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Alimentazione per Anziani

INTEGRATORI

QUALI INTEGRAZIONI SERVONO AGLI ANZIANI?

Gli anziani spesso mangiano poche proteine......ecco come rimediare. |  Farmacia Malpezzi

Le evidenze scientifiche dimostrano che gli anziani hanno bisogno di un maggior apporto di proteine ​​con la dieta al fine di mantenere lo stato di salute, promuovere il recupero dalla malattia e preservare la funzionalità fisica.  E’ noto da tempo che il trofismo muscolare è strettamente legato all’apporto di proteine, per le loro capacità di esercitare precisi “effetti “

L’anabolismo muscolare nell’anziano, a parità di proteine introdotte, è ormai dimostrato  dipendere:

  1. dalla combinazione delle proteine alimentari con altri nutrienti (soprattutto glucidi/carboidrati) nel medesimo pasto;
  2. dal momento di consumo delle proteine in relazione alla attività motoria / sportiva o alla seduta di riabilitazione;
  3. dalla loro composizione amminoacidica ( qualità proteica);
  4. dalla rapidità di assorbimento dalle proteine utilizzate.

Un gruppo di studio, raccomanda nell’anziano l’assunzione giornaliera media di 1,0 – 1,2 grammi di proteine ​​per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Le persone anziane con grave malattia renale (GFR stimato <30 ml / min / 1,73m2), ma che non sono in dialisi, sono un’eccezione a questa regola; questi individui potrebbero dover limitare l’assunzione di proteine. Il raggiungimento del quantitativo proteico può avvenire sia aumentando il consumo di alimenti proteici, sia attraverso l’utilizzo di supplementi. a base di proteine, aminoacidi essenziali e non o singoli aminoacidi. Tali preparati, sotto forma di polvere, compresse o liquidi, sono particolarmente utili nel periodo post allenamento riabilitativo, momento in cui l’introduzione di proteine e carboidrati a rapido assorbimento è maggiormente efficace ai fini del trofismo muscolare.

Frutta e verdura di stagione a Dicembre: guida utile

Frutta e verdura hanno l’80% in meno di vitamine e minerali rispetto a 30 anni fa

Gli scienziati confermano: la frutta e verdura che mangiamo ha perso quasi tutti i suoi nutrienti a causa delle ibridizzazioni delle specie, l’impoverimento dei terreni, lunga conservazione e l’inquinamento atmosferico. Si è arricchita invece di metalli pesanti.

dovremmo mangiarne almeno 7 volte tanto per ottenere le stesse vitamine e minerali che assumevano i nostri genitori e i nostri nonni, dovremmo mangiarne almeno 7 volte tanto per ottenere le stesse vitamine e minerali che assumevano i nostri genitori e i nostri nonni.

I valori di vitamine e minerali nel 1950 e nel 1999

Il Dr. Donald Davis, un ex ricercatore presso l’Istituto Biochimica presso l’Università del Texas, Austin, ha guidato un team che ha analizzato 43 tipi di frutta e verdura confrontando i valori di vitamine e minerali nel 1950 e nel 1999. Il calo più sostanziale riguarda calcio, proteine, vitamina C, fosforo, ferro e riboflavina. «Hanno avuto un crollo medio del 40%» afferma il ricercatore.  Ad esempio 100 gr di broccoli che nel 1950 contenevano 130 mg di calcio nel 1999 quel valore è sceso a 48 mg.

Non accusiamo semplicemente la dieta moderna delle malattie in crescita esponenziale della nostra epocauna carenza di vitamine e minerali può innescare ogni serie di disturbi ed aumentare la mortalità, ed oggi è sempre più difficile assimilare questi nutrienti preziosi.  

Già 30 anni fa la sola dieta sarebbe stata sufficiente a fornire un adeguato apporto vitaminico: ecco perché i nostri avi riuscivano a lavorare nei campi tutto il giorno senza mangiare molto ed erano più forti. Oggi invece, il cibo si è impoverito dei micronutrienti necessari per mantenere uno stato di salute ottimale.

Un’analisi del Kushi Institute dei nutrienti nel periodo 1975-1997 ha trovato che i livelli medi di calcio in 12 verdure fresche è sceso del 27%; i livelli di ferro 37%; i livelli di vitamina A il 21%, e livelli di vitamina C del 30%.

Un analogo studio britannico dei nutrienti nella frutta e verdura nel periodo 1930-1980, pubblicato sul British Food Journal, ha scoperto che in 20 verdure il contenuto medio di calcio era diminuito del 19%; ferro 22%; e potassio 14%.

Ancora un altro studio ha concluso che si dovrebbero mangiare oggi otto arance per ricavare la stessa quantità di vitamina A  e C che i nostri nonni avrebbero ottenuto da una.

Una ricerca eseguita in Germania dal Prof. Liesen di Monaco, sono state effettuate analisi su campioni di vegetali, ). I dati riportano le differenze nutrizionali nell’arco di circa dieci anni (1985-1996) nel contenuto di calcio, acido folico, magnesio, vitamina C e vitamina B in alcuni frutti e verdure espresse in mg.

Gli scienziati confermano: la frutta e verdura che mangiamo ha perso quasi tutti i suoi nutrienti a causa delle ibridizzazioni delle specie, l’impoverimento dei terreni, lunga conservazione e l’inquinamento atmosferico. Si è arricchita invece di metalli pesanti.

Come rimediare?

  • Acquista biologico o non trattato
  • Scegli la frutta e verdura più piccola
  • Bere molti estratti di frutta freschi fatti in casa è un modo per consumarne un grande quantità assumendo tutti i nutrienti eccetto le fibre
  • Assumi integratori vitaminici.

PER ULTIMO MA NON MENO IMPORTANTE.

Attenzione ai grassi.

Princìpi nutritivi o nutrienti o sostanze nutritive - Mind42: Free online  mind mapping software

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23867520/

Questo articolo ha solo fine illustrativo e non sostituisce il parere del medico. Non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento.

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Curiosità

10 COMANDAMENTI

Esodo - 20

I dieci comandamenti secondo la Bibbia e le alterazioni presenti nel catechismo Cattolico Romano

Prima di leggere il testo dei dieci comandamenti riportati nella Sacra Bibbia, occorre precisare alcune cose molto importanti. Dalla Bibbia, sappiamo che l’osservanza dei comandamenti di Dio è un dovere di tutti i credenti, e che tramite la loro osservanza ci si fa un tesoro nel cielo. Questo tesoro, però, non è la vita eterna, perché essa è il DONO di Dio. Quindi mediante la fede, dopo essersi ravveduti, si ottiene la remissione dei peccati e la vita eterna, e mediante l’osservanza dei precetti di Dio ci si fa un tesoro nel cielo

Per fare un esempio pratico, credendo in Cristo si viene salvati dal peccato e dall’inferno, mentre dando elemosine ai poveri, aiutando le vedove e gli orfani, visitando gli ammalati, non rendendo male per male, ecc. ci si fa un premio in cielo che in quel giorno Dio farà conoscere a ciascuno di noi. Più abbiamo lavorato al bene del nostro prossimo e più grande sarà il premio.

LA SALVEZZA DELL’ANIMA E’  PER GRAZIA


La SALVEZZA DELL’ANIMA non possiamo in alcun modo ottenerla per meriti personali o attraverso il battesimo, la preghiera, le elemosine, ecc.

La Bibbia dichiara: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 2:8).“L’uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù” (Galati 2:16).Siamo dunque stati salvati solo per fede, per seguire il Signore, e “per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo” (Efesini 2:10).

I dieci comandamenti nel catechismo cattolico

Uno sguardo ai dieci comandamenti riportati nel catechismo cattolico Poche persone sanno che sebbene i comandamenti insegnati nella Sacra Bibbia sono dieci, quelli insegnati nel Catechismo della Chiesa Cattolica sono in realtà soltanto nove!

Il secondo, infatti, è stato letteralmente cancellato, e dal decimo ne hanno ricavato due “pezzi”, per coprire il vuoto del secondo. Così, ora il secondo è in realtà il terzo, il terzo è il quarto, e così via.

Vediamo ora i “dieci” comandamenti secondo il Catechismo cattolico (dal Catechismo di S. Pio X, per la preparazione ai sacramenti).

Io sono il Signore Dio tuo:
1. Non avrai altro Dio fuori di me.
2. Non nominare il nome di Dio invano.
3. Ricordati di santificare le feste *.
4. Onora il padre e la madre.
5. Non uccidere.
6. Non commettere atti impuri.
7. Non rubare.
8. Non dire falsa testimonianza.
9. Non desiderare la donna d’altri.
10. Non desiderare la roba d’altri.

[* Nota sul terzo comandamento – La Bibbia non dice “le feste”, ma “il giorno del riposo”, “il settimo”]

Ora vediamo i dieci comandamenti SECONDO LA SACRA BIBBIA, la Parola di Dio. 

Esodo 20:2-17 / Deuteronomio 5:6-21

1) “Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me.

2)Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

3) Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano; perché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.

4) Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo.

5) Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.

6) Non uccidere.

7) Non commettere adulterio.

8) Non rubare.

9) Non attestare il falso contro il tuo prossimo.

10)Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo

Per quale motivo la Chiesa Cattolica Romana ha alterato i comandamenti?

Vi chiederete per quale motivo la Chiesa Cattolica Romana ha alterato i comandamenti e ha cancellato il secondo. Alcuni sacerdoti cattolici si giustificano dicendo che il secondo comandamento era solo per gli Ebrei (il che non è vero, poiché insieme agli altri nove comandamenti, dati anch’essi agli Ebrei, esso è Parola di Dio ed è un comando rivolto a tutti gli uomini senza distinzioni, e inoltre Dio condanna severamente qualunque aggiunta o cancellazione alla Sua Parola).Un altro sacerdote ha risposto che in realtà, alcuni fanno una divisione tra il primo e il secondo comandamento, e però uniscono il nono e il decimo, mentre altri uniscono il primo e il secondo, e separano il nono e il decimo. Naturalmente una tale risposta è un’offesa anche al meno istruito degli esseri umani. Un altro ancora, negando apertamente la realtà, è arrivato ad affermare che la Chiesa Cattolica non ha cambiato i comandamenti, ma che siamo noi che non sappiamo leggere. La realtà dei fatti è che se non avesse tolto il secondo comandamento, la chiesa cattolica romana non avrebbe potuto più riempire le chiesa e santuari di statue ed immagini della “madonna” e dei cosiddetti santi, insegnando i fedeli a venerarle, il che è IDOLATRIA (Dio condanna sia l’adorazione – “non li servire” – che la venerazione – “non ti prostrerai davanti a loro” – di vivi, morti, oggetti e immagini.

La Scrittura dice: 

(Matteo 4:10)

A Lui solo rendi il tuo culto”

Come avrebbero potuto giustificare una tale trasgressione del secondo comandamento? Così, “hanno tolto la legge, e il reato non c’è più”.

In Deuteronomio 4:2,

Dio avverte:“Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo” (Deut. 4:2)

Come avete potuto constatare, le differenze tra la Sacra Bibbia e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono di vitale importanza.

Le manomissioni degli insegnamenti delle Sacre Scritture (Sacra Bibbia) sono inammissibili per Dio.

Luca 4:18

«Lo Spirito del Signore è sopra di me,
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; (poveri di Spirito)
mi ha mandato per annunciare la liberazione ai prigionieri (liberazione spirituale)
e il ricupero della vista ai ciechi; (verità occultata)
per rimettere in libertà gli oppressi.

L’IDOLATRIA E’ UN PECCATO

Appare in 4 versetti della BIBBIA:

Ezechiele 23:49

La vostra scelleratezza vi sarà fatta ricadere addosso,
voi porterete la pena della vostra idolatria,
e conoscerete che io sono il Signore, DIO”».

Ez 23:49 in tutte le versioni Mostra capitolo

1Corinzi 10:14

La santa Cena contrapposta agli altari pagani
Es 20:4-52Co 6:14-18Ap 2:14
Perciò, miei cari, fuggite l’idolatria.

1Co 10:14 in tutte le versioni Mostra capitolo

Galati 5:20

idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte,

Ga 5:20 in tutte le versioni Mostra capitolo

Colossesi 3:5

Ef 5:3-8; 4:17-312Co 5:17 (Ef 4:1-2, 32; 5:1-2)(Ef 4:3-4; 5:19-20)
Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria.

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Curiosità

RICERCHE CORONAVIRUS

https://www.camera.it/leg18/1132?shadow_primapagina=12421

Video del 25 Maggio 2021 – Camera di Deputati – Parlamento italiano

Questo è il link della ricerca del Salk Institute a cui si riferisce Sara Cunial che esponeva due giorni fa alla commissione Governo :

https://telegra.ph/Il-documento-scientifico-BOMBA-del-Salk-Institute-rivela-che-la-proteina-Spike-Covid-%C3%A8-ci%C3%B2-che-causa-coaguli-di-sangue-mortali—05-18

Il documento scientifico BOMBA del Salk Institute rivela che la proteina Spike Covid è ciò che causa coaguli di sangue mortali … ed è in tutti i vaccini Covid (progettato cosi)

Salk Institute: La proteina spike “danneggia le cellule” e causa “malattie vascolari” anche senza un virus

Ictus, attacchi di cuore , emicranie, coaguli di sangue

Il prestigioso Salk Institute, fondato dal pioniere dei vaccini Jonas Salk, ha scritto e pubblicato un articolo scientifico bomba che rivela che la proteina spike SARS-CoV-2 è ciò che sta effettivamente causando danni vascolari in pazienti covid e ai destinatari dei vaccini covid, promuovendo ictus, attacchi di cuore , emicranie, coaguli di sangue e altre reazioni dannose che hanno già ucciso migliaia di americani (fonte: VAERS.hhs.gov). Fondamentalmente, tutti e quattro i marchi di vaccini covid attualmente in uso diffuso iniettano ai pazienti la proteina spike o, tramite la tecnologia mRNA, istruiscono il corpo del paziente a produrre proteine ​​spike e rilasciarle nel proprio sangue.

