutti sanno ma pochi ricordano, e cioè che anche noi apparteniamo al regno animale.

Dovevo pur distinguerci, in qualche modo.

Partiamo dal principio

Si usa dire che ci sono individui con una doppia personalità.

Il fatto è che tutti siamo dotati di due, tre, e chissà quante tendenze caratteriali, Alcune sono in mostra; altre non hanno trovato la strada per uscire e stanno solo aspettando il loro turno.

È riduttivo addossare atteggiamenti e convinzioni solo all’influenza dell’ambiente e le contingenze esterne, poiché possono derivare da fattori più… come dire, privati.

Troviamo diversità comportamentali nelle bestie della stessa specie, a causa della famiglia di provenienza o del trattamento che ricevono.

Noi, però, disponiamo di un enorme bagaglio di pertinenze, dissimili le une dalle altre, che dobbiamo a istinti provenienti da vari animali.

Ci sarebbe da chiedersi quante e quali porzioni di identità ospitiamo, dopo millenni di convivenza.

Bestie che siamo

Infatti, se cerchiamo le similitudini che ci accomunano ai nostri parenti di peli e piume, scopriamo che ce n’è più di una. Non per nulla abbiamo l’abitudine di raffrontare vizi e qualità umane con le loro caratteristiche.

Di esempi ne troviamo a bizzeffe.

Scontroso come un orso, cieco come una talpa, operoso come una formica, lento come una lumaca, Mangione o sudicio o altri vizi ed ecco il porco.

E c’è il popolo bue, l’umano gregge….

Mi fermo qui, ma potrei continuare a lungo.

Che vi piaccia o no, così è per tutti. Ed è così anche se non vi pare.

Mondo plurimo

Si dice che gli esseri umani siano gli ultimi abitanti della terra. Ma se è vero che gli ultimi la erediteranno, si allude proprio a noi?

Va da sè che vi operassero multiformi energie quando siamo arrivati. Se ogni cosa della natura contiene in sé forma e sostanza, forse nell’uomo è stato buttato un miscuglio di componenti da qualche buontempone, giusto per scoprire quale razza spuria ne venisse fuori.

Vediamo com’è andata: una fettina di scimpanzé, uno sguincio di delfino, una lacrima di pantera, coccodrillo quanto basta?

Gli ingredienti precisi non li sappiamo e così le dosi, ma è certo che ne è nata un’accozzaglia infinta di possibilità. Ecco perché ciascuno di noi è fatto a modo suo.

Retaggio

Chiunque fosse il demiurgo, ha influsso nel nostro retaggio animale una scintilla che ancora ci assiste, malgrado le nostre incongruenze. Ecco perché ci possiamo infognare nella bestialità più infima e salire fino ad immaginare quel residente in altri cieli, altri pianeti, che ha fatto una capatina qui per compiere degli esperimenti.

Sì, deve essere andata proprio così. O è accaduto il contrario?

Non sarà che siamo dei clandestini naturalizzati terrestri?

Bestiario privato

Come in tutti gli esseri umani, anche in me ci sono delle peculiarità.

Da giovane, il contrastante bisogno di distacco e protezione mi faceva sentire come un gatto nascosto sotto il guscio di una lumaca.

Non si trattava solo di bestiole sedentarie, cresciute in una cattività domestica. C’erano altri richiami da sottofondi inesplorati. Da uno di questi cunicoli giungeva il musicale vocio degli uccelli che svolazzano nelle paludi. Da un altro si poteva udire il lento ronfare di un’orsetta sonnacchiosa.

Ben separata, un’aquila attendeva nel suo giaciglio.

Che connubio!

Nel tempo della massima energia solare, la necessità di spingermi nell’arena tra i lupi e le tigri ha aperto ignoti istinti corrazzati per l’autodifesa. Il carapace si è indurito ed il gatto ne è uscito per accendersi con sprazzi di leonità, mentre l’orsa musona ha mostrato quanto poco gradisca d’esser disturbata.

E c’è stato il controcanto dell’aquila, libera di volare sopra foreste di intenzioni umane. Se l’avessi tenuta ancora accovacciata, forse avrebbe tentato di mangiarmi il fegato.