  • Questo inonda il corpo del paziente con la stessa proteina spike che il Salk Institute ha ora identificato come la causa primaria del danno vascolare e degli eventi correlati (come i coaguli di sangue, che stanno uccidendo molte persone che prendono i vaccini).

In parole povere, significa che i vaccini sono stati progettati per contenere proprio l’elemento che sta uccidendo le persone. Il falso presupposto dell’industria dei vaccini e dei suoi propagandisti è che la proteina spike sia “inerte” e innocua. Il Salk Institute dimostra che questa ipotesi è pericolosamente inesatta.

In un articolo intitolato La proteina spike del coronavirus gioca un ruolo chiave aggiuntivo nella malattia, pubblicato il 30 aprile 2021, il Salk Institute avverte che “i ricercatori e collaboratori di Salk mostrano come la proteina danneggia le cellule, confermando COVID-19 come una malattia principalmente vascolare “.

Da quell’articolo:

“Ora, un nuovo importante studio mostra che le proteine ​​del picco del virus (che si comportano in modo molto diverso da quelle codificate in modo sicuro dai vaccini) svolgono anche un ruolo chiave nella malattia stessa. Il documento, pubblicato il 30 aprile 2021, su Circulation Research, mostra anche in modo conclusivo che COVID-19 è una malattia vascolare, dimostrando esattamente come il virus SARS-CoV-2 danneggia e attacca il sistema vascolare a livello cellulare. “Molte persone la considerano una malattia respiratoria, ma in realtà è una malattia vascolare”, afferma l’assistente professore di ricerca Uri Manor, co-autore senior dello studio. “Questo potrebbe spiegare perché alcune persone hanno ictus e perché alcune persone hanno problemi in altre parti del corpo. La cosa in comune tra loro è che hanno tutti basi vascolari”.

Il documento fornisce una chiara conferma e una spiegazione dettagliata del meccanismo attraverso il quale la proteina danneggia per la prima volta le cellule vascolari. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno creato uno “pseudovirus” circondato dalla classica corona di proteine ​​spike SARS-CoV-2, ma che non conteneva alcun virus effettivo. L’esposizione a questo pseudovirus ha provocato danni ai polmoni e alle arterie di un modello animale, dimostrando che la sola proteina spike era sufficiente a causare la malattia. I campioni di tessuto hanno mostrato infiammazione nelle cellule endoteliali che rivestono le pareti delle arterie polmonari. Il team ha quindi replicato questo processo in laboratorio, esponendo cellule endoteliali sane (che rivestono le arterie) alla proteina spike.

Hanno dimostrato che la proteina spike danneggiava le cellule legando ACE2.

Questo legame ha interrotto la segnalazione molecolare di ACE2 ai mitocondri (organelli che generano energia per le cellule), provocando il danneggiamento e la frammentazione dei mitocondri.

  • Studi precedenti hanno mostrato un effetto simile quando le cellule sono state esposte al virus SARS-CoV-2, ma questo è il primo studio a dimostrare che il danno si verifica quando le cellule sono esposte alla proteina spike da sole.

“Se rimuovi le capacità di replicazione del virus, ha ancora un effetto dannoso importante sulle cellule vascolari, semplicemente in virtù della sua capacità di legarsi a questo recettore ACE2, il recettore della proteina S, ora famosa grazie al COVID”, spiega Manor .

“Ulteriori studi con proteine ​​spike mutanti forniranno anche nuove informazioni sull’infettività e la gravità dei virus mutanti della SARS CoV-2”.

L’articolo non menziona che i vaccini covid-19 iniettano nei pazienti la stessa proteina spike studiata, ma questo fatto è ampiamente noto e persino propagandato dall’industria dei vaccini. Il risultato di questa ricerca è che i vaccini Covid inducono malattie vascolari e causano direttamente lesioni e decessi dovuti a coaguli di sangue e altre reazioni vascolari. Tutto questo è causato dalla proteina spike che è stata deliberatamente ingegnerizzata nei vaccini.

Dalla rivista medica Circulation Research: La proteina spike è ciò che sta causando il danno.

L’articolo del Salk Institute fa riferimento a questo documento scientifico pubblicato su Circulation Research: SARS-CoV-2 Spike Protein Impairs Endotelial Function via Downregulation of ACE 2.

  • Questo articolo è il primo a documentare il meccanismo con cui le proteine spike, anche quelle prive di un attivo componente virale – causano la distruzione vascolare legandosi ai recettori ACE2 e inibendo la funzione dei mitocondri cellulari.

Dall’articolo: la proteina SARS-CoV-1 [Spike] promuove il danno polmonare diminuendo il livello di ACE2 nei polmoni infetti. In questo studio, dimostriamo che la proteina S da sola può danneggiare le cellule endoteliali vascolari (EC) sottoregolando ACE2 e inibendo di conseguenza la funzione mitocondriale.

Abbiamo poi studiato l’impatto della proteina S sulla funzione mitocondriale. Le immagini confocali di EC trattate con proteina S1 hanno rivelato un aumento della frammentazione mitocondriale, indicando una dinamica mitocondriale alterata …

Inoltre, la sovraespressione di ACE2-L ha causato un aumento del:

  • tasso di acidificazione basale*
  • glicolisi indotta da glucosio*
  • capacità glicolitica massima*
  • riserva glicolitica*

* Il profilo mitocondriale generato fornisce quattro parametri della funzione mitocondriale, che può essere misurata in un esperimento: frequenza respiratoria basale, ATP-linked respirazione, perdita protonica, e la c La capacità di misurare il metabolismo cellulare e comprendere la disfunzione mitocondrialeapacità di riserva. La capacità di misurare il metabolismo cellulare e comprendere la disfunzione mitocondriale, ha permesso agli scienziati di tutto il mondo per promuovere la loro ricerca nella comprensione del ruolo della funzione mitocondriale nell’obesità, tossicità diabete, invecchiamento, il cancro, la funzione cardiovascolare e sicurezza.

Metabolismo cellulare è il processo di assorbimento di substrato, come l’ossigeno, glucosio, acidi grassi, e glutammina, e conversione di energia attraverso una serie successiva di ossidazione enzimatica controllata e reazioni di riduzione. 

Inoltre, le EC (cellule endoteliali vascolari)  incubate con la proteina S1 avevano

  • una funzione mitocondriale attenuata ma
  • una glicolisi aumentata, rispetto alle cellule di controllo trattate con IgG

 I nostri dati rivelano che la proteina S da sola può danneggiare l’endotelio, manifestato da una funzione mitocondriale compromessa e dall’attività dell’Ossido Nitrico ma aumentata glicolisi.

Sembra che la proteina Spike  nelle EC (cellule endoteliali vascolari)   

  1. aumenta lo stress redox che può portare alla
  2. disattivazione di AMPK (Proteina chinasi attivata da AMP o AMPK o 5′ Proteina chinasi attivata da adenosina monofosfato è un enzima che svolge un ruolo nell’omeostasi dell’energia cellulare, in gran parte per attivare l’assorbimento e l’ossidazione del glucosio e degli acidi grassi quando l’energia cellulare è bassa.)
  3. alla sovraregolazione di MDM2 (Proteina – Mdm2 è il nome sia del gene che della corrispettiva proteina che svolge la funzione di principale inibitore di p53, andandosi a legare ad esso ed inducendone l’ubiquitinazione e quindi la degradazione tramite proteosoma. Mdm2 appartiene pertanto alla famiglia delle ligasi E3.) e, infine, alla
  4. destabilizzazione di ACE2. Lo studio, ovviamente scritto da un’organizzazione pro-vaccino, afferma poi che “gli anticorpi generati dalla vaccinazione” possono proteggere il corpo dalla proteina spike.

Pertanto, l’articolo sta essenzialmente dicendo (parafrasato):

“La proteina spike può causare enormi danni al sistema vascolare quando a una persona viene iniettata quella proteina spike e quando il sistema immunitario di quella persona attacca la proteina spike e la neutralizza, il danno può essere fermato.”

In altre parole, il sistema immunitario umano sta cercando di proteggere il paziente dai danni causati dal vaccino, prima che il paziente venga ucciso dalle reazioni avverse. In altre parole, qualsiasi persona che sopravvive effettivamente al vaccino covid lo fa solo perché il suo sistema immunitario innato le protegge dal vaccino, non con il vaccino.

Il vaccino è l’arma. Il sistema immunitario è la tua difesa.

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Salute

Lattoferrina

Cos’è

La lattoferrina, anche detta lactoferrina o lattotransferrina, è un glicoproteina prodotta soprattutto dalla ghiandola mammaria dei mammiferi e quindi presente nel latte materno e in quello animale.

E’ particolarmente abbondante nel colostro rispetto al latte maturo della fase successiva, per questo è estremamente importante l’allattamento al seno soprattutto nelle fasi iniziali di crescita del bambino.

LATTOFERRINA COME AGENTE TERAPEUTICO NELLE INFEZIONI UROGENITALI. - PDF  Free Download

La sua principale funzione è di colonizzare le mucose nel bambino così da renderlo più protetto. La Lattoferrina è la principale difesa per le infezioni batteriche e virali nei bambini (e non solo) perché è in grado di stimolare in questi una risposta immunitaria innata.

lactoferrina o lattoferrina

In piccole quantità, la lattoferrina viene prodotta anche dai neutrofili (cellule del sistema immunitario) e dalle ghiandole lacrimali e salivari pertanto possiamo trovarla anche in saliva e lacrime.

Dal punto di vista strutturale, si tratta di una glicoproteina, costituita per il 3 % da zuccheri come il mannosio e il fruttosio. Il lattosio non è presente nella struttura chimica della lattoferrina, pertanto può essere assunta tranquillamente anche dai soggetti che presentano intolleranza a tale zucchero.

Anche chi presenta allergia alle proteine del latte può assumere la lattoferrina: l’allergia, infatti, è verso altre proteine ossia le caseine, l’alfa-lattoalbumina e la beta-lattoglobulina.

Funzioni

La lattoferrina è una glicoproteina coinvolta è principalmente nella regolazione dell’omeostasi del ferro. La sua funzione principale, infatti, è di legare il ferro e trasportarlo nel plasma. Ogni molecola è’ in grado di trasportare fino a 2 ioni ferrici (Fe3+).

La Lattoferrina ed il suo significato nella difesa contro le infezioni e  l'infiammazione estrema - Istituto Medicina Biologica
  • La capacità della lattoferrina di legare il ferro la rende una potente molecola antimicrobica e antiossidante:
  • il ferro è uno dei principali nutrienti che i batteri utilizzano per riprodursi e crescere.
  • La lattoferrina, legando il ferro e sottraendolo quindi ai batteri, nei impedisce la moltiplicazione.
  • il ferro è un minerale che in eccesso può agire come pro-ossidante. La lattoferrina, sequestrando il ferro in eccesso, impedisce che da esso si generino specie reattive dell’ossigeno (mediante la reazione di Fenton).
  • Oltre alla sua capacità di legare il ferro, la lattoferrina esercita un’azione antibatterica e antivirale legandosi alla superficie dei microrganismi inibendo la loro adesione e il loro ingresso nelle cellule dell’ospite.
  • Ha proprietà antimicrobiche anche perché stimola nell’ospite la crescita dei bifidobatteri (buona flora intestinale) e l’attività di cellule del sistema immunitario, soprattutto Natural Killer e neutrofili.

Grazie al suo coinvolgimento nella regolazione dell’omeostasi del ferro, studi clinici hanno mostrato che la lattoferrina è utile nel trattamento dell’anemia in quanto è in grado di migliorare parametri ematologici come il numero dei globuli rossi, l’emoglobina, il ferro sierico totale, la ferritina e l’ematocrito.

Il trattamento dell’anemia con lattoferrina risulta essere più sicuro e con meno effetti collaterali rispetto alla classica terapia con ferro.

Lattoferrina e oncologia

Nel campo dell’oncologia la lattoferrina sta riscuotendo notevoli successi. Un esempio è stato lo studio effettuato in Giappone dalla Divisione di Patologia Sperimentale del National Cancer Center Research Institute di Tokio.

In questi studi sperimentali, la lattoferrina bovina (BLF), è stata trovata capace di inibire significativamente i tumori del colon, dell’esofago, del polmone, della vescica e la cancerogenesi nei ratti, quando somministrata per via orale. Inoltre, la somministrazione concomitante con agenti cancerogeni ha provocato una inibizione della carcinogenesi del colon.

E’ in grado di potenziare l’attività degli enzimi di fase II, come il glutatione S-transferasi, e potrebbe avere svolto un ruolo critico nella fase di post-soppressione in uno studio di carcinogenesi della lingua.

Effetti anti-metastatici sono stati inoltre rilevati quando la lattoferrina è stata data oralmente ai topi recanti carcinoma del colon altamente metastatico, con evidente miglioramento in materia di immunità locale e sistemica.

E’ stato trovato un notevole aumento del numero di linfociti T citotossici e delle cellule NK a livello della mucosa del piccolo intestino e le cellule del sangue periferico e questo a sua volta, ha fatto aumentare la produzione di interleuchina 18 (IL-18) e caspasi-1 nelle cellule epiteliali della l’intestino tenue, con possibile conseguente induzione di interferone (IFN)-gamma cellule positive. 