Divagando

Fortuna che questo organo si ricrea, come sapevano gli antichi. Essì, altrimenti, come avrebbe potuto realizzarsi il mito di Prometeo, il titano che frequentava la rarissima, abitudine di pensare prima di agire?

Diciamo che se il fuoco era inteso come calore, già che c’era lo poteva distribuire meglio. A sua giustificazione si può prevedere l’ipotesi che non abbia fatto in tempo a rifinire il lavoro. E se fosse stato lui a spargere la scintilla che ci contraddistingue?

Io la butto lì, tirate voi le congetture.

A proposito del fegato, non dimentichiamo l’etrusca mania di studiarvi gli umani destini. Sospetto che le genti antiche avessero conoscenze maggiori di quelle che hanno tramandato. Chissà dove le hanno nascoste. Temevano per il loro fegato?

Torniamo a noi

Nel tempo dei riepiloghi sono tornata ad affamigliarmi con bestiole casarecce.

Oggi sono una placida tartaruga della terza, quasi quarta età, ramenga per le vie di casa e del cortile, ma non ho rinunciato a tutelare la mia zona di pertinenza.

Va detto che ha preso campo l’uccello bisognoso del respiro delle paludi. Ed è per consentirgli di circumnavigare tra terra acqua e cielo, cioè, tra cervello, memoria e pensieri che vivo come una tartaruga e mi comporto da orsa, come si evince dal mio psedudonimo.

La cosa migliore è lasciare appisolato questo residuo di aggressività. Quando si è preteso di farmi arresa ha sempre reagito in maniera spropositata.

Come dire: voi suonate le vostre trombe, io suono il mio martello.

L’aquila azzarda ancora il libero volo e qualche volta ci riesce. È una meraviglia osservare dall’alto le diramazioni delle prospettive umane. Queste ricognizioni non cambiano le cause che hanno partorito i nostri affanni, però aumentano la consapevolezza di come si vorrebbe far girare il mondo. Vi pare poco?

È così che mi piace stare.

È bello andare a spasso tra le paludi della memoria, protetti e irrobustiti dalle esperienze passate, ma è ancora più bello essere capaci di volare con ali libere.

Somiglianze

Dopo tutto ‘sto panegirico, almeno noi della terza e quarta età dovremmo aver capito che non siamo solo angeli o solo demoni. Siamo molto di più.

A questo punto una miriade di domande ribolle fino a venire a galla.

Se non conosciamo lo zibaldone che ci abita, come possiamo gestire noi stessi?

Come possiamo sapere come hanno avuto corso le nostre scelte?

Ci sarebbe da riflettere. Altro che libero arbitrio!

C’è tanta roba incognita dentro di noi, ma per conoscerla dobbiamo accettare il bestiario che scorrazza a suo piacimento quando meno te l’aspetti e non sempre ti dà il tempo di rimediare.

Viene il sospetto che se ci mangiamo qualche coscia di pollo ce la siamo guadagnata.

Zoologia fantastica

Prima di chiudere dovremmo buttare un occhio o due su quegli animali fantastici che sintetizzano le varie tipologie umane.

Nel Manuale di zoologia fantastica di Borges si apprende l’esistenza di chimeriche mangiatrici di propositi su cui scherzava Rabelais. Mi chiedo in quanti di noi si specchino i simurg, gli uccelli immortali che nidificano sull’albero dei semi di conoscenza. Sempre che trovino qualcosa da specchiare.

In me ha fatto sicuramente il nido la scimmia dell’inchiostro.

Guardatevi in giro.

E voi, avete mai provato a scovare gli animali che circoscrivono l’area dei vostri bisogni, del vostro sentire e fare? Non volete sapere a quali specie rassomigliate? Non vi accontentate di studiare i comportamenti di cani e gatti. C’è molto altro da scoprire. Andate al giardino zoologico. Guardate come si muovono, agiscono, reagiscono, i nostri lontani antenati, ancora tanto vicini.

Vi capiterà di ritrovare i comportamenti di questo o quel conoscente. E potreste scoprire proprietà di cui vantarsi ed altre che sarebbe conveniente tenere accucciate. Fino a prova contraria.

Un augurio

Intorno a noi vi sono bestiole che mostrano una grande capacità sentimenti, come l’amore, la gratitudine, ed una dedizione fino al sacrificio.

L’augurio migliore che io possa darvi è di far parte di una famiglia che ha in sé il pellicano e l’upupa.

Il primo nutre la prole col suo sangue, il secondo cura il genitore fino a rendergli la gioventù.

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Curiosità

C’era una volta…

C’era una volta una bambina, una principessa, una fata, una strega, un re, un eroe, un orco, un diavolo.

Così iniziano le ripetizioni orali di storie tramandate da cantori tribali, burattinai, pellegrini, contastorie. Il loro novellare allietava le lunghe serate intorno al fuoco, pagava l’ospitalità in villaggi e castelle, le feste del patrono ed altre ricorrenze religiose. Col tempo la storia si arricchiva di nuovi episodi, secondo l’estro narrante, per compiacere coloro che l’ascoltavano per la decima volta.

Le fiabe di una volta finivano, nella maggioranza dei casi, e specialmente quelle da ‘femmine’, col principe che baciava la giovincella in balia di forze avverse. Poi seguiva il doveroso matrimonio e tutti erano felici e contenti. Mah….

Tanto per chiarirsi

Io ho sempre visto Cenerentola come un’opportunista, disposta a tutto pur di sposare il miglior partito del paese. Per ingraziarsi le platee, nel film ‘La leggenda di un amore’ si rimedia questa novella tanto usurata volando di striscio sull’Utopia di Thomas More fino ad inserire un cameo di tutto riguardo. Lucido il regista!

‘Con la gentile partecipazione di Leonardo da Vinci.’ Ecco cosa doveva aggiungere all’elenco degli attori.

Una fiaba vera

Oggi voglio raccontare la storia vera di una giovane coppia che conobbi molti anni fa a Positano.

Qui occorre un antefatto, tanto per cambiare.

Accadde in un periodo cruciale. La nostra società, uscita da una ventina di anni dal dopoguerra, era ancora patriarcale quando si aggregò ai fatidici, discutissimi, oggi famigerati, anni settanta. Si poteva condividere in molti modi la grande rivoluzione sociale e culturale che proveniva dalla Francia ed aveva già invaso l’Inghilterra e gli Stati Uniti, in special modo la California, prima di arrivare da noi.

Una ventata energetica

La mia adesione ad alcuni aspetti di questa ventata energeticanonpoggiava solo sulle civilissime modifiche. Per anni mi ero chiesta come potessi affrancarmii da un contesto che non mi corrispondevaCredo sia difficile spiegare quanto mi sembrassero meschine e soffocanti le strettoie che stagnavano fuori dalla porta di casa. Non vi trovavo finestre mentali che potessero aprirsi al dialogo, alle arti, alla fantasia, come accadeva nella mia famiglia.

Ecco perché fui attratta dal nuovo modo di pensare. Sentivo quella grande risorsa umana che chiamiamo immaginazione, vibrare per la prima volta anche al di là dei confini familiari. Il nuovo corso restituiva corpo, spessore, sostanza a parti di me che sentivo confuse. Mi riconoscevo in alcuni di quei fermenti ed ero curiosa di scoprire il senso delle manifestazioni, giuste, sbagliate, vere, falsificate, che hanno femminilizzato il mondo occidentale.

Conobbi personalità ariose, dal respiro sciolto. Quelle più affini a me erano votate all’arte. altre alla politica. Qualcuno scavalcava i propri limiti senza conoscerne il costo in anticipo…

Amati Beatles

Capita che mi chieda quanti anni avrebbe oggi Michelle ed a quanti yesterday continuerò a far riferimento, insieme alla memoria di stagioni faticose, esaltanti, amare, succose….

Qui mi fermo. Sto divagando e chiedo venia. Alle solite mi sono fatta prendere la mano, il polso, ognicosa dall’antefatto. O non si sa che le digressioni e gli scantonamenti sono il mio pane quotidiano?