In un altro studio viene mostrata l’efficacia della lattoferrina in modelli di tumori multipli: in primo luogo è stato dimostrato che dosi farmacologiche di lattoferrina aumentano la IL-18 nell’intestino (775%, P <0,0001) e nel siero (132%, P = 0.0007). La IL-18, una citochina immunostimolante Th1 è nota per migliorare la citotossicità cellulo-mediata immunitario e inibire l’angiogenesi. La lattoferrina (1000 mg / kg bid x 8 giorni) ha inibito la crescita tumorale dell’80%, superiore alla inibizione intratumorale segnalata in precedenza.

Sia come monoterapia che in combinazione con cisplatino (5 mg / kg), una terapia standard per il tumore del polmone, la lattoferrina ha dato un miglioramento dose-dipendente dell’attività del cisplatino (400 mg / kg) inibendo la crescita tumorale del 90% rispetto al placebo e 83% rispetto al solo cisplatino (P <0,05).

Diversi regimi di associazione sono stati sottoposti a test per valutare i programmi di trattamento alternativo per la sperimentazione clinica. La lattoferrina rappresenta un sicuro e ben tollerato antagonista del cancro. 

Un recente articolo ha mostrato un caso in cui la lattoferrina è stata utilizzata nel trattamento del mesotelioma, un tipo di cancro al polmone associato con l’amianto. L’articolo riportava che il paziente aveva assunto semplicemente lattoferrina, vitamina C ed altri integratori riportando non solo benefici ma anche un sensibile miglioramento della patologia, soprattutto quando era aggiunta lattoferrina al programma.

Il risultato finale è stato un recupero abbastanza completo da un tipo di cancro che è estremamente aggressivo.

Lattoferrina e Covid-19

Si stanno diffondendo sempre di più notizie sulla possibile capacità della lattoferina di “prevenire” e “combattere” l’infezione da SARS-Cov-2.

Ma cosa mostrano esattamente gli studi che sono stati fatti? I più recenti sono proprio quelli dell’Università di Roma Tor Vergata e Sapienza.

Lo spunto per iniziare gli studi sulla lattoferrina è stata proprio l’osservazione che i bambini piccoli (che beneficiano ancora degli effetti dell’allattamento) non sviluppano quasi per niente l’infezione da Sars-Cov-Questo ha fatto pensare che la responsabile possa essere proprio la lattoferrina, una glicoproteina presente nel latte materno di cui sono note già da tempo le proprietà antivirali.

I primi studi in laboratorio hanno mostrato che la lattoferrina è in grado di interagire con la “spike”, glicoproteina esterna del Sars-Cov-2 impedendogli di entrare all’interno delle cellule.

Dal laboratorio si è passati alla clinica: somministrando ai pazienti affetti da Covid la forma liposomiale pura della lattoferrina si è osservato che i tempi di negativizzazione e la vitalità del virus si riducono.

Un altro importante dato osservato è che la sede di azione della lattoferrina: agisce soprattutto a livello della mucosa nasale, respiratoria e intestinale ossia le parti del nostro corpo in cui il virus si va a moltiplicare.

Quali sono i limiti degli studi fatti? Al momento la ricerca sta osservando i risultati solo su pazienti affetti da Covid quindi che hanno già contratto l’infezione e hanno la malattia in corso. Non ci sono ancora dati circa gli effetti della lattoferrina in termini di prevenzione. Inoltre il campione studiato è costituito da un numero basso pertanto tali dati devono essere confermati anche su una popolazione più ampia. Infine non si tratterebbe di una cura in quanto la lattoferrina non è in grado di uccidere il virus ma è in grado di creare un ambiente sfavorevole al virus.

Gli stessi ricercatori, affermano che, grazie a questi dati incoraggianti, il trattamento con lattoferrina può costituire un ottimo tamponamento alla situazione di emergenza in attesa del vaccino.

Controindicazioni ed effetti collaterali

Integratori di lattoferrina possono essere assunti anche per lunghi periodi senza controindicazioni particolari e anche in condizioni patologiche.

Essendo la lattoferrina un importante regolatore del ferro, particolare attenzione all’assunzione dovrebbero farla i pazienti affetti da malattie neurodegenerative (Parkinson, sclerosi multipla…) in quanto sono patologie caratterizzate da un alterato metabolismo del minerale: non ci sono, infatti, sufficienti studi che dimostrano l’efficacia o i possibili effetti collaterali di tale integrazione.

Anche i bambini la possono assumere.

Donne in gravidanza o durante l’allattamento, invece, dovrebbero evitarla in quanto non sono stati fatti studi che dimostrano che l’integrazione è priva di rischi.

Oltre alla capacità di legare il ferro, la lattoferrina è anche in grado di legare (anche se con affinità minore) altri metalli come rame e manganese. In caso quindi di assunzione di dosi elevate di lattoferrina può verificarsi carenza di tali minerali.

Al momento non sono note interferenze farmacologiche.

Integratori di lattoferrina: quale scegliere?

In commercio esistono diversi prodotti a base di lattoferrina, soprattutto di origine bovina. Gli effetti sulla salute sono gli stessi rispetto quella umana. Al momento si stanno diffondendo anche integratori che contengono una formulazione particolare di lattoferrina ossia la lattoferrina liposomiale maggiormente assimilabile e quindi caratterizzata da una maggiore disponibilità.

I dosaggi sono strettamente personalizzati soprattutto in presenza di patologie. In via preventiva si può tranquillamente assumere il dosaggio consigliato sul prodotto acquistato.

Questo articolo ha solo fine illustrativo e non sostituisce il parere del medico. Non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento.

Bibliografia

Letteratura aggiornata sulla lattoferrina con alcune pubblicazioni di riferimento alle proprietà
antinfettive e antivirali
12/03/20 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=Lactoferrin+ pubbl. 8558
Bibliografia

Moreno-Expósito L, et al. Life Sci 2018 – Review. PMID 29307524
Multifunctional capacity and therapeutic potential of lactoferrin
Lactoferrin (LF) is a glycoprotein with high functional versatility that is found in most body fluids.
The objective of this study was to gather and update information on the properties attributed to
LF.

Małaczewska J, et al. BMC Vet Res 2019. PMID 31488163 Free PMC article.
Antiviral effects of nisin, lysozyme, lactoferrin and their mixtures against bovine viral diarrhoea
virus.
The purpose of this study was to characterize the antiviral effect of naturally occurring proteins
and peptide, such as bovine lactoferrin, chicken egg lysozyme, and nisin from Lactococcus lactis,
used both individually and in combination, against the cytopathic NADL strain of BVDV in vitro.
effects than did the single substances.

Cheng WD, et al. Trials 2017 – Clinical Trial. PMID 29110675 Free PMC article.
Lactoferrin and lysozyme to reduce environmental enteric dysfunction and stunting in Malawian
children: study protocol for a randomized controlled trial.
METHODS/DESIGN: A prospective randomized placebo-controlled parallel-group randomized
controlled trial will be conducted to determine if a daily supplement of lactoferrin and lysozyme,
two important proteins found in breast milk, can decrease the burden of EED and stunting in rural
Malawian children aged 12-23 months old. …DISCUSSION: A rigorous clinical trial design will be
used to assess the biologically plausible use of lactoferrin and lysozyme as dietary supplements
for children at high risk for EED.

Gillum T, et al. Eur J Appl Physiol 2017. PMID 28341903
Exercise increases lactoferrin, but decreases lysozyme in salivary granulocytes.
INTRODUCTION: Intracellular lactoferrin (Lac) and lysozyme (Lys) content play an important role in
regulating inflammation and promoting host protection.

Cieslak J, et al. J Sci Food Agric 2017. PMID 27611486
Variability of lysozyme and lactoferrin bioactive protein concentrations in equine milk in relation
to LYZ and LTF gene polymorphisms and expression.
BACKGROUND: Equine milk is considered to be an interesting product for human nutrition, mainly
owing to its low allergenicity and significant amounts of bioactive proteins,
including lysozyme (LYZ) and lactoferrin (LTF).

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28425960/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21847071/

Int J Mol Sci. 2017 Sep 15. Lactoferrin: A Natural Glycoprotein Involved in Iron and Inflammatory Homeostasis. Rosa L, Cutone A, Lepanto MS, Paesano R, Valenti P.

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Salute

VITAMINA C (2 parte)

ANZIANI PIU’ A RISCHIO DI CARENZA

La vitamina C, acido ascorbico, è un nutriente idrosolubile essenziale. 

La vitamina C è importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario e per la sintesi di collagene nell’organismo. Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa.

L’uomo non può creare collagene senza la vitamina C.

La vitamina C è essenzialmente coinvolta nella biosintesi e riparazione del collagene, la mancanza di acido ascorbico danneggia:

  • l’integrità delle membrane basali,
  • degli epiteli della mucosa,
  • dei tessuti connettivi,
  • che è la causa della devastante malattia paradontale osservata nello scorbuto. Inoltre, la vitamina è necessaria per la corretta guarigione delle ferite e lo sviluppo osseo, entrambi legati al ruolo dell’acido ascorbico nella sintesi del collagene. 
La Biosintesi del Collagene - ALIMENTAZIONE E NUTRACEUTICA
https://liborioquinto.altervista.org/la-biosintesi-del-collagene/

COLLAGENE

Struttura del collagene
Proteina fibrosa
Il collagene, una proteina fibrosa, è prodotto da diversi tipi
cellulari ma princ...

Si tratta di una proteina presente nell’uomo e negli animali ed è la struttura principale di:

  • denti
  • ossa
  • tendini
  • tessuto cartilagineo
  • tessuto connettivo (particolare tipo di tessuto che provvede al collegamento, sostegno e nutrimento dei tessuti dei vari organi.)
Collagene: definizione, proprietà, funzione e impieghi

La diminuzione di produzione di collagene inizia già a partire dai 25 anni. Il sintomo più evidente è la pelle del viso più opaca e meno compatta, ma il corpo subisceo una sorta di decadimento generale a tutti i livelli:

  • osteoporosi,
  • osteoartrite,
  • invecchiamento dei tessuti degli organi.

La perdita di collagene può essere accelerata da:

  • fattori genetici
  • alimentazione non sana, soprattutto ricca di zuccheri
  • fumo
  • esposizione a raggi solari
  • smog e condizioni ambientali
  • stress

L’IMPORTANZA DELLA VIT C

Gli effetti antiossidanti, antinfiammatori e immunomodulanti della vitamina C ne fanno un potenziale candidato terapeutico, sia per la prevenzione e il miglioramento dell’infezione da COVID-19, sia come terapia aggiuntiva nella terapia intensiva di COVID-19. 

https://www.mdpi.com/2072-6643/12/12/3760

Questa revisione della letteratura si concentra sulla carenza di vitamina C nelle infezioni respiratorie, incluso COVID-19, e sui meccanismi d’azione nelle malattie infettive, compreso il supporto della risposta allo stress, il suo ruolo nella prevenzione e nel trattamento di raffreddori e polmoniti e il suo ruolo nel trattamento della sepsi e COVID-19. 

Le prove fino ad oggi indicano che la vitamina C per via orale (2-8 g / die) può ridurre l’incidenza e la durata delle infezioni respiratorie e la vitamina C per via endovenosa (6-24 g / die) ha dimostrato di ridurre la mortalità, unità di terapia intensiva (ICU ) e degenze ospedaliere, e tempo sulla ventilazione meccanica per gravi infezioni respiratorie. Ulteriori prove sono urgentemente giustificate. Dato il profilo di sicurezza favorevole e il basso costo della vitamina C, e la frequenza della carenza di vitamina C nelle infezioni respiratorie, può essere utile testare lo stato della vitamina C dei pazienti e trattarli di conseguenza con la somministrazione endovenosa all’interno delle UTI e la somministrazione orale nelle persone ospedalizzate con COVID -19.

UNA MUTAZIONE GENETICA IMPEDISCE ALL’UOMO LA SINTESI DELLA VIT.C

(SINTESI = produrre un composto attraverso una reazione, o una serie di reazioni, di sintesi, partendo cioè sia dagli elementi sia da composti più semplici.)

Non è sintetizzato dai primati, dalla maggior parte dei pipistrelli, dalle cavie e da un piccolo numero di uccelli e pesci poiché manca l’enzima finale, gulonolattone ossidasi (GULO), necessario per la sintesi dell’acido ascorbico a causa di mutazioni geniche avvenute prima dell’evoluzione di Homo sapiens . Tutte queste specie dipendono quindi dalla vitamina C nel loro cibo. I primati dipendono da un apporto adeguato fornito da frutta e vegetazione che va da 4,5 g / giorno per i gorilla a 600 mg / giorno per scimmie più piccole (7,5 kg, un decimo della taglia umana).

Il fabbisogno medio UE di 90 mg / giorno per gli uomini e 80 mg / giorno per le donne è di mantenere un livello plasmatico normale di 50 µmol / L , che è il livello plasmatico medio negli adulti del Regno Unito.  Questo è sufficiente per prevenire lo scorbuto ma può essere inadeguato quando una persona è sottoposta a esposizione virale e stress fisiologico. 

Un gruppo di esperti in collaborazione con la Società Svizzera di Nutrizione ha raccomandato a tutti di integrare con 200 mg “per colmare il divario nutritivo per la popolazione generale e in particolare per gli adulti dai 65 anni in su. Questo integratore ha lo scopo di rafforzare il sistema immunitario ”. 

Il Linus Pauling Institute raccomanda 400 mg e anche più per gli anziani (> 50 anni)

Carenza di vitamina C in polmonite, sepsi e COVID-19

I livelli plasmatici di vitamina C nell’uomo diminuiscono rapidamente in condizioni di stress fisiologico comprese infezioni, traumi e interventi chirurgici, con conseguente evidente carenza di vitamina C nei pazienti ospedalizzati.

La malattia da carenza di vitamina C, lo scorbuto, è stata a lungo associata alla polmonite, il che ha portato a ritenere che la vitamina C possa influenzare la suscettibilità alle infezioni respiratorie . In altre parole, le persone carenti di vitamina C possono essere più suscettibili a gravi infezioni respiratorie come la polmonite.