Ho accennato a quella stagione di mutamenti per tentare di spiegare, e magari trasmettere, la fascinazione che una coppia esistenzialista ed hippy ebbe su di me.

Anche la loro conoscenza faceva parte dei segni apparentemente eccentrici, ma liberatori, che io chiamo l’arte del vivere.

Positano

Non ero ancora sposata la prima volta che vidi Positano.

La leggenda narra che il suo fondatore, il dio Poseidone, la donasse alla ninfa Pasitea. Il dono di un dio, dunque. Infatti, non si può immaginare cosa fosse quel lido incantato, perla della costa amalfitana, cinquant’anni fa. Pochi erano allora i caseggiati, nell’indisturbata, lussureggiante, espansione vegetale.

Passeggiare su e giù per le infinite scale, coperte da pergole di enormi tralci rampicanti di clematide e bouganville, mi faceva sentire come fossi calata dentro una tela preraffaellita. Nelle piazzette senza riparo, esplodeva il sole rovente che giustificava il corpo protetto dal cappello di paglia e gli abiti lunghi e coloratissimi che arrivavano fino ai sandali di cuoio, nella cui fabbricazione gli artigiani di quelle zone sono maestri.

Tu chiamale se vuoi….

S’intende che si può vivere poeticamente dovunque. È suffuciente scoprire bellezze antiche che la memoria tramanda senza rendertene partecipe, fino a quando non le hai davanti. E quanto può essere appagante il respiro sciolto nel danzare in armonia con la natura, in maniera talmente palpabile e coinvolgente da resuscitare particelle vibranti di vita che non sapevi di avere.

Una sera ci recammo con alcuni amici a ballare all’Africana di Praiano, un locale splendido ricavato tra mare e rocce. Accanto a noi venne a sedere Audrey Hepburn, attrice allora molto in voga.

Una bellissima coppia iniziò a danzare. Eravamo tutti incantati. Lei era alta, pallida, sottile, gli occhi chiari nel volto scortato da lunghissimi riccioli rossi. Anche lui era alto e magro, capelli e baffi lunghi e neri.

Il giorno dopo scendemmo dall’albergo e incontrammo di nuovo l’attrice fuori da una deliziosa boutique che vendeva gli abiti zingareschi, caratteristici del posto, che anch’io amavo e portavo.

In paese tutti conoscevano la storia della coppia che mi aveva incuriosita la sera prima. Erano arrivati lì in una fuga d’amore che si era protratta nel tempo. Lei si chiamava Vally e veniva da una fattoria australiana, prima di esibirsi a Parigi come ballerina. Lui, Rudy, aveva frequentato la facoltà di architettura. Erano esistenzialisti della scuola di Sartre, che avevano conosciuto, e pure hippy, anticipando la voga successiva. Abitavano in cima al Montepertuso, in una casupola diruta circondata da animali. Personalità internazionali dell’arte e dello spettacolo venivano a trovarli.

Nelle successive vacanze a Positano scoprii che le autorità avevano tentato più volte e senza successo di allontanare quella coppia originale che osava vivere come la maggior parte della gente, prima della guerra; e ancora chissà quanti erano obbligati ad un’esistenza ai minimi termini! Il fatto era che qui si trattava di una libera scelta. Come osavano, i due impuniti, professare gli insegnamenti di filosofi come Rousseau e Thoreau, in un’epoca che voleva e doveva dimenticare l’antenata povertà?

Restarono ancora per molti anni. La casupola che Rudy aveva reso abitabile, secondo cosiderazioni un po’ primitive, disponeva di un regolare contratto d’affitto dal 1957 ed il canone annuo era stato regolarmente pagato.

E tanto per tornare alle fiabe che tutti raccontano ai bambini, com’è che nessuno si scandalizza se Biancaneve viveva in mezzo ad un bosco, priva di servizi igienici ed insieme a sette nani minatori?

Le cose cambiano

Dopo la separazione Positano rimase il luogo di vacanze preferito dal mio ex marito, che ogni estate vi portava i nostri figli. Io tornai solo una volta, poi mi recai per due anni ad Ischia, meno bella ma più magica, almeno per me. Un estate feci un corso dal Baba Bedi, ma questa è un’altra storia. Qualche visita estiva sulla Costa Brava, dove mia sorella aveva una casa, poi, vivendo sola, finirono le vacanze per non abbandonare il gatto/a di turno.

Non ho dimenticato quella coppia perché, lo confesso, avrei provato volentieri a vivere quel tipo di vita primitiva, anche se non so quanto sarebbe durata.

Chi può dire se fosse peggiore di questa, tanto ordinata e civile, che sta distruggendo la Terra? Per non parlare degli effetti futuri delle soluzioni ecologiche. Auto elettriche, impianti fotovoltaici ed eolici necessitano di elementi indispensabili, come litio cobalto indio argento platino ed altre materie prime che rimediano ai guai provocati dai precedenti combustibili fossili con altri danni.

Basta leggere l’articolo che Benjamin Sovacool ha scritto su ‘Scienze’.

Si può obiettare che oggi si vive più a lungo, quando non intervengono virus che, diciamolo, hanno rinsaldato le finanze di qualche ente pubblico. Però, viene fuori che se ci ostiniamo a campare fino a 90/100 anni, tra qualche decennio saranno troppi i vecchi da mantenere.

Insomma, qui come ti muovi fai danni…

Razzolando su Internet

L’onor di verità impone un’aggiunta.

Stavo per concludere la storia di Vally e Rudy quando ho pensato che avrei dovuto cercare su internet per sapere com’è finita la loro vicenda.

E cosi ho scoperto che Vally era nata uomo ed ho visto alcune foto del film dove era costretta ad evocare con terribili immagini la peggiore strega della peggiore fiaba, sicuramente voluta dal regista, sicuramente da proibire al di sotto dei quattordici anni.

Sarà. A me resta il ricordo della bellissima figura che danzava in modo meraviglioso all’Africana di Praiano. Il volto solare, radioso, femmineo, non aveva niente di virile e tantomeno qualcosa che potesse rassembrare una strega, come si è voluto per far spettacolo.

E ora cosa faccio?

Ero incerta se andare avanti, poi ho pensato che questa è davvero una fiaba moderna. Una storia romantica che smita miti e pregiudizi.

Ecco cosa ha scritto Vally prima di morire, in Australia, nel suo paese, a settandue anni:

‘….tu vieni nel mondo e poi vai….. quando hai vissuto come ho fatto io, hai fatto tutto….’

Chiedo il sostegno di amati scrittori

Secondo Oscar Wilde, la gente vuole essere nutrita, divertita o scandalizzata. E lui ne sapeva qualcosa! Si potrebbe dire che vuol essere informata, ma forse è compresa nel nutrirla, oppure che conviene ignorarla, quando si scandalizza.

A sostegno della mia impudenza, riferisco un frase che ho trovato nel romanzo: ‘Il Canto delle sirene’ di Maria Corti.

‘….e non preoccupiamoci se la storia è diversa da come fu raccontata la prima volta; essa non smetterà mai di cambiare faccia col passare del tempo.’

Il riferimento era alla Storia con la maiuscola. Ma poco cambia quando passiamo dal generale al particolare, non è vero? Sempre di cose umane si tratta.

Se osassi, vorrei chiudere aggiungendo che tra Cielo e Terra c’erano una volta, e ci sono ancora, più cose….

Massì che oso!

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Curiosità

Talenti nella terza e quarta età

È dimostrato che le persone si possono distinguere in molti modi. Uno di questi e il loro talento.

O senti l’Orsina che naviga ancora sui talenti, direte voi.

Il fatto è che qualsiasi manifestazione proviene dal bisogno di condividere qualcosa di sé con gli altri, anche se non sempre ne siamo consapevoli.

Oggi voglio inoltrarmi in due forme di talento. L’oratoria e la scrittura.

Andiamo agli antefatti

Ho sempre ammirato le persone che sanno mantenere una conversazione.

Io posso dialogare decentemente con due/tre familiari, o amici, per volta. Ma come sale il numero della compagnia, scema la mia capacità di sensata partecipazione.

Qualunque sia la circostanza, resto zitta e mutola, il sorriso scipito e anchilosato.