Una meta-analisi ha indicato una riduzione del rischio di polmonite con l’integrazione orale di vitamina C, in particolare negli individui con bassi apporti dietetici.

Uno studio recente, dalla Nuova Zelanda, ha riportato che i pazienti con polmonite avevano livelli di vitamina C impoveriti rispetto ai controlli sani.

Uno studio su 21 pazienti COVID-19 in condizioni critiche ammessi in terapia intensiva negli Stati Uniti ha rilevato un livello medio di 22 µmol / L, quindi la maggioranza aveva ipovitaminosi C. Il livello medio per 11 sopravvissuti era 29 µmol / L rispetto a 15 µmol / L per i 10 non sopravvissuti; di questi cinque (50%) avevano ≤11 µmol / L [ 34 ]. 

Uno studio in una terapia intensiva a Barcellona su 18 pazienti COVID-19 che soddisfacevano i criteri della sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) ha rilevato che 17 avevano livelli non rilevabili di vitamina C (cioè <9 µmol / L) e un paziente aveva un basso livello di vitamina C (14 µmol / L) . 

Bassi livelli di vitamina C sono comuni nei pazienti covid

Pertanto, bassi livelli di vitamina C sono comuni nei pazienti ricoverati in condizioni critiche con infezioni respiratorie, polmonite, sepsi e COVID-19, la spiegazione più probabile è l’aumento del consumo metabolico.

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Differenze tra virus comuni e virus SARS-CoV-2

Meccanismi d’azione della vitamina C nelle infezioni, sepsi e COVID-19

La vitamina C ha importanti proprietà antinfiammatorie, immunomodulanti, antiossidanti, antitrombotiche e antivirali. La vitamina mostra un’attività virucida diretta e possiede meccanismi effettori sia nel sistema immunitario innato che in quello adattativo. Gli effetti della vitamina C sull’immunità durante l’infezione sono molteplici e comprendono lo sviluppo e la maturazione dei linfociti T ( I linfociti T vengono prodotti nel midollo osseo e sono una classe di globuli bianchi) I linfociti T identificano l’antigene e attivano la risposta immunitaria per neutralizzarlo, ossia attuano una protezione verso le infezioni a opera di microbi intracellulari come virus e alcuni batteri.

La vitamina C ha anche un ruolo vitale come antiossidante per cui i fagociti (Cellula del sistema immunitario) importano vitamina C ossidata (acido deidroascorbico) e la rigenerano in vitamina C ridotta (acido ascorbico)

La vitamina C contribuisce alla sottoregolazione delle citochine, (Le citochine hanno il compito di regolare le reazioni immunitarie) proteggendo l’endotelio (cellule che rivestono l’interno dei vasi sanguigni e linfatici e del cuore), dal danno ossidante e ha un ruolo essenziale nella riparazione dei tessuti.

PER I MEDICI

I potenziali benefici della vitamina C, il basso costo, il profilo di sicurezza e le molteplici azioni modificanti la malattia, inclusi gli effetti antiossidanti, antinfiammatori e immunomodulanti, la rendono un candidato terapeutico eccellente nella riduzione della carica virale con integrazione orale nell’intervallo di 2-8 g / giorno per aiutare ad attenuare la conversione alla fase critica di COVID-19. Allo stesso modo, la vitamina C ha potenziali benefici nel trattamento delle infezioni respiratorie acute e nella mitigazione dell’infiammazione nei pazienti COVID-19 critici con infusione endovenosa di vitamina C nell’intervallo 6-24 g / giorno, per correggere la carenza indotta dalla malattia, ridurre l’infiammazione, aumentare la produzione di interferone e sostenere le azioni antinfiammatorie dei glucocorticosteroidi, soprattutto dato l’alto livello di mortalità per i pazienti con COVID-19 grave.

Data la notevole sicurezza della vitamina C, la frequente carenza tra i pazienti con COVID-19 e le ampie prove di potenziali benefici, l’attuale trattamento è giustificato su basi compassionevoli in attesa che siano disponibili più dati di studi clinici COVID-19, non solo per uso endovenoso all’interno di unità di terapia intensiva, ma anche per via orale con dosi comprese tra 2 e 8 g / die in pazienti ricoverati a causa dell’aumentato bisogno nel combattere un’infezione virale, come concluso in recenti revisioni . La scelta clinica della vitamina C per via orale rispetto a quella endovenosa può essere guidata da criteri simili per la somministrazione di antibiotici per via orale rispetto a quelli per via endovenosa, considerando sia la gravità della malattia sia se il paziente è in grado di ingerire farmaci per via orale almeno quattro volte al giorno.

Le persone in gruppi ad alto rischio di mortalità da COVID-19 e a rischio di carenza di vitamina C, dovrebbero essere incoraggiate a integrare quotidianamente la vitamina C per garantire l’adeguatezza della vitamina C in ogni momento e per aumentare la dose quando infettati viralmente fino a 6 –8 g / giorno . 

MISURE DI PREVENZIONE

Al punto 2 – Assunzione giornaliera di VITAMINA C, al dosaggio di 1 o 2 grammi al giorno diviso in due somministrazione ai pasti. Tale vitamina stimola l’attivazione dell’immunità naturale.


Un documento prezioso datato 18 marzo 2020 n. protocollo 27/7-60 firmato dal Direttore dell’Infermeria Presidiaria Colonnello Andrea Tessarolo e dal medico competente Maggiore Giuseppe Gancitano – del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania di Livorno – ci informa che l’infermeria del Reggimento, ufficialmente in tema di prevenzione da contenimento Covid-19, con assunzione di vitamina C e D

Questo articolo ha solo fine illustrativo e non sostituisce il parere del medico. Non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento.

vi saluto con un pensiero:

Non temere che la vita termini con la morte, non ti illudere che il giorno finisca con il tramonto. Non esiste fine per nessuna anima che rinasce nell’alba di una nuova esistenza. Non esiste morte per il sole che risorge nel miracolo di una nuova aurora.

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Salute

Alzheimer

Prevenire l’Alzheimer

 Morbo di Alzheimer
 Nell’ Alzheimer si osserva perdita di cellule nervose nelle aree cerebrali vitali 

Mangiare a tempo limitato: un modo efficace per prevenire la demenza

I N T R O D U Z I O N E

La ricerca supporta in modo schiacciante l’idea che abbandonare l’approccio “tre pasti al giorno” a favore del mangiare a tempo limitato (noto anche come digiuno intermittente) può fare miracoli per la tua salute, poiché il tuo corpo semplicemente non può funzionare in modo ottimale quando c’è una fornitura continua di calorie in entrata. 

  • Mangiare a tempo limitato è un approccio potente che facilita la perdita di peso e aiuta a ridurre il rischio di malattie croniche come il diabete di tipo 2, malattie cardiache, cancro e malattie neurodegenerative
  • Tra i molti vantaggi del mangiare a tempo limitato vi è la sovraregolazione dell’autofagia* e della mitofagia*, processi di pulizia naturali necessari per il rinnovamento e la funzione cellulare ottimali.
  • La ricerca suggerisce fortemente che la restrizione calorica e il consumo limitato nel tempo aiutano a combattere l’Alzheimer attraverso questi percorsi di autofagia
  • I tratti distintivi della patologia dell’Alzheimer includono placche beta amiloide e grovigli di tau. Altri eventi patologici osservati frequentemente nei pazienti di Alzheimer includono deficit sinaptici, disfunzione mitocondriale, stress ossidativo e neuroinfiammazione
  • Molti di questi sono il risultato di un’autofagia insufficiente e uno dei modi più semplici per sovraregolare l’autofagia è implementare un’alimentazione limitata nel tempo

Il ciclo di banchetti (alimentazione) e carestia (digiuno) imita le abitudini alimentari dei nostri antenati e riporta il tuo corpo a uno stato più naturale che consente il verificarsi di tutta una serie di benefici biochimici.

È un approccio potente che non solo facilita la perdita di peso, ma aiuta anche a ridurre il rischio di malattie croniche come il diabete di tipo 2, malattie cardiache, cancro e Alzheimer .

Trattare le neurodegenerazioni puntando a più proteine patologiche, non solo una
Quasi tutte le principali malattie neurodegenerative – dall’Alzheimer al Parkinson – sono definite e diagnosticate dalla presenza di una delle quattro proteine ​​che sono diventate dannose: tau, beta-amiloide (Aβ), alfa-sinucleina (α-syn) o TDP-43.
PROTEINE MAL RIPIEGATE

Sebbene ci siano molte varianti, mangiare con limiti di tempo in genere comporta il non mangiare per almeno 14 ore consecutive al giorno. Tuttavia, non mangiare per 16-20 ore è probabilmente più vicino a un ideale metabolico. Ciò significa che mangi tutti i pasti della giornata in un periodo compreso tra le quattro e le otto ore.

Tra i molti vantaggi del mangiare a tempo limitato c’è la sovraregolazione dell’autofagia e della mitofagia, processi di pulizia naturali necessari per il rinnovamento e la funzione cellulare ottimali. In un documento di revisione del gennaio 2020, ricercatori spiegano come la restrizione calorica aiuti a combattere specificamente l’Alzheimer, attraverso questi percorsi di autofagia.

Alzheimer: scoperto l'anello mancante tra la proteina Tau e perdita di  memoria
proteina tau | Molecole, che passione!

Prevenire l’Alzheimer attraverso un’alimentazione a tempo limitato

Come spiegato in “Gli effetti della restrizione calorica e la sua mimetica nella malattia di Alzheimer attraverso i percorsi dell’autofagia ”  due dei tratti distintivi della patologia dell’Alzheimer sono le placche beta amiloidi e i grovigli neurofibrillari formati da aggregati di proteina tau.

“L’accumulo aberrante di queste proteine ​​mal ripiegate e aggregate si traduce in neurotossicità e l’AD è quindi riconosciuta come una proteinopatia”, afferma il documento. Altri eventi patologici frequentemente osservati nel cervello dei malati di Alzheimer includono: 

  • Deficit sinaptici e degenerazione assonale
  • Disfunzione mitocondriale
  • Omeostasi anormale del metallo
  • Lo stress ossidativo
  • Neuroinfiammazione

Molti di questi si verificano a causa di “un’eliminazione insufficiente di proteine ​​neurotossiche o di organelli intracellulari danneggiati”, osserva il documento. In altre parole, si verificano quando nel tuo corpo si verifica un’autofagia insufficiente . La buona notizia è che puoi sovraregolare l’autofagia e uno dei modi più semplici è implementare un’alimentazione a tempo limitato . Come spiegato in questa recensione: 

“L’autofagia è un meccanismo catabolico che garantisce la rimozione di proteine ​​mal ripiegate o aggregate e mantiene il turnover dei componenti citoplasmatici.

In condizioni di fame o carenza di energia, i fagofori vengono sintetizzati de novo nel citoplasma da lipidi di nuova sintesi o da organelli intracellulari con strutture di membrana, come il reticolo endoplasmatico.

I fagofori si allungano e si curvano per formare autofagosomi a doppia membrana, che poi incapsulano materiali citosolici, proteine ​​mal ripiegate o proteine ​​a lunga vita.

Dopo la fusione con i lisosomi, qualsiasi carico viene degradato dagli enzimi lisosomiali. Il processo autofagico fornisce una strategia per eliminare le proteine ​​mal ripiegate o aggregate nei disturbi proteinopatici. Il fallimento dell’autofagia porta all’accumulo di aggregati, che si traduce in neurotossicità e progressione della malattia “.

Disfunzione autofagica nei disturbi neurodegenerativi

La disfunzione dell’autofagia è stata identificata in diversi disturbi e malattie neurodegenerative e neuropsichiatriche, tra cui l’Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), la malattia di Huntington, l’ictus ischemico , la schizofrenia e persino la tossicodipendenza

Quindi, si ritiene che l’attivazione dell’autofagia abbia un ruolo importante da svolgere nella prevenzione e nel trattamento di queste condizioni. È importante sottolineare che l’uso di stimolatori dell’autofagia come farmaci, terapia genica o integratori può avere effetti collaterali indesiderati in alcune persone e potrebbe non essere l’ideale.

Il consumo limitato nel tempo o la restrizione calorica, notano gli autori, è una strategia più sicura e probabilmente più efficace per la maggior parte. Quindi, in che modo la restrizione calorica o il digiuno intermittente inducono l’autofagia?

Ci sono diversi meccanismi in gioco, ma due importanti sono l’attivazione della protein chinasi attivata dal monofosfato (AMPK) e l’inibizione della via del bersaglio della rapamicina (mTOR) nei mammiferi. 

La restrizione calorica aiuta anche a migliorare l’Alzheimer e altre condizioni degenerative riducendo l’infiammazione e migliorando la sensibilità all’insulina, la funzione mitocondriale e lo stress ossidativo.

I vantaggi dell’attivazione di AMPK

Metabolismo Rappresenta il consumo energetico di un individuo

L’AMPK è un enzima essenziale per mantenere l’equilibrio energetico. Consiste di tre proteine ​​(chiamate sottounità) che insieme creano un enzima funzionale. L’AMPK è espresso in vari tessuti, inclusi il cervello, il fegato, i muscoli scheletrici e le cellule adipose, ed è essenziale per l’attivazione dell’autofagia.

A volte viene definito “interruttore principale metabolico” perché svolge un ruolo importante nella regolazione del metabolismo.  Sposta l’energia verso la riparazione e il mantenimento cellulare, aiutando così il tuo corpo a tornare all’omeostasi (equilibrio).

Un basso AMPK è stato collegato a resistenza all’insulina, disfunzione mitocondriale, obesità, neurodegenerazione e infiammazione cronica. L’attivazione di AMPK produce molti degli stessi benefici dell’esercizio fisico, della dieta e della perdita di peso, 8 tutti noti per favorire una serie di malattie croniche e cattive condizioni di salute.