E peggio è quando m’impunto di cavarmi d’impaccio con qualche banalissima ‘frase fatta’. O magari attacco a parlare dei fatti miei con il ritmo di una mitragliata, quasi sempre fuori contesto e ragione.

Mi vengono fuori delle strampalagginisimili a questa, e non ci rinuncio anche se faccio uggia a me stessa, figuriamoci agli altri.

‘Se avessi saputo non avrei venuto,’ diceva un monello in un vecchio film.

Quando ci torno sopra con solitario flagello, posso solo compatirmi o ridere o tutte e due le cose insieme.

Nessuno è perfetto. O no?

Ho condotto per anni queste revisioni notturne.

‘E perché hai detto così? Avrà pensato che volessi offenderlo/a? Che scimunita sei!’

Tuttavia, non credo che stia meglio di me chi non ha l’abitudine di analizzare il proprio comportamento. Chissà la poltiglia che si tirano dietro! O non si sa che è sempre sbagliato il momento scelto per franare sull’autostima?

Secondo me le ricorrenti fustigazioni, date con mano leggera, fanno meno male.

Tutto giusto, a parole, però una sera ho detto basta. A che serve la fustigazione sulla collezione di figurucce, sapendo che la volta successiva ricomincio daccapo?

Mi voglio bene, mi sono affezionata a questo essere di cui ho l’esclusiva

E poi nessuno è perfetto. Perché dovrei esserlo io? A giudicare dagli esempi, sembra piuttosto faticosa, la perfezione. E pure nefasta, dai risultati.

Il periodo dell’esposizione

Malgrado queste considerazioni, continuavo ad ostinarmi nell’organizzare cene con gli amici e persino con qualche conoscente o giù di lì, in specie nel periodo ‘teatrale’. E menomale che potevo contare su amiche portate alla convivialità, altrimenti sai che barba si facevano, tutti quanti!

Ancora non so spiegarmi la ragione di quelle serate, da parte di una disorganizzata come me, e pure in cucina. Quando il lasciapassare sociale è scaduto, sono tornata con sollievo a secondare i miei interessi e i miei bisogni senza far clamore.

Ho ridotto le amicizie ai minimi termini e svicolo dagli impegni che costano fatica, anche se quando me li concedo ne esco stimolata.

È finito così quel periodo che chiamerei ‘da esposizione’. Nell’età della pensione l’ossatura chiede sostegno, riposo e coccole per durare a lungo.

L’oratoria

A questo punto ho dimostrato che non sono, né mai sarò, un’oratrice, né un’attrice. Posso solo dissertare, dal mio punto di vista, su ciò che non accomuna l’oratoria e la scrittura, sebbene sembrino, e forse sono, le facce della stessa medaglia.

Non sarò certo io a negare le difficoltà di esporsi davanti agli estranei. Anzi!

L’errore non ha rimedio. Ciò che è detto è detto ed a poco serve il ricorso alle gestualità del corpo, alle espressioni del viso. Che inciampo spaventoso dimenticare qualche brano del fervorino, del tema delconvegno, di un copione!

E tossire o starnutire? E se il pubblico non applaude?

Altro che il biasimo per le mie scene mute a tavola!

La giornata dello scrivano

La scrittura non chiede il consumo di corde vocali e di movimenti corporali. È sufficiente un minimo corredo di oggetti e l’uso delle mani.

Anche del cervello, ovvio, ma quello serve a tutti, più o meno.

Nel mestiere dello scrivano c’è tutto l’agio di mascherare le insicurezze con l’ironia. Ti affacci sopra una kermesse di personaggi scombinati per combinarli con frammenti d’essere che hai incontrato, conosciuto, immaginato, perduto. E intanto ti confessi, e non come avviene davanti al prete, ma per simboli sparsi, sogni ad occhi chiusi e aperti, come si fa dallo psicoterapeuta.

Detto questo, dove avrei potuto rifugiarmi, se non esistesse la scrittura?

È andata così fin dall’adolescenza. Ma questa è un altra storia.

Ferrea a chi?