L’AMPK è anche un importante neuroprotettore  , rendendolo quindi particolarmente rilevante nella prevenzione e nel trattamento dell’Alzheimer. Inoltre, AMPK stimola l’ autofagia cellulare e mitocondriale (mitofagia) e la biogenesi mitocondriale, così come altri cinque percorsi di importanza critica:

  • Insulina
  • Leptina
  • mTOR
  • Fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1)
  • Co-attivatore 1-alfa del recettore attivato dal proliferatore (PGC-1α)

Vantaggi dell’inibizione di mTOR

La mTOR (acronimo di mammalian target of rapamycin,) è una protein-chinasi che fosforila serina e treonina che regola la crescita, la proliferazione, la motilità e la sopravvivenza delle cellule, la sintesi proteica e la trascrizione.

MTOR è anche un importante percorso responsabile del controllo dell’autofagia. Quando inibisci mTOR, cosa che puoi fare mangiando a tempo limitato, attivi l’autofagia. MTOR è fondamentalmente un sensore di nutrienti. Mentre l’insulina rileva principalmente l’assunzione di carboidrati, mTOR rileva principalmente le proteine.

Detto questo, anche altri nutrienti possono attivare o inibire mTOR. I nutrienti che attivano mTOR includono aminoacidi a catena ramificata, glutammina, metil folato e vitamina B12 .

I nutrienti che inibiscono mTOR includono polifenoli come curcumina, fisetina, quercetina, resveratrolo (presente nel vino) ed epigallocatechina gallato (EGCG, presente nel tè verde). Il caffè biologico e il cioccolato fondente contengono anche elevate quantità di polifenoli inibitori di mTOR.

Perché entrare e uscire dall’autofagia è così importante

Uno dei motivi per cui mangiare con limiti di tempo funziona così bene è perché stai attraversando l’autofagia su base giornaliera (al contrario di solo occasionalmente, se dovessi fare digiuni più lunghi una volta al mese o trimestralmente, ad esempio).

Non vuoi inibire mTOR e attivare sempre l’autofagia. Ci deve essere un equilibrio tra la rottura e la ricostruzione.

Quando mangi, la tua insulina sale, mTOR viene attivato e l’autofagia viene inibita, consentendo così la ricostruzione e la crescita cellulare. Quindi, quando si digiuna, l’insulina scende, l’mTOR viene inibito e l’autofagia viene attivata, consentendo così la scomposizione e l’eliminazione dei componenti cellulari disfunzionali. La prossima volta che mangi, il ciclo di ricostruzione ricomincia e così via.

  • Quando mangi continuamente, l’autofagia sarà gravemente inibita.

 Di conseguenza, il danno continua ad accumularsi poiché le cellule danneggiate non possono essere eliminate e rigenerate in modo efficiente. Molti cambiamenti ormonali si verificano anche durante il digiuno, compreso l’ormone della crescita.

Le opinioni su quanto tempo si dovrebbe digiunare ogni giorno variano. Come regola generale, l’intervallo consigliato è compreso tra 12 e 18 ore di digiuno ogni giorno. Sono dell’opinione che da 16 a 18 ore di digiuno potrebbero essere il punto debole, poiché ciò consente al tuo corpo di esaurire maggiormente le riserve di glicogeno nel fegato e sopprimere mTOR e attivare meglio l’autofagia.

L’alimentazione a tempo limitato migliora la funzione cerebrale

Come notato in “Gli effetti della restrizione calorica e la sua mimetica nella malattia di Alzheimer attraverso i percorsi dell’autofagia”, una serie di studi sugli animali hanno dimostrato che mangiare a tempo limitato aiuta a prevenire la perdita di memoria e migliorare la cognizione. Gli autori affermano, in parte: 

“[Il digiuno intermittente] è stato segnalato per ottimizzare la funzione cerebrale e aumentare la resistenza neuronale a lesioni e malattie … Miglioramenti comportamentali nei topi AD che sono sottoposti a IF potrebbero verificarsi a causa degli effetti dell’IF sul bilanciamento dell’eccitabilità ippocampale.

Inoltre, l’IF previene la perdita di memoria nei ratti ovariectomizzati infusi con beta amiloide nelle regioni dell’ippocampo … il digiuno a breve termine (24 o 48 ore) è stato in grado di migliorare l’autofagia neuronale nei topi 5xFAD, che è un modello di AD grave … “

E’ il caso per mangiare di meno, punto

Sia gli studi sugli animali che quelli sull’uomo suggeriscono anche che le persone con un basso apporto calorico hanno un rischio ridotto di Alzheimer rispetto a chi segue una dieta ipercalorica. 

In uno studio su animali, gli animali la cui dieta era del 30% in meno di calorie rispetto al normale hanno ripristinato le prestazioni della memoria dopo 10 mesi. È stato anche dimostrato che le diete ipercaloriche provocano un fallimento autofagico nell’ippocampo. 

Gli studi sugli animali hanno ulteriormente dimostrato che le diete ipocaloriche riducono la quantità di beta amiloide e tau nel cervello, mentre le diete ipercaloriche le aumentano. 

La bella caratteristica del mangiare a tempo limitato è che sembra replicare la maggior parte dei benefici metabolici della restrizione calorica senza effettivamente limitare le calorie. Inoltre, poiché è una finestra di alimentazione così limitata e l’appetito di una persona è ridotto, in genere finiscono per mangiare meno calorie comunque senza alcuna sensazione di privazione.

Mimetica della restrizione calorica

“Gli effetti della restrizione calorica e la sua mimetica nella malattia di Alzheimer attraverso i percorsi dell’autofagia” affronta anche l’uso di mimetici di restrizione calorica, composti che imitano gli effetti della restrizione calorica. Il mimetico più studiato e riconosciuto è il resveratrolo , un polifenolo che si trova nella buccia dell’uva e in alcuni frutti di bosco, inclusi mirtilli e mirtilli rossi. Secondo gli autori: 14

“Diversi studi hanno rivelato la potenziale efficacia dell’integrazione di resveratrolo per la prevenzione e il trattamento dell’AD. Ad esempio, il trattamento con resveratrolo previene la neurotossicità nelle cellule in coltura esposte alla beta amiloide.

Inoltre, in un modello di roditore di AD, il resveratrolo ha alleviato i deficit di memoria, ha mantenuto l’integrità della barriera emato-encefalica, ha migliorato il carico di placca, nella patologia tau abituale e ha soppresso l’attivazione della microglia …

Gli effetti anti-amiloidogenici e neuroprotettivi del resveratrolo nell’AD sembrano essere fortemente associati a una maggiore attività autofagica. Il resveratrolo attiva l’autofagia dipendente da SIRT1, che contribuisce ad attenuare la neurotossicità causata dalla beta amiloide. Inoltre, il resveratrolo reprime la segnalazione mTOR e induce l’autofagia attivando la via di segnalazione AMPK “.

Altre linee guida per la prevenzione dell’Alzheimer

Oltre a mangiare a tempo limitato, ci sono molte altre strategie che aiuteranno a prevenire (e in alcuni casi, curare) l’Alzheimer. Ecco una carrellata di quelli che credo siano alcuni dei più importanti:

Evita i grassi trans e gli oli vegetali lavorati industrialmente – Mentre le diete ricche di grassi sani e antiossidanti possono fare molto per scongiurare la demenza, le diete ricche di grassi trans e oli omega-6 trasformati lo promuoveranno. La ricerca  pubblicata nel numero di ottobre 2019 di Neurology ha trovato un forte legame tra il consumo di grassi trans e l’incidenza della demenza e dei suoi vari sottotipi, incluso l’Alzheimer. I peggiori colpevoli della dieta erano pasticcini, margarina, caramelle, caramelle, croissant, creme non casearie, gelati e cracker di riso. 16 Allo stesso modo, l’ossidato omega-6 grassi presenti negli oli vegetali trasformati può causare un danno significativo al cervello se consumato in eccesso.
Evita lo zucchero e il fruttosio raffinato – Idealmente, ti consigliamo di mantenere i livelli di zucchero al minimo e il fruttosio totale al di sotto di 25 grammi al giorno, o di soli 15 grammi al giorno se soffri di insulino-resistenza o disturbi correlati.
Aumentare il consumo di grassi sani, inclusi gli omega-3 a base marina – I grassi benefici che promuovono la salute di cui il tuo cervello ha bisogno per una funzione ottimale includono olio di cocco, burro biologico da latte crudo, burro chiarificato, burro crudo nutrito con erba, olive, olio di oliva vergine biologico, noci come noci pecan e macadamia, uova ruspanti, salmone selvatico dell’Alaska e avocado.  Assicurati anche di assumere abbastanza grassi omega-3 di origine animale da piccoli pesci grassi come acciughe e sardine, o prendi un integratore a base di fosfolipidi come l’olio di krill. Un elevato apporto di grassi omega-3 EPA e DHA aiuta a prevenire il danno cellulare causato dalla malattia di Alzheimer, rallentandone così la progressione e riducendo il rischio di sviluppare il disturbo.
Evita il glutine e la caseina (principalmente grano e latticini pastorizzati, ma non i grassi dei latticini, come il burro): la ricerca mostra che la barriera emato-encefalica è influenzata negativamente dal glutine. 17Il glutine rende anche il tuo intestino più permeabile, il che consente alle proteine ​​di entrare nel flusso sanguigno, a cui non appartengono. Ciò quindi sensibilizza il tuo sistema immunitario e promuove l’infiammazione e l’autoimmunità, che svolgono entrambi un ruolo nello sviluppo dell’Alzheimer.
Ottimizza la tua flora intestinale mangiando regolarmente cibi fermentati o assumendo un integratore probiotico ad alta potenza e di alta qualità.
Migliora il tuo livello di magnesio – Il treonato di magnesio sembra promettente per supportare la cognizione e può essere superiore ad altre forme. Per saperne di più, vedere ” Benefici cognitivi del magnesio L-treonato “.
Ottimizza i tuoi livelli di vitamina D con un’esposizione al sole sicura – I ricercatori ritengono che livelli ottimali di vitamina D possano aumentare la quantità di importanti sostanze chimiche nel cervello e proteggere le cellule cerebrali aumentando l’efficacia delle cellule gliali nell’assistenza ai neuroni danneggiati. La vitamina D può anche esercitare alcuni dei suoi effetti benefici sull’Alzheimer attraverso le sue proprietà antinfiammatorie e immunostimolanti. Una quantità sufficiente di vitamina D è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema immunitario per combattere l’infiammazione che è anche associata all’Alzheimer. Per ulteriori informazioni, vedere ” Collegamento tra carenza di vitamina D e demenza confermata “.
Evita ed elimina il mercurio dal tuo corpo: le otturazioni in amalgama dentale, che contengono il 50% di mercurio in peso, sono una delle principali fonti di tossicità da metalli pesanti. Tuttavia, dovresti essere in buona salute prima di rimuoverli. Una volta che ti sei abituato a seguire la dieta descritta nel mio piano nutrizionale ottimizzato , puoi seguire il protocollo di disintossicazione da mercurio e poi trovare un dentista biologico per rimuovere le tue amalgame. Evita anche le vaccinazioni antinfluenzali poiché la maggior parte contiene mercurio, noto anche come thimerosal, un noto agente neurotossico e immunotossico.
Evita ed elimina l’alluminio dal tuo corpo – Le fonti di alluminio includono antitraspiranti, pentole antiaderenti e coadiuvanti del vaccino . Per una guida alla disintossicazione, vedere ” I tre pilastri della disintossicazione da metalli pesanti “.
Fare esercizio regolarmente – È stato suggerito che l’esercizio fisico possa innescare un cambiamento nel modo in cui la proteina precursore dell’amiloide viene metabolizzata, 18 rallentando così l’insorgenza e la progressione dell’Alzheimer. L’esercizio aumenta anche i livelli della proteina PGC-1alfa. La ricerca ha dimostrato che le persone con Alzheimer hanno meno PGC-1alfa nel cervello e le cellule che contengono più proteine ​​producono meno proteine ​​amiloidi tossiche associate all’Alzheimer.
Evita gli anticolinergici e le statine – Come spiegato in dettaglio in “I comuni farmaci da banco possono causare demenza “, i farmaci che bloccano l’acetilcolina, un neurotrasmettitore del sistema nervoso, hanno dimostrato di aumentare il rischio di demenza. Questi farmaci includono alcuni analgesici notturni, antistaminici, sonniferi, alcuni antidepressivi, farmaci per controllare l’incontinenza e alcuni analgesici narcotici. Anche le statine sono problematiche in quanto sopprimono la sintesi del colesterolo, esauriscono il cervello del coenzima Q10 e dei precursori dei neurotrasmettitori e impediscono il rilascio adeguato di acidi grassi essenziali e antiossidanti liposolubili al cervello inibendo la produzione della biomolecola portatrice indispensabile nota come lipoproteine ​​a bassa densità.

https://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2020/03/12/time-restricted-eating-autophagy-alzheimers.aspx

https://italiano.mercola.com/esperienza-professionale.aspx

Analisi del Dr. Joseph Mercola Medico osteopata, autore in cima alle classifiche e pluripremiato nel campo della medicina naturale, il suo obiettivo è quello di cambiare il paradigma moderno della salute, fornendo alle persone valide risorse che possano aiutarle a prendere il controllo sulla propria salute.

Autore affermato e pioniere nel campo della medicina naturale

Qualifiche

  • Università dell’Illinois a Chicago – UIC 1972-1976
  • Chicago College of Osteopathic Medicine (Scuola di medicina osteopatica di Chicago) – Midwestern University 1978-1982
  • Chicago Ostepathic Hospital (Ospedale osteopatico di Chicago), 1982-1985 Medico di famiglia. Dirigente 1984-1985
  • Abilitato presso l’American College Osteopathic General Practitioners, luglio 1985
  • Medico chirurgo abilitato presso lo Stato dell’Illinois

12 marzo 2020

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Salute

VITAMINA D – COVID parte 3

ALCUNI STUDI PUBBLICATI

Vitamina D e risultati polmonari nei pazienti anziani COVID-19

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33668240/ 24 febbraio 2021

1Laboratorio di Reumatologia Sperimentale e Divisione Accademica di Reumatologia Clinica, Dipartimento di Medicina Interna, Università di Genova, Policlinico IRCCS San Martino, 16132 Genova, Italia.

2Unità di Pneumologia, Policlinico IRCCS San Martino, 16132 Genova, Italia.

3Unità di Endocrinologia, Dipartimento di Medicina Interna, Università di Genova, Policlinico IRCCS San Martino, 16132 Genova, Italia.

4Dipartimento di Reumatologia, Ospedale universitario di Ghent, Dipartimento di medicina interna, Centro di ricerca sull’infiammazione VIB Università di Ghent, 9000 Ghent, Belgio.7

La regolazione della funzione immunitaria continua ad essere una delle azioni extrascheletriche più riconosciute della vitamina D.

Questo studio conferma che la carenza della vitamina D è associata a un coinvolgimento polmonare più grave, a una maggiore durata della malattia e al rischio di morte, nei pazienti anziani COVID-19. 

Il rilevamento di bassi livelli di vitamina D anche nei pazienti più giovani con COVID-19 con minori comorbidità suggerisce ulteriormente la carenza di vitamina D come fattore di rischio cruciale a qualsiasi età.

Questa è una sintesi di uno studio recentissimo sulla vitamina D pubblicata  sul motore di ricerca PubMed di letteratura scientifica biomedica internazionale dove sono pubblicati migliaia di studi sulla VITAMINA D

PUBBLICAZIONI PUBMED VIT.D

89.451 sotto la voce vitamin d

28.192 sotto la voce cholecalciferol

12.657 sotto la voce vitamin d supplementation

289 sotto la voce (vitamin d covid) AND LitCTREATMENT[filter]

491 sotto la voce vitamin d covid

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32904944/ 15 settembre 2020. 

https://europepmc.org/article/med/32904944#jbm410405-bib-0331

Vitamina D e regolazione immunitaria: antibatterico, antivirale, antinfiammatorio 

1 Institute of Immunology and Immunotherapy, University of Birmingham, Birmingham UK,

2 Dipartimento di Fisiologia, Università McGill, Montreal Quebec, Canada,

3 Metabolism and Systems Research, Università di Birmingham, Birmingham, Regno Unito,

4 Dipartimento di Medicina, Università McGill, Montreal Quebec, Canada,

Conclusioni finali dello studio

Esistono prove evidenti che gli enzimi metabolici della vitamina D sono espressi praticamente in tutte le cellule dei bracci innati e adattivi del sistema immunitario.

 Considerando i risultati discussi sopra, la segnalazione della vitamina D sembra influenzare la suscettibilità e la gravità dell’infezione batterica e virale attraverso diversi meccanismi. Questi includono i suoi effetti diretti sulla produzione di peptidi antimicrobici e citochine, nonché la sua regolazione della via NF ‐ κB durante l’infezione. Nel complesso, i dati preclinici e clinici propongono un forte legame tra lo stato della vitamina D e la suscettibilità alle malattie infettive e autoimmuni. 

Ci sono prove che la carenza di vitamina D durante i primi anni di vita può predisporre il sistema immunitario a un maggior rischio di malattie autoimmuni o allergie. 

Diversi studi clinici e di laboratorio hanno fornito supporto per un ruolo della vitamina D nella lotta alle infezioni del tratto respiratorio. 

La valutazione della supplementazione di vitamina D come intervento terapeutico adiuvante potrebbe essere clinicamente ed economicamente significativa nella crisi COVID-19 in corso, così come nel trattamento di altre malattie infettive. Sulla base delle proprietà immunoregolatorie della vitamina D presentate sopra, il miglioramento dei livelli circolanti di 25D può rallentare la progressione della malattia o addirittura migliorare la sopravvivenza del paziente.

Il ruolo della vitamina D nella prevenzione dell’infezione e della mortalità della malattia da coronavirus

La carenza di vitamina D è un grave problema di salute pubblica in tutto il mondo in tutti i gruppi di età ma lo stato di vitamina D peggiora con l’età, oltre i 70 anni di vita, a causa della ridotta esposizione al sole e della sintesi cutanea . È povero nelle persone istituzionalizzate, il 75% di loro è gravemente carente di vitamina D (siero 25 (OH) D <25 nmol / L)

Il COVID-19 è causato, oltre che dalla virulenza del virus, dal rilascio di citochine pro-infiammatorie. È stato scoperto che la vitamina D modula la risposta dei macrofagi, impedendo loro di rilasciare troppe citochine infiammatorie e chemochine . Ciu et al. hanno scoperto che il calcitriolo (1,25-diidrossivitamina D3) esercitava un impatto pronunciato sull’asse ACE2 con una maggiore espressione della generazione di ACE2.

ACE2 è la «porta» d’accesso per il virus, ma anche un possibile «alleato»

Le evidenze della relazione tra vitamina D e rischio e gravità di Covid-19  - Network Bibliotecario Sanitario Toscano

FIGURA. 2 – Il ruolo della vitamina D riguardo all’ACE in risposta a SARS-CoV-2. ACE: conversione dell’angiotensina enzima.

L’ ACE2 è l’enzima di conversione dell’angiotensina 2, uno degli ormoni coinvolti nei meccanismi di regolazione della pressione sanguigna. Nel caso di Covid-19, ACE2 ha però anche un altro ruolo. È la «porta» che il virus utilizza per entrare nelle cellule. Si sa dai tempi della Sars, infatti, che i coronavirus sfruttano questi recettori per farsi strada nell’organismo. Questo enzima non si trova soltanto nell’epitelio polmonare: ma anche a livello cardiaco, nell’intestino, nei reni e nei vasi sanguigni.

Esistono delle prove epidemiologiche e cliniche che dimostrano che la vitamina D può ridurre le lesioni polmonari attraverso diversi meccanismi, tra cui l’induzione dei peptidi antimicrobici, la riduzione delle concentrazioni di citochine pro-infiammatorie e l’aumento delle citochine antinfiammatorie 

Le evidenze della relazione tra vitamina D e rischio e gravità di Covid-19

La carenza di vitamina D coesiste nei pazienti con COVID-19.
Per ciò che risulta in questo momento, il colore della pelle scura, l’aumento dell’età, la presenza di malattie preesistenti e la carenza di vitamina D sono caratteristiche della grave malattia COVID. Di questi, solo la carenza di vitamina D è modificabile.

All’interno dei polmoni, la proteina ACE2 ha una maggiore espressione nella superficie apicale delle cellule epiteliali alveolari profonde. Questo recettore è espresso in più organi umani. Aiuta la trasmissione da uomo a uomo e tra specie diverse del virus ( Andersen et al., 2020 ; Hussain et al., 2020a). ACE2 è una zinco-metallopeptidasi che è un antagonista dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE). ACE converte l’angiotensina (Ang) I in Ang II, un vasocostrittore, rimuovendo un dipeptide dal suo C-terminale. Inoltre, l’ACE è un distruttore della bradichinina che è un vasodilatatore.

Vitamin D can prevent COVID-19 infection-induced multiple organ damage |  SpringerLink

Attraverso le sue interazioni con una moltitudine di cellule, la vitamina D può avere diversi modi per ridurre il rischio di infezioni acute del tratto respiratorio e di COVID-19:

  • ridurre la sopravvivenza e la replicazione dei virus,
  • ridurre il rischio di produzione di citochine infiammatorie,
  • aumentare le concentrazioni dell’enzima di conversione dell’angiotensina 2
  • mantenimento dell’integrità endoteliale.

Quattordici studi osservazionali offrono la prova che le concentrazioni sieriche di 25-idrossivitamina D sono inversamente correlate con l’incidenza o la gravità del COVID-19.

Pertanto, le prove sembrano abbastanza forti per cui le persone e i medici possono utilizzare o raccomandare integratori di vitamina D per prevenire o trattare COVID-19 alla luce della loro sicurezza e dell’ampia finestra terapeutica.

Da mesi gli studiosi stanno esaminando Covid-19. Scienziati e ricercatori dei cinque continenti sono all’opera per trovare terapie e vaccini per il coronavirus che sta contagiando il pianeta.

Popolazione anziana e patologie croniche ai tempi del Covid-19

Anche i ricercatori dell’Università di Cagliari – con la dicitura “RICERCA BY UniCa” sono impegnati in una sfida epocale per l’umanità. Un percorso che si snoda tra sperimentazioni, metodiche, ricerche su scala internazionale con una puntuale e verificata divulgazione della conoscenza scientifica.

Attivazione polmonare della vitamina D3 ed effetto preventivo contro la polmonite interstiziale.

  • Marianna Boi, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’università di Cagliari, evidenzia uno studio giapponese pubblicato in National Center for Biotechnology Information

(https://www.unica.it/unica/it/ricerca_apdm_biomedicina.page)

L’attuale infezione data dal Coronavirus è stata messa in relazione anche alla carenza di vitamina D, certo non è così facile da riscontrare una carenza così marcata nei paesi occidentali ma la carenza di vitamina D è maggiormente diffusa nella popolazione anziana. Studi preliminari hanno rilevato che tra i pazienti ricoverati per l’infezione scatenata dal coronavirus c’è un’elevata prevalenza di ipovitaminosi D. Inoltre è nota l’importanza di adeguati livelli plasmatici di Vitamina D nella prevenzione di “numerose patologie croniche.

Di seguito questo lavoro mostra come, sperimentalmente nei topi, e in una linea sperimentale di fibroblasti polmonari, un corretto apporto dietetico di vitamina D3 può avere un effetto preventivo contro la polmonite interstiziale.

Nelle cellule Hpfc (Human pulmonary fibroblast cell lines)la vitamina D3 ha soppresso l’espressione indotta dalla bleomicina delle citochine infiammatorie e dei marcatori di fibrosi.

Nei topi, i sintomi della fibrosi polmonare indotta dalla bleomicina sono migliorati e l’espressione dei marcatori di fibrosi e degli induttori della fibrosi è stata ridotta da una dieta ricca di vitamina D3.

La vitamina D3 viene attivata localmente nei tessuti polmonari, il che suggerisce che un elevato apporto dietetico di vitamina D3 può avere un effetto preventivo contro la polmonite interstiziale.

Vitamina D e COVID-19: prove e raccomandazioni per l’integrazione

La vitamina D è un ormone che agisce su molti geni espressi dalle cellule immunitarie. Le prove che collegano la carenza di vitamina D alla gravità del COVID-19 sono circostanziali ma considerevoli: collegamenti con l’etnia, l’obesità, l’istituzionalizzazione; latitudine ed esposizione ai raggi ultravioletti; aumento del danno polmonare nei modelli sperimentali; associazioni con la gravità del COVID-19 nei pazienti ospedalizzati. La carenza di vitamina D è comune ma facilmente prevenibile con un’integrazione molto sicura ed economica.

 Le persone ricoverate in ospedale con COVID-19 dovrebbero avere il loro stato di vitamina D controllato e / o integrato.

link: https://link.springer.com/article/10.1007/s40520-020-01570-8

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7813231/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7461279/

Questo articolo ha solo fine illustrativo e non sostituisce il parere del medico. Non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento.

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Curiosità Salute

SPICCIOLI DI PSICOLOGIA

AF – DF

Prima dell’avvento di Freud, il bisogno di smaltire i rimpianti e placare i rancori era affidato al confessionale. Qui non mi soffermo sulle conseguenze derivanti dal rivelare le proprie negligenze alle norme scritte o sottintese del contesto civile, ma sulla geniale intuizione che consumare il fiato per condividere speranze ed afflizioni sia un fondamento della salute psicofisica.

Volete una dimostrazione? Tappate il tubo di scarico della vostra auto.

Scienze esatte

Vituperata plasmata monitorata, la psicoanalisi è ormai incensata come una branca delle scienze esatte. Lo è, come le altre, fino alla prova contraria. Sappiamo tutti che gli studi sulle leggi naturali sono soggetti ad una scia di ricerche e sperimentazioni che possono destabilizzare l’autarchia dei principi in voga.

Tutto è in moto, carimiei, anche le convinzioni umane.

L’era della comunicazione

Gli strumenti tecnologici si sono affratellati alla psicologia nell’esaudire il nostro bisogno di partecipazione.

Il nemico ci ascolta, si diceva una volta. Oggi, un enorme orecchio attraversa montagne ed oceani per origliare pensieri ed idee messe in circolo con una modica cifra mensile e senza chiedere le novene del rosario.

Sta qui il bello ed il difficile, nel vagliare le possibilità proposte al pensiero individuale, libero da cesoie e indici e censure.

Poco male se desumere gusti e tendenze correnti serve ad elaborare consumi e strategie, finché si rimane su binari leciti. Dovremo pur vivere, in qualche modo.

Il migliore dei mondi possibili

Mi chiedo se Voltaire avrebbe considerato il nostro mondo il migliore possibile.

I racconti di chi ha vissuto nei primi cinquant’anni del ‘900 dimostrano che si può fare a meno di molte cose che oggi ritieniamo indispensabili, sebbene nessuno rinunci volentieri ai propri gingilli, malgrado l’inquinante controvalore.

E quante smanie per restare calmini qualche mese, pur con tutto l’arsenalecomunicativo che abbiamo in dotazione!

“Date al popolo le brioches.”, pare che abbia detto una regina in anticipo sui tempi.