Quando sono presa dalla scrittura dimentico di fare la spesa, telefonare, perfino mangiare, se la stomaco non reclamasse le sue ragioni.

Ho tentato più volte di applicare una ferrea disciplina ad orari e competenze. Ferrea… Ma va’. Diciamo che spartire il tempo tra le necessità del vivere e dello scrivere è utile per fare la ‘posata.’ Un giudizio fresco consente, giorno dopo giorno, di rileggere, tagliare, aggiungere, aggiustare la creatura imperfetta fino a portarla alla prima stesura. Riposerà in un cassetto e nel file sapendo che mai rinuncio al lusso, simile ad un vizio, di apportare successive correzioni sulle controfigure multiple che sono in attesa. Qualcuna mi saluta, festosa; altre, impermalite, corrispondono al mio nterrogatorio sbavando giustificazioni: io sono un prototipo. Rivolgiti all’autore. Dovreste far comunella.

Hai voglia di minaccare gli spiritosi che piglio la scopa e li ramazzo fuori dalla storia! Tanto lo sanno che saranno raccatti, ripuliti e pure lisciati.

Le irragionevoli ragioni

Qualche volta mi pare che un suggeritore lanci da chissadove frasi di senso compiuto, come fossero caselle di un puzzle sparpagliato. Ame, tapina, resta l’onere di sistemare ognitassellonella sua collocazione.

Ecco perché condivido questa affermazione di Nietzsche:”Viviamo nella presunzione di pensare, mentre è possibile che noi veniamo pensati.”Da chi, direte voi. E che ne so, io?. Certo è che questi pensieri hanno un gran fretta. Bisogna correrre a trascriverli per non disperderli.Capita che non sia facile inserire questi volatili ragionamenti, irragionevoli fino a quando trovano il contesto adeguato.Però è un esercizio parecchio stimolante.

Pensieri al pascolo

Alcuni appunti, raccolti in corsa su foglietti vaganti, non trovano impiego e restano in giro per decenni. Quando li ritrovo mi accorgo che la via d’approccio per utilizzarli potrebbe essere un rebus, oppure una scrittura astratta.

Un esempio?

-Dante e il suo alleato l’hanno pensata bella

-x i quanti esiste ciò che è veduto i ciechi nisba

-domani pago enel sennò staccano

-tempi accesi d’amore xxxxx dall’eterno ritorno

-latte pane dalla Sabrina che son + boni

-a far mercato del magma di verità e bufale.

Ho aggiunto solo le barrette all’inizio. Per il resto ho ripetuto quello che sta scritto nel primo biglietto che è capitato sottomano, con le stesse sospensioni delle x e la mancata punteggiatura. E non avete visto le posizioni delle frasi, sparse qua e là, sopra e sotto, usando biro di diversi colori.

Mi accorgo che sembra uno di quei giochini birbi dell’adolescanza. Ricordate le pagine ripiegate per nascondere ciò che è stato scritto da qualcun altro?

Abbandoni catatonici

Le bufere dell’oggi mi trovano col cervello intontito quando sfilano davanti al tavolino della cena. Zappetto tra i canali tivvù evitando scene da incubo e saghe sentimentalifere sulle brughiere inglesi rivisitate da cineasti alemanni. I salvanottesono film o fiction che consentono un veloce abbandono ad uno ‘svenimento’, o una ‘colica di sonno’, come mio cugino chiamava i miei sonni improvvisi, durante conversazioni familiari sul far dell’alba.

Se scelgo di leggere un libro posso dire addio alle 5-6 ore di pisolo canonico. Vero che interrompo la lettura quando voglio, ma è difficile isolarsi con Morfeo quando hai voglia disofisticaresull’immaginario altrui.

Un consiglio per i miei coetanei della terza e quarta età.

Non vi manchi un futuro che assolva le doti trascurate, date aria agli estri tuttora inoperanti, risvegliate quelli dormienti, raccogliete i dispersi.

In fin dei conti, tralasciando gli amori vissuti, gli affetti sopravvissuti, di noi resta ciò che siamo nati per essere, per diventare. Il fare è una conseguenza asservita alle circostanze, l’essere solo a se stesso.