“Dopo di noi, altro che Diluvio!”, avrebbe risposto, più o meno, l’amante del marito.

Non è dato sapere se i due aneddoti corrispondano a verità, però esprimono il nostro tempo in maniera egregia.

‘L’una gente sen’va, l’altra sen viene…’ direbbe Dante.

State accorti

Qual’è la soluzione ad un vivere partecipativo, accorto, ma non rinunciatario? Andare con funambolesche acrobazie dove porta il vento, o restare zitti e buci nel proprio cantuccio, con una blanda visione imposta da tradizioni e traduzioni accomodate, da cui uscire chianne chianne e solo per causa di forza maggiore?

Qualcuno disse: ”I pazzi hanno il cuore in bocca mentre i saggi hanno la bocca nel cuore.” Detto così, non sembra un linciaggio alla confidenza?

Era più spiccio mio padre quando chiedeva: ‘Apri bocca per dar aria all’ugola?’ perché avevo perso il senso originario di un discorso. Non mi accorgevo dell’imprudenza di buttare tutte le mie carte sul tavolo. È una libertà che solo la famiglia può concedere; quella di orgine, intendo, ché nella successiva accordare i suoni è più complicato.

Stando così le cose, si prende l’abitudine di consumare in silenzio considerazioni e riflessioni. Che poi, riflessi di cosa? Bella domanda! Qualcuno dovrà trovarla una risposta, prima o poi.

Sunti di psicologia parecchio spicciola

È proprio vero che si vive per imparare. E non basta una vita, con tutto quello che c’è da sapere! No che non basta per frugare nella catena di sogni mossi, di fatti rimossi, isterie ipnosi lapsus transfert processi e complessi vari. Non mi addentro oltre, altrimenti chissà dove si va a parare.

Che polpettone, la nostra psiche! Sarà a causa del miscuglio di ingredienti bene o male dosati, e dei conseguenti procedimenti di lavorazione e di scarto se non perdo l’abitudine di uscire dal discorso seminato?

A questo punto devo fare una confessione. Pochi giorni fa, leggendo le supposte, nel senso di supponenti, analisi psicologiche dei personaggi descritti nei cartoni animati di Walt Disney, ho appreso che le mie ‘bizzarrie’, argomento di conversazione tra le innumerevoli zie della mia infanzia, hanno nomi e cognomicosì roboanti che incutono soggezione solo a tentare di ripeterli.

E non sghignazzate. Ciascuno si muove a tutt’agio nelle proprie acque, dico io.

A proposito di bizzarrie

Detto questo, voi che avreste fatto? Io sono andata a scartabellare ed ho scoperto che la mia psiche è un’insalata mista di patologie appese ai bordi.Nel senso cheun piede poggia nella stabilità mentale, sempre che esista, l’altro penzola sopra un serpentaio di cosiddette sindromi.

Eccovi una sfilza di quelle che prima dell’era freudiana si chiamavano, ubbie, manie, fobie pallini… Bizzarrie, appunto. Sentite come svolazzano lievi, leggere, queste parole che sgomitano con boncore sulle umane imperfezioni? Sembrano emanazioni delle farfalleche anticamente indicavano quei 22 grammi (l’aggiunta del peso è recente) di spirito o anima che se ne uscivano dal corpo fisico per tornare alla stazione di provenienza, chissadove.

Ma sugli Dei, singoli, multipli o ufo torneremo in seguito.

Elenco delle mie anomalie

Io spulcio le mie, voi controllate le vostre. Non crediate di esserne immuni. Nessuno lo è. Gli eredi di Freud sostengono che siamo tutti nevrotici, quindi anche loro. La differenza sta nel fatto che chi dispone di mezzi cognitivi sull’inconscio (?!) sa dove parare, mentre gli altri, poverinoi!

Però, se abbiamo tutti una psiche malandata, significa che dovunque ci voltiamo c’è imperfezione.

E menomale, ché mi sentivo sola.

Via all’elenco

In famiglia e in amicizia vi sono persone che della psicologia fanno mestiere. È dunque cosa savia, per salvare i rapporti ed ovviare ai reclami, che io difenda le mie turbolenze con un contraddittorio.

Mi avvalgo di un diritto appellandomi al secondo comma dell’art 111 della nostra Costituzione. Andate, andate a leggerlo.

Sindrome di Diogene

Si riferisce a coloro che tendono ad accumulare gli oggetti. Parrebbe un sacrilegio gettarli via. Questa tipologia colpisce, di solito, gli anziani.

-Per forza! Maggiore il tempo vissuto, maggiori saranno i ricordi preservati. E poi, un sacrilegio, che esagerazione! Forse un pizzico di scaramanzia. Rasserena ritrovare il proprio mondo privato ogni mattina, oppure tornando da fuori. Pensateci. Le persone vanno e vengono, malgrado l’affetto scambiato insieme alle reciproche affinità. Le familiari carabattole restano, fanno vita in comune con noi, quasi come animali domestici. E mantengono la memoria di un momento particolare o di chi li ha donati. È così difficile da capire?

I libri, poi, fanno una compagnia più costante di tanti passanti ‘per caso’. Non so se mi conviene dirlo. Massì che lo dico. Io ci chiacchiero con i loro autori. Discuto sulle scelte e le idee di quelli che amo e ci litigo pure, qualche volta. Chissà se è una patologia psichica dialogare con le cose immote, in specie se pretendiamo che rispondano. A voi non capita?

Sindrome di Stoccolma

Configura l’atteggiamento della vittima che sviluppa un legame con la persona di cui sente prigioniera.

-Evvia! Questa è la banalissima storia di molte banalissime convivenze.

Prendiamo ‘La Bella e la Bestia.’ Una giovane donna cerca il padre e trova un tizio che pretende di sostituirlo. Qui, almeno, la fiaba cambia registro. Intanto, lui non si presenta come il solito schiribilloso principino azzurro. È travestito da assurdo bestione, genere minotauro (qui la si potrebbe tirare per le lunghe), ed è su di lui che il bacio funziona, tanto per cambiare.

Nella realtà capita che i principi baciati diventino rospi e le principesse ranocchie. Chi non è d’accordo, alzi la mano quando è solo.

Agorafobia

Descrive il timore ossessivo degli spazi aperti. Nella fiaba Frozen, la protagonista perde i genitori e per questo motivo si chiude in se stessa.

-Perché voi, nei suoi panni, andreste in piazza a ballare la tarantella?

Ed ora vediamo di capirci sull’imbarazzante, sfrontato esibizionismo degli spazi aperti. Il mare e le montagne sono i bellissimi, superbi, astri della Terra. Dall’alto e dal largo della loro titanica mole soggiogano l’umanità, imponendo rispetto e ammirazione. Evvia, quella è roba da istrioni. Non è un rapporto alla pari.

Volete mettere la filata conseguente di pensieri scorrazzanti tra colline, giardini, orti, laghi, fiumi? Sono bassini, alla nostra portata, Mi ci sento a casa, io, forse perché rammentano i luoghi dove sono nata, anche se di passaggio.

Sinestesia

Porta a dissociare gli stimoli dai reciproci sensi. I suoni sono veduti, i colori ascoltati e cosi via.

-A me capita una versione meno poetica. Qualche volta, guardando i canali ‘mangiarecci’, sento lo stuzzicante aroma del piatto esposto in bellavista. Si tratti di un arrosto o del fritto di mare, vi assicuro che non proviene dalla mia cucina, dove queste gioie del palato sono precluse. Non sono vegetariana, però mangio raramente la carne di manzo ed i cibi fritti non sono graditi al mio stomaco, purtroppo.

Vogliamo dire che la mia sinestesia è un miraggio della pancia?

Prosopagnosia

Consiste nell’incapacità di riconoscere i volti delle persone.

-Intanto, che sindrome si deve avere per trovare un nome simile?

Approfitto dell’argomento per rivolgermi alla casta femminile. Che ne pensate di quel principe azzurro che vi cerca in ogni dove però non ricorda il vostro volto e per chiedervi di vivere con lui finché divorzio non vi separi, si appella alla misura del piede? Lui, sì, che aveva dei problemucci. E meno male che era un principe, sennò chi lo pigliava?

La mia sindromeè in forma più leggera di quella del principe sbadato. I parenti li ho sempre riconosciuti; pure gli amici e qualche estraneo, alla lunga. Il guaio è che un volto devo vederlo innumerevoli volte perché si imprima nella memoria, ma più il tempo passa senza incontrarsi, più il riconoscimento sbiadisce. Certo è che nel lavoro e nei rapporti sociali qualche grattacapo l’ho avuto.

Un ricordo.Quando eravamo giovincelle, mia cugina ed io, non salutavamo nessuno camminando per strada, e così ci chiamavano le principesse, le superbe. Il fatto è che c’erano dei fattori imprescindibili, oltre alla timidezza: io avevo la prosocosasuddetta, anche se non lo sapevo, e lei non portava gli occhiali, sebbene fosse miope ed era difficile salvarla dai pali stradali.

Ecco fatto

L’elenco, almeno quello che si riferisce alle patologie dei personaggi disneyani finisce qui.

Anche se tengo a ricordare che non è stato Disney ad inventare Cenerentola, Biancaneve, Pinocchio e compagnia bella, ma Perrault, i fratelli Grimm, Collodi, riconosco che quella ricerca mi è servita a prendere coscienza delle mie anomalie. Che poi sono a pizzichi e bocconi. Uno zinzino di questo, due di quello. Almeno credo. Delle altre niente so. Potrei aggiungere che qualche volta sono distratta, altre smemorata, e poco altro.

Tutto qui, sennò mi avrebbero già ricoverata.

Sì, sì, aspettate a ridere dopo aver fatto il vostro elenco, ché sicuramente ne avrete d’avanzo anche voi da raccontare.

Forza, fatevi coraggio. Perchéarrovellarsi per una ‘psicastenia’ o qualche ‘ossessione compulsiva’, se perfino i Soloni autorizzati a grattare dentro la nostra psiche ammettono di non esserne immuni. Pensate alle fissazioni di Freud…

A ciascuno il suo

Grazie alla psicologia, frutto di antichissimi alberi greci, abbiamo imparato a giustificare molti umanissimi difetti, inclusi i famosi sette vizi capitali. Verissimo, però non sono sempre facili la comprensione e la misericordia, davanti alla mostra dei privati minotauri che ci portiamo appresso.

La mia esperienza personale mi porta a detestare dueforme caratteriali in cui mi sono imbattuta: l’aggressività e la malignità. La prima, figlia dell’ira, può essere causata da qualche disavventura precedente; anche la seconda, acido figlio di invidia e gelosia, avrà delle scusanti; tuttavia, consiglio di scansare i portatori di queste tare, tanto non c’è rimedio.

Parodiando una lezione umanitaria improbabile da gestire, si potrebbe sostenere che per amare e rispettare gli altri, così come sono fatti, dovremmo imparare ad amare e rispettare se stessi.

Secondo me, il modo migliore è quello di evitare, una volta per tutte, le persone che della molestia fanno mestiere.

In difesa delle psiche offese

Malgrado questi inciampi, voglio proseguire la difesa delle psiche offese mettendo in campo alcune diversità così ben descritte da alcuni amatissimi scrittori.

Ricordate ‘I Nostri Antenati’ di Calvino?

Chi può negare di essere stato, almeno una volta nella vita, invisibile quanto il cavaliere Agilulfo, dimezzato tra bene e male, come il visconte Medardo, o rampando alla ricerca di se stesso, alla maniera di Cosimo di Rondò?

E quanti di noi sono consapevoli di vivere in un mondo simile a quello che Eco ha cucito addosso al suo ‘Baudolino,’ spudorato eroe nell’arte di arrangiare la vita?

Bando a queste digressioni, per ora. Ci tornerò, prima o poi.

Con un poco di zucchero…

Prima di chiudere voglio ringraziare Walt Disney per aver fatto sorridere e ridere generazioni di bambini. I colori e le musiche dei suoi film hanno acceso la nostra infanzia fin dal dopoguerra, quando la vita pareva una landa spenta.

Grazie a lui, ho compreso che l’attitudine a cucciarmi dentro di me proveniva dalla mancanza d’interesse per un mondo che non somigliava a quello, aperto e possibilista, che la sua fantasia ha risvegliato.

Orsina

Tratto dal romanzo ‘Vaghe stelle d’Orsina’, per concessione dell’autrice.

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Curiosità Viaggi e Tempo libero

COSA VOLEVI FARE DA GRANDE?

I sogni abbandonati

Per capire quanto siamo cambiati, dovremmo rammentare cosa ci è stato accordato o negato dei nostri desideri infantili, scavalcati dai bisogni indispensabili agli infiniti anni dei doveri (o almeno lo sembravano, infiniti…).

Perché non dare una controllatina a ciò che avremmo voluto fare od essere o diventare (non è la stessa cosa), da grandi? A cominciare dal principio, ossia, da cosa sognano i bambini di oggi.

E partiamo dal principio

Leonardo, 8 anni: vorrebbe fare l’ingegnere aerodimanico, ‘ma potrei fare anche l’attore’. Un ragazzino di 13 sogna di diventare youtuber, un altro l’influencer (?), ma c’è chi si ‘contenterebbe’ di fare l’imprenditore. Resta da vedere cosa sarà di questi sogni ancora in costruzione.

Ed ora vediamo cosa desideravano quelli che camminano da varie postazioni sulla strada degli ‘anta’.

Interviste

Uno dei miei figli sognava di fare il calciatore, così dice. Io ricordo la sua affermazione di voler diventare un giornalaio, per leggere tutti i giornalini che gli piacevano. L’altro sognava di diventare una rockstar. Una sorella voleva un marito e sei, dico sei, figli. (Ha raggiunto la quantità auspicata con due figlie e quattro nipoti). Qualcuno avrebbe voluto fare il netturbino, pardon, l’operatore ecologico, quando se ne stavano belli ritti ai lati del camion. C’è chi voleva fare la ginnasta, il tipografo, la critica gastronomica (mica male!). E restaurare opere d’arte, disegnare tessuti, viaggiare (e si emoziona ancora nel sentire qualche parola straniera).

Un’amica mi ha confidato che voleva fare la principessa, ma nell’attesa di un azzurro consorte avrebbe fatto l’esploratrice, anticipando Indiana Jones.

Si sa che quel tipo di azzurro può cangiare in un verdastro simil ranocchio. E così sull’altra sponda, laddove una bianca nuvola potrebbe scatenare fulmini e saette.

Malgrado il mio pessimismo, ammetto di conoscere unioni che stanno sfidando il mezzo secolo ed alcune che lo hanno perfino superato.

Chissà gliequilibrismi e la buona volontà…

La strada maestra

Comunque, nessuno degli adulti intervistati ha realizzato le proprie aspirazioni infantili, banali o azzardate che fossero. Non è detto che sia stato uno svantaggio.

Nessuno dimentica quanta ansia, e fatica è stata consumata nell’adeguarsi alla vita, così come si presentava, per assecondare ciò che chiedeva, offriva, ordinava. E forse è su quei primi desideri inappagati che poggia l’identità che ha facilitato i presupposti futuri.

Io non avevo aspettative. Mi adattavo alle esigenze del presente con incosciente, maldestra disponibilità. Sicuramente non volevo viaggiare e non mi volevo sposare. Ecco, diciamo che i miei desideri andavano per sottrazione, forse perché ho sempre avuto la sensazione di avanzare in un ‘cardo’, scorrevole talvolta, altre parecchio faticoso, e che il ‘decumano’ fosse lì a riempire uno spazio. Insomma, solo per figura.

Quale arbitrio?

Per questo ed altri fondati motivi rifiuto di credere nel libero arbitrio.

Lo so che questa affermazione è sempre accolta con sospetta ambiguità. Tuttavia, a chi non è capitato di sentirsi indirizzare verso mete che parevano ignote, ma che, a ripensarci, sembravano precostruite, belle e pronte e già in attesa della nostra capitolazione?

Ci sarebbe da chiedersi quanto fosse conveniente la fabula di appiccarci addosso le colpe o le glorie del nostro destino, considerando che ‘Non si muove foglia che Dio non voglia.’

E del resto, se ciascuno fosse libero di sé, sai che trambusto di eventi causerebbero dei sassolini caduti con libero corso dentro i ricorsi umani?

Non siete d’accordo?

Ecco qualche dimostrazione.

Non si sceglie dove, quando e da chi si nasce.

Non si scelgono nome e cognome.

Non si sceglie il colore degli occhi, dei capelli, la corporatura, il temperamento. Così come non si scelgono nei figli, se e quando verranno.

Non si sceglie di chi innamorarsi e non dipende da noi l’esserne corrisposti; neppure che da entrambe le parti ci sia la libertà di amarsi.

Non si sceglie dove e quando ammalarsi. Quando e perché morire.

Devo continuare?

Direte voi: però possiamo scegliere le reazioni a ciò che accade. In parte è vero, anche se i nostri comportamenti dipendono da molti fattori, come l’ambiente sociale, l’educazione familiare, le caratteristiche insite nel temperamento, innate o conseguenti a fattori precedenti.

Su questo argomento si impuntano molte resistenze. La giustificazione più corrente è che senza libertà di scelta saremmo delle marionette, dei robot.

Prendo i miei vantaggi e confermo il disaccordo.

Quasi…

Un umanista vantato nei secoli tentò di equilibrare le posizioni con il suo’Discorso sulla dignità dell’uomo’,

‘… Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassie ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. ….nell’uomo nascente il padre ripose semi d’ogni specie e germi d’ogni vita….’

È nell’orazione di Pico della Mirandola questo passo che dà il visto a parecchie supposizioni sulla morte precoce del suo autore. Quel ‘quasi’ posto in difesa del libero arbitrio e che ne contesta l’assolutismo, è stato molestato ed evirato nelle antiche versioni, secondo l’umana abitudine di eliminare ciò che non conviene. Leggetene qualcuna e vi accorgerete quante volte è stato manomesso.

Se così fosse

Non so che cosa ne pensate voi. Io sento il rimbombo di quel plasmare, scolpire… Questo ambiguo scenario porta a figurare la nostra partecipazione alla vita come se fossimo nati per essere gliartisti di noi stessi nel’universo privato che ospitiamo, e spettatori privilegiati dell’universo che ci ospita. Non è dell’artista raffigurare il mondo e le sue cose per assecondare una visione interiore?

Che sia questo il modo giusto di affrontare il destino? Recitare al meglio la parte che ci è toccata, mettendo alla prova le armi ed i bagagli che ci portiamo appresso: i ‘semi d’ogni specie, i germi d’ogni vita, per sviluppare le nostre tendenze fisiche emotive mentali spirituali…

Se davvero nasciamo germinati da semi ignoti, starebbe a noi suggere le rose fecondate dagli eventi preordinati, per fruttare azioni e reazioni e farne miele da condivisione. Perché sta lì la nostra misura.

Ma guarda!

Siamo alle solite! Volevo parlare delle aspirazioni giovanili, dove portano e come cambiano, e mi ritrovo a spendere logorroichedissertazioni sul libero arbitrio.

Ed ora, come lo ritrovo l’argomento dei desideri perduti?

Vero che sarebbe da chiedersi quale pianta abbia fruttato le nostre prime voglie: un melo? Un fico? O l’albero sapiente che ci ha costretto ad atterrare in questo bellissimo pianeta a spasso nei cieli?

Un dono meraviglioso, troppo perfetto per degli imperfetti come noi. Abbiamo fatto di tutto per guadagnarcelo e forse abbiamo esagerato.

In effetti, era destinato ai poveri di spirito.

Per essere bisogna sognare

Nessuno di noi può esimersi dal sognare, durante il sonno; e forse è salutare farlo anche da svegli.

Millenni abbiamo abitato ed infinite identità ci abitano, in qualche oscuro modo, mai sazi di ciò che siamo, facciamo, abbiamo. Chissà le voglie, i bisogni che abbiamo calpestato per assecondarele pretese di questo mondo e la vita che offre. Come tanti David davanti al titanico Golia, ci siamo inoltrati in territori inesplorati, frugando la vita alla ricerca di noi stessi, ed abbiamo valicato infide paludi, pedaggi da pagare per corrispondere alle convenzioni prestabilite.

Per esserci bisogna partecipare

D’altronde, la vita perderebbe il suo senso se non potessimo sfogare gli impulsi che agitano il sangue, sciogliendo i nodi che ci tormentano nella rassicurante mostra delle emozioni altrui. Non è un caso se molti congegni moderni inducono la misura attraverso la comunicazione.

Che stia nel condividere il gradino più alto dell’evoluzione?

Avevano ragione gli antichi saggi greci e pure il nostro Giordano Bruno: ‘ Niente di nuovo sotto il sole.’

Ecco perché insisto e chiudo riportando il castigo divino che Milton prevedeva per noi, nel suo ‘Paradiso Perduto:

‘Dicono alcuni che ai suoi angeli ordinasse di inclinare di venti gradi e più i poli della terra rispetto all’asse del Sole; essi a fatica spinsero in obliquo il globo che nel centro sta; dicono altri che al Sole fu ingiunto di volgere le redini lungi dalla via dell’equinozio … altrimenti primavera perpetua avrebbe riso con i suoi fiori sulla terra.’ Ma, secondo voi, ‘primavera perpetua’ era intesa come eterna giovinezza?

Orsina

Tratto dal romanzo ‘Vaghe stelle d’Orsina’, per concessione dell’autrice.

Orsina

Tratto dal romanzo ‘Vaghe stelle d’Orsina’, per concessione dell’autrice.

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Salute

VITAMINA D – parte 2

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L’esposizione alla luce solare avvia la formazione di vitamina D 3 

L’esposizione alla luce solare avvia la formazione di vitamina D 3 nella pelle poiché la:

  • radiazione UV B nello spettro solare (290-315 nm,) provoca la
  • fotoconversione del 7-deidrocolesterolo (è uno sterolo che funziona, nel plasma , come precursore del colesterolo)
  • per poi essere convertito in colecalciferolo nella pelle, 
  • a previtamina D3. 

Un’isomerizzazione indotta dal calore converte quindi la previtamina D 3 

  • in vitamina D 3 in un periodo di giorni. ( Isomero – stesso numero di atomi di ciascun elemento, ma disposizioni distinte di atomi nello spazio.)
UVA E UVB

RAGGI ULTRAVIOLETTI:

UVA – UVB

La luce ultravioletta proveniente dal sole è disponibile in due lunghezze d’onda principali – UVA e UVB. È importante capire la differenza tra queste ed i fattori di rischio che ognuna comporta.

Prima ci sono le UVB, onde salutari che aiutano la pelle a produrre vitamina D, poi ci sono le UVA, che sono generalmente considerate poco salubri perché possono penetrare più profondamente la pelle e causare più danni da radicali liberi. Non solo, i raggi UVA sono praticamente costanti durante tutte le ore di luce del giorno, per l’intero anno, diversamente da quelli UVB che sono scarsi al mattino ed alla sera ed abbondanti a mezzogiorno.

Risultato immagini per FREQUENZA LUNGHEZZA onda

Gli ultravioletti vengono classificati in base agli effetti biologici delle diverse lunghezze d’onda.
UV-A (400-315 nm), 
UV-B (315-280 nm),
UV-C (280-100 nm).

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L’intensità di queste radiazioni è espressa con l’indice UV, indice universale della radiazione UV solare, riportata anche nelle previsioni meteorologiche.

L’esposizione occasionale alla luce solare di faccia e mani è insufficiente per la produzione di vitamina D nella maggior parte delle persone.

Per ottimizzarne i livelli occorre esporre al sole larghe porzioni di pelle e non solo per qualche minuto. E contrariamente alla credenza popolare, il momento migliore per essere al sole per la produzione di vitamina D è vicino a mezzogiorno.

Risultato immagini per vitamina d  radiazione ultravioletta

Per utilizzare la luce solare per massimizzare la produzione di vitamina D e minimizzare il rischio di danno alla pelle il periodo migliore e più sicuro è la parte centrale della giornata (approssimativamente tra le 10 e le 12). Durante questo periodo di intensa emanazione UVB necessiterà solo una breve esposizione per produrre la maggior parte della vitamina D.

Per quanto riguarda i tempi di esposizione, è sufficiente che il colore della pelle viri verso una leggera sfumatura di rosa. Può trattarsi di soli pochi minuti per le persone con la pelle molto chiara.

Una volta che avete raggiunto questo punto il corpo non produce più vitamina D ed ogni altra esposizione al sole sarà dannosa per la pelle.

La maggior parte delle persone con la pelle chiara ed i capelli biondi massimizza la produzione di vitamina D in 10-20 minuti. Qualcuno necessita di minor tempo, altri di un tempo maggiore.

Più è scura la pelle, maggiore deve essere il tempo di esposizione per ottimizzare la produzione di vitamina D.

La latitudine e la stagione

La latitudine e la stagione influenzano sia la quantità che la qualità della radiazione solare che raggiunge la superficie terrestre, specialmente nella regione UVB dello spettro. 

È stato sviluppato un modello per valutare l’effetto dei cambiamenti stagionali e latitudinali sul potenziale della luce solare per avviare la produzione cutanea di vitamina D 3 . Pelle umana o [3 α –3 H] Il 7-deidrocolesterolo esposto alla luce solare nei giorni senza nuvole a Boston (42,2 ° N) da novembre a febbraio non ha prodotto previtamina D 3 . 

A Edmonton (52 ° N) nel periodo invernale ottobre a marzo, non ha prodotto previtamina D 3 . 

Più a sud (34 ° N e 18 ° N), la luce solare ha fotoconvertito efficacemente il 7-deidrocolesterolo in previtamina D 3 in pieno inverno. 

SOPRA I 35° DI LATITUDINE

E’ importante ricordare che se vivete al di sopra dei 35 gradi di latitudine, (Lampedusa – Malta sono a 35°) non è possibile produrre vitamina D attraverso l’esposizione al sole da novembre fino a marzo a prescindere dalla durata dell’esposizione.

INTEGRAZIONE DI VIT. D

Questi risultati quantificano la drammatica influenza dei cambiamenti nella radiazione solare UVB sulla sintesi cutanea di vitamina D 3 e indicano che con l’aumento della latitudine e la durata dell inverno avviene una CARENZA di vitamina D, durante il quale può essere consigliabile un’integrazione alimentare della vitamina.

Altri fattori influenzano la radiazione

  •  I vestiti neri escludono il 100% di UV ‐
  • Il vetro e la plastica escludono anche il 100% di UV ‐ B  
  • L’uso del fattore di protezione solare 8 esclude il 95%. 

In studi condotti a Boston (42 ° N) Holick e collaboratori hanno dimostrato l’importanza della latitudine, della stagione e dell’ora del giorno di esposizione alla luce solare. La massima produzione di vitamina D 3è stata osservata intorno a mezzogiorno in luglio, con una produzione in calo in primavera e in autunno e nessuna produzione tra il 1 ° novembre e il 15 marzo. Nei paesi intorno all’equatore, la produzione è costante durante tutto l’anno.

TROVA LA LATITUDINE

Per determinare la latitudine in cui vi trovate, potete usare un GPS.Google Earth ha una funzione che mostra la latitudine.

Tratto da https://www.nonsolobenessere.it/raggi-ultravioletti-significato-cosa-sono-e-quali-danni-possono-causare.